USA e Giappone: risponderemo all’aggressività della Cina

Pubblicato il 16 marzo 2021 alle 16:26 in Cina Giappone USA e Canada

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Gli Stati Uniti e il Giappone hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in seguito all’incontro tra i rispettivi ministri degli Esteri e della Difesa, il 16 marzo, mettendo in guardia la Cina rispetto all’adozione di atteggiamenti coercitivi e aggressivi. Nella stessa giornata, Pechino ha affermato che l’incontro tra Giappone e USA non debba servire a contrastare terze parti o a danneggiare gli interessi altrui.

Nella dichiarazione, Tokyo e Washington hanno affermato di aver riscontrato che il comportamento della Cina, laddove esso non rispetti l’ordine internazionale vigente, rappresenti “sfide tecnologiche, militari, economiche e politiche” per i rispettivi Paesi. Gli USA e il Giappone hanno quindi confermato il proprio impegno a contrastare atteggiamenti coercitivi e destabilizzanti di Pechino nei confronti di altri nella regione.

Separatamente, il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha affermato che la Cina, con il suo atteggiamento “coercitivo e aggressivo”, sta intaccando l’autonomia di Hong Kong, mettendo a repentaglio la democrazia di Taiwan, violando i diritti umani nello Xinjiang e in Tibet e affermando rivendicazioni marittime nel Mar Cinese Meridionale che violano la legge internazionale. Blinken ha quindi ribadito che Tokyo e Washington sostengono la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico e ha affermato che i due Paesi adotteranno misure di contrasto, se necessario, nel caso in cui la Cina dovesse cercare di farsi strada usando metodi aggressivi e coercitivi.

Il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi, ha poi confermato le parole della controparte statunitense, citando anche preoccupazioni per la nuova legge cinese per la Guardia costiera , approvata da Pechino il 22 gennaio ed entrata in vigore dal primo febbraio scorso.  Quest’ultima autorizza il corpo marittimo ad aprire il fuoco contro imbarcazioni straniere e a distruggere strutture erette da altri Paesi su isole rivendicate da Pechino. La Cina e il Giappone hanno una disputa territoriale aperta riguardante le isole chiamate dai giapponesi Senkaku e dai cinesi Diaoyu nel Mar Cinese Orientale. Tali territori sono al momento amministrati dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. Il 16 marzo, Washington ha confermato che difenderà il Giappone nel Mar Cinese Orientale.

Al contempo, il segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, e il suo omologo giapponese, Nobuo Kishi, hanno confermato che i rispettivi eserciti continueranno a condurre esercitazioni militari congiunte. La conversazione tra i due è stata incentrata sulla Cina e sulla Corea del Nord e le parti hanno anche raggiunto un’intesa di vedute sull’importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan.

Prima delle dichiarazioni del Giappone e degli Stati Uniti, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, aveva dichiarato che la cooperazione e gli scambi tra USA e Giappone avrebbero dovuto contribuire alla promozione della fiducia e della comprensione reciproca tra le parti interessate, nonché  all’unità tra i Paesi della regione, così come alla pace e alla stabilità nella regione dell’Indo-Pacifico. Zhao ha quindi affermato che l’incontro non avrebbe dovuto essere indirizzato a contrastare terze parti o a danneggiare gli interessi altrui.

Al momento, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, e il segretario alla Difesa, Lloyd Austin sono impegnati in un tour asiatico in Giappone e in Corea del Sud, iniziato il 15 marzo. La visita in Gippone dei due funzionari di Washington potrebbe ulteriormente complicare il quadro delle tensioni sino-statunitensi, soprattutto in vista di un incontro bilaterale tra i rispettivi governi previsto per i prossimi 18 e 19 marzo ad Anchorage, in Alaska.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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