La Libia pronta a espellere i mercenari stranieri

Pubblicato il 16 marzo 2021 alle 17:09 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Comitato militare congiunto 5 + 5, composto da membri affiliati sia alle forze di Tripoli sia all’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha convenuto sulla necessità di espellere le forze e i mercenari stranieri tuttora stanziati nel Paese. Nel frattempo, Fayez al-Sarraj ha ufficialmente ceduto il posto di primo ministro e capo del Consiglio presidenziale alle nuove autorità esecutive temporanee.

Entrambe le notizie sono giunte martedì 16 marzo, a un giorno dal giuramento del nuovo governo unitario, che guiderà la Libia fino alle elezioni del 24 dicembre 2021. Nonostante i risultati registrati negli ultimi mesi a livello politico, l’espulsione delle forze straniere dal Paese Nord-africano resta ancora un nodo da sciogliere, nonché un “fardello” per le nuove autorità esecutive. In tale quadro si colloca il meeting, durato tre giorni, del Comitato militare congiunto 5+5, composto da rappresentati e alti ufficiali delle forze armate affiliate alle due parti belligeranti. Al termine dei colloqui, il 16 marzo, è stato stabilito di identificare, enumerare e limitare il numero dei combattenti stranieri stanziati in Libia, oltre a determinare la loro nazionalità e l’ubicazione all’interno del Paese, al fine ultimo di facilitare il loro completo allontanamento.

La mossa è stata vista come un segnale del progressivo avvicinamento delle due parti che per anni si sono affrontate sui fronti di combattimento, oltre che della loro determinazione a porre fine alle forme di ingerenza straniera e di proseguire verso il raggiungimento della pace. A tal proposito, si prevede che, dopo aver trovato un accordo sull’allontanamento delle truppe affiliate ad attori terzi, si raggiungerà altresì un’intesa militare più ampia, che si concluderà, presumibilmente, con l’unificazione delle istituzioni dell’Est e dell’Ovest libico. Tuttavia, l’LNA ha affermato che la deportazione dei mercenari è una decisione che spetta non solo al Comitato militare o allo Stato libico, ma in cui svolgono un ruolo rilevante anche le Nazioni Unite, la comunità internazionale e i Paesi terzi che hanno inviato tali combattenti.

Gli altri punti discussi nel corso dell’incontro riguardano la riapertura della strada che collega Sirte e Misurata, chiusa dal mese di aprile 2019, e la formazione di un comitato volto a garantirne la sicurezza, una volta che le operazioni di sminamento verranno completate. Stando a quanto riferito dal Comitato, la strada dovrebbe essere riaperta entro due settimane. Inoltre, è stato trovato un accordo per allontanare le forze libiche, di entrambe le parti belligeranti, dalle zone di Sirte e al-Jufra, dove, prima del 21 agosto 2020, era attesa una “battaglia imminente”. Infine, i membri del Comitato hanno stabilito di continuare con lo scambio di prigionieri e hanno delineato i meccanismi di lavoro degli osservatori internazionali chiamati a monitorare l’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020.

I risultati dell’incontro del Comitato militare sono stati annunciati in un momento in cui l’ex premier di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha ceduto i poteri alle nuove autorità ad interim, il primo ministro Abdul Hamid Dbeiba, e il capo del Consiglio presidenziale, Mohamed al-Menfi. Ciò è avvenuto durante una cerimonia svoltasi presso la sede del governo di Tripoli, durante la quale al-Sarraj ha esortato i due interlocutori ad impegnarsi per rispondere alla volontà di cambiamento del popolo libico, con la speranza che i due organismi aprano la porta a pace e stabilità, raggiungendo una piena riconciliazione nazionale in cui i cittadini possano esprimersi recandosi alle urne e non per mezzo di armi.

A detta dell’ex premier tripolino, il consenso raggiunto negli ultimi mesi è il risultato delle divergenze del Paese, della guerra che ne è conseguita, del cessate il fuoco annunciato ad agosto 2020, ma anche dei cambiamenti politici, sociali ed economici e della partecipazione attiva agli incontri del Comitato militare 5+5. Per al-Sarraj, il percorso dalla dittatura alla democrazia è complesso, ma gran parte delle prime fasi è stata già completata.  Da parte loro, sia Dbeiba sia al-Menfi hanno ribadito la propria disponibilità a lavorare per unificare le istituzioni statali, organizzare le elezioni, attuare le riforme necessarie e istituire uno “Stato civile”. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione