Il Sudan accusa l’Etiopia di armare i gruppi ribelli sul suo territorio

Pubblicato il 16 marzo 2021 alle 18:45 in Etiopia Sudan

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Continuano ad aumentare le tensioni tra Sudan ed Etiopia, con quest’ultima che viene accusata da Khartoum di armare gruppi ribelli presenti sul suo territorio. Addis Abeba, dal canto suo, nega apertamente le affermazioni sudanesi. I due Paesi sono già da tempo in disaccordo su una serie di altre questioni, tra cui la disputa sulla grande diga africana, la cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), e la controversia territoriale sulla pianura di al-Fashaga,un territorio che il Sudan considera sotto la propria giurisdizione ma dove gli agricoltori della regione etiope di Amhara rivendicano i propri diritti. 

In un rapporto della scorsa settimana, pubblicato dall’agenzia di stampa ufficiale sudanese SUNA, Khartoum ha accusato Addis Abeba di armare i ribelli nelle sue regioni meridionali, denunciando la possibilità che l’Etiopia stia cercando di fomentare una guerra per procura. Fonti anonime hanno riferito che il governo etiope starebbe fornendo “supporto logistico” alle milizie guidate da Joseph Tuka e attive nello Stato meridionale del Nilo Azzurro. Secondo l’agenzia di stampa, Addis Abeba avrebbe fornito armi e altre attrezzature militari ai ribelli verso fine febbraio, apparentemente per fare da cuscinetto contro il dispiegamento dell’esercito sudanese vicino al confine conteso di al-Fashaga. Le fonti intervistate da SUNA hanno infine affermato che il governo etiope “mira a utilizzare Tuka per occupare la città di Kurmuk con il supporto dell’artiglieria etiope e con l’obiettivo di disperdere gli sforzi dell’esercito di Khartoum sul fronte orientale”. Il Sudan non ha fornito prove per dimostrare la sua tesi e l’Etiopia nega qualsiasi interferenza nei territori sudanesi. 

Lo Stato del Nilo Azzurro si trova nel Sud del Paese, al confine con l’Etiopia e il Sud Sudan. La regione è vicina all’area di scontro tra forze sudanesi e milizie etiopi dello Stato di Amhara. Le tensioni si sono acuite dopo lo scoppio del conflitto nello Stato settentrionale del Tigray, in Etiopia, il 4 novembre, quando le forze del governo locale sono insorte contro quelle del governo federale, guidato dal primo ministro Abiy Ahmed. Dopo che le truppe etiopi hanno lasciato la regione di confine per combattere nel Tigray, sia le forze sudanesi che le milizie di etnia Amhara si sono mobilitate ad Al-Fashqa riprendendo i combattimenti che erano rimasti in sospeso da diversi mesi. Lo Stato di Amhara rivendica parti della regione che Khartoum ritiene si trovino all’interno dei propri confini in virtù di trattati di epoca coloniale risalenti al 1902. Il Sudan ha storicamente consentito agli agricoltori dell’Amhara di vivere e lavorare nella zona in cambio del pagamento di tasse al governo di Khartoum.

Secondo il governo etiope, l’esercito sudanese aveva iniziato a condurre attacchi lungo il confine dal 9 novembre scorso, durante la tradizionale stagione del raccolto per gli agricoltori dello Stato di Amhara che si contendono la terra con i pastori nomadi sudanesi. In base alle dichiarazioni di Addis Abeba, diversi civili sarebbero stati uccisi o feriti, i prodotti agricoli degli etiopi sarebbero stati distrutti e le loro proprietà sarebbero state vandalizzate. Al contempo, il Sudan aveva invece denunciato l’uccisione di 4 soldati e il ferimento di altre 20 persone in quello che era stato definito “un agguato” delle forze etiopi e delle loro milizie “all’interno dei confini sudanesi”. Dopo gli scontri nel Tigray, il Sudan ha dispiegato i suoi militari nell’area, ma Addis Abeba ha accusato Khartoum di aver approfittato del momento per interferire nell’area ai danni del governo etiope. Da allora, l’Etiopia ha chiesto alle truppe sudanesi di ritirarsi prima di iniziare qualsiasi negoziato. Un primo colloquio c’era stato il 22 dicembre, quando i due Paesi avevano cominciato a discutere della questione relativa alla demarcazione del proprio confine condiviso. L’incontro, tuttavia, non aveva prodotto alcun risultato significativo. 

Il Nilo Azzurro è stato dal 2011 testimone dei combattimenti tra il governo e i ribelli. Le forze di Tuka avevano inizialmente combattuto a fianco del Movimento di Liberazione del Popolo sudanese (SPLM) prima di scegliere di rimanere nel territorio del Sudan dopo l’indipendenza del Sud Sudan. Il 3 ottobre 2020, il governo sudanese ha concluso un accordo di pace con una serie di gruppi armati del Paese con l’obiettivo di porre fine alle ostilità. L’intesa, denominata “Accordi di Juba”, ha incluso cinque questioni chiave, compresa le garanzie di fornitura di servizi da parte del governo centrale e la condivisione del potere con esponenti delle milizie. Alla firma dell’accordo, tuttavia, non hanno partecipato alcuni movimenti ribelli, incluse le forze di Tuka.

Etiopia e Sudan condividono un confine di circa 1.600 chilometri. Nel 1902, fu stipulato tra la Gran Bretagna, l’allora potenza coloniale del Sudan, e l’Etiopia, un accordo per tracciare la frontiera ma nel documento mancava l’individuazione di chiare linee di demarcazione. Gli ultimi colloqui sul confine tra Sudan ed Etiopia si sono tenuti, il 29 maggio 2020, ad Addis Abeba. In precedenza, tra il 2002 e il 2006, si sono svolte regolari riunioni tra i due Paesi per affrontare la questione della demarcazione delle frontiere.

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Chiara Gentili

di Redazione