Libia: al-Sarraj si prepara al passaggio di consegne

Pubblicato il 16 marzo 2021 alle 11:29 in Africa Libia

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Il premier del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, si prepara a cedere i poteri al primo ministro del nuovo governo unitario, Abdul Hamid Dbeiba. Nel frattempo, quest’ultimo ha tenuto un incontro con il Comitato militare congiunto 5+5, in cui è stata rivolta l’attenzione a una delle sfide principali delle nuove autorità libiche, l’allontanamento di forze e mercenari stranieri.

Stando a quanto riportato da al-Arabiya, si prevede che nella giornata di martedì 16 marzo, il premier tripolino, dopo circa sei anni dall’inizio del suo mandato, lascerà il posto a Dbeiba, il primo ministro ad interim chiamato a guidare il Paese Nord africano fino alle elezioni del 24 dicembre 2021. Il GNA di al-Sarraj ha rappresentato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia. Questo era nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017. Successivamente al cessate il fuoco del 23 ottobre 2021 e agli sviluppi politici del Paese, al-Sarraj ha espresso il proprio sostegno alle nuove autorità esecutive e si è detto disposto a garantire una “transizione graduale” del potere. Tuttavia, come riporta al-Arabiya, la sua squadra è tuttora oggetto di accuse di corruzione e spreco di denaro pubblico, rivolte a seguito della pubblicazione del rapporto del Libyan Audit Bureau, relativo alle spese del governo del 2019. Si pensa che al-Sarraj e il ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha, abbiano anch’essi appoggiato e contribuito a tali azioni illecite. Al momento, però, non sono stati rivelati ulteriori dettagli e sono state richieste indagini, oltre che azioni legali contro i responsabili di quelle operazioni che, a detta di alcuni, hanno violato l’accordo politico e la Costituzione libica.

In uno scenario caratterizzato da sfide di diversa natura, Dbeiba è pronto ad insediarsi dopo che, il 15 marzo, ha prestato giuramento presso la sede temporanea del Parlamento libico, a Tobruk, insieme agli altri 26 ministri della squadra governativa da lui delineata. Oltre a razionalizzare la spesa pubblica, contrastare il fenomeno della corruzione, fermare il movimento dei fondi di investimento e dei conti delle società pubbliche, il premier ha evidenziato la necessità di allontanare le forze e i mercenari stranieri dalla Libia, così come stabilito dall’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020 a Ginevra, in occasione di una sessione del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo istituito a seguito della cosiddetta conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio 2020, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto e la crisi in Libia, ed è formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli.

Anche il 15 marzo, nel corso di un incontro, svoltosi a Sirte, tra Dbeiba il Comitato militare 5+5, è stata messa in luce la questione della perdurante presenza di forze straniere in Libia. Al meeting era presente anche il capo del Consiglio presidenziale, Mohammed al-Menfi. Il primo ministro, da parte sua, ha espresso il sostegno del governo al Comitato, impegnato nel processo di unificazione delle forze armate libiche e nella riapertura della strada costiera che collega Sirte e Misurata, la quale è tuttora sottoposta alle operazioni di sminamento necessarie a garantire la sicurezza della popolazione locale. A tal proposito, Dbeiba ha discusso con i suoi interlocutori del processo di riapertura e delle operazioni che si intende svolgere una volta che questo sarà completato.

Secondo le informazioni rivelate dalle Nazioni Unite, sono circa 20.000 i combattenti stranieri tuttora stanziati in diverse località libiche e soprattutto nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya. A tal proposito, il 2 marzo scorso, l’avanguardia di una squadra di osservatori internazionali, composta da circa dieci persone, è giunta a Tripoli, al fine di preparare il terreno per coloro che saranno poi chiamati a monitorare il rispetto del cessate il fuoco e a verificare l’allontanamento delle forze e mercenari stranieri. Era stato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a evidenziare, il 4 gennaio scorso, la necessità di istituire una squadra di osservatori internazionali che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, dovrà garantire il rispetto del cessate il fuoco da una base che dovrà essere stabilita nella città strategica di Sirte.

Tali sviluppi giungono dopo anni di tensioni. La Libia è stata testimone di una perdurante crisi dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dal premier al-Sarraj e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del GNA e dell’LNA si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Ciò ha dato nuovo slancio ad una mobilitazione politica che ha visto attori libici riunirsi in diverse sessioni di dialogo, volte a delineare il cammino verso la transizione democratica auspicata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione