Afghanistan: attacco letale contro la diga di Pashdan

Pubblicato il 16 marzo 2021 alle 16:50 in Afghanistan Asia

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Tre membri delle forze di sicurezza che sorvegliavano la diga di Pashdan, nella provincia di Herat, sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati, la mattina del 16 marzo. Cosa sappiamo dell’attacco e delle dispute sull’acqua nella regione. 

Il portavoce della National Water Affairs Regulation Authority, Nizamuddin Khpulwak, ha riferito che l’assalto è avvenuto intorno alle 3 del mattino e ha aggiunto che altri 4 membri delle forze di sicurezza sono rimasti feriti. Il direttore della società che costruisce la diga, Mohammad Arif Achakzai, e le autorità locali hanno accusato i talebani di essere responsabili dell’attacco. Da parte sua, Achakzai ha sottolineato che l’avamposto colpito è molto distante dal muro di cinta della diga. Il portavoce del governatore della provincia di Herat, Jailani Farhad, ha poi dichiarato che le forze di sicurezza sono riuscite ad uccidere gli aggressori, dopo averli inseguiti in un villaggio nel distretto di Pashtun Zarghon, nella stessa provincia di Herat. Farhad ha specificato che si trattava di 5 talebani. Da parte loro, i militanti islamisti afghani non hanno commentato l’accaduto.

La diga di Pashdan si trova nei pressi della città di Karokh, situata 25 chilometri a Nord-Ovest del capoluogo dell’omonima provincia di Herat. La conclusione del progetto idrico è prevista entro la fine del 2021. Quando sarà completata, la diga dovrebbe avere una capacità di 45 milioni di metri cubi d’acqua, dovrebbe generare 2 megawatt di potenza e irrigare 13.000 ettari di terreno. Secondo i funzionali locali, il progetto ha un valore complessivo di 117 milioni di dollari. Per quanto riguarda la sicurezza del cantiere, il più recente assalto risale al 14 febbraio di quest’anno, appena un mese fa, quando 11 persone che lavoravano alla diga sono stati rapiti da un gruppo armato. Secondo la stampa afghana, solo 4 sono stati rilasciati, mentre altri 7 sono rimasti nelle mani degli aggressori. Anche in questo caso, i talebani sono stati accusati di essere responsabili dell’assalto. Da parte sua, il governatore della provincia, Waheed Qatali, si era limitato a confermare il rapimento, senza fornire ulteriori dettagli. 

Ad aprile del 2020, il quotidiano afghano Salaam Times, sponsorizzato dall’esercito degli Stati Uniti, aveva riportato le parole del direttore della società che costruisce la diga, approfondendo il tema del presunto supporto dell’Iran ai militanti attivi nella regione, tra cui anche i talebani. Secondo l’articolo, Teheran si è a lungo impegnata per fermare il lavoro dei circa 1.000 dipendenti ed ingegneri impegnati nel progetto, anche tramite la sponsorizzazione di gruppi armati. “La diga di Pashdan migliorerà l’economia, anche tramite un aumento del turismo, ma il nemico sta cercando di impedire la costruzione della diga”, aveva dichiarato Achakzai. “È difficile posare una sola pietra in Afghanistan per la ricostruzione, per non parlare dell’attuazione di progetti idrici nazionali”, aveva aggiunto. In tale contesto, anche i funzionari afghani hanno accusato il regime iraniano di sostenere i talebani per impedire la costruzione di dighe nella regione occidentale dell’Afghanistan.

Le controversie pluridecennali sull’acqua tra Iran e Afghanistan risalgono al 1870, quando Kabul era sotto il controllo britannico. Nello specifico, i due Paesi confinanti si sono scontrati sulla gestione del fiume Helmand, il corso d’acqua più lungo dell’Afghanistan, che costituisce il 40% delle acque superficiali del Paese. Questo si alimenta anche nel lago iraniano Hamun della provincia del Sistan e Baluchistan. In tale contesto, è importante sottolineare che la costruzione di dighe nella regione occidentale dell’Afghanistan, al confine con l’Iran, rischia di limitare l’afflusso idrico verso il Paese confinante, dando un potere contrattuale a Kabul sulle risorse idriche.

A tale proposito, l’attacco contro la diga di Herat arriva un mese dopo il successo di un test effettuato presso un’altra diga, il 3 febbraio, nella provincia afghana Sud-occidentale di Nimroz, sempre al confine con l’Iran. Il progetto era in costruzione da oltre sessant’anni. La diga di Kamal Khan dovrebbe irrigare quasi 175.000 ettari di terreni oltre a generare fino a 9 megawatt di elettricità. Inoltre, la struttura ha la capacità di immagazzinare oltre 50 milioni di metri cubi d’acqua. La fase finale della costruzione era stata affidata ad una società afghano-turca per un costo stimato di 78 milioni di dollari. Situata proprio sul fiume Helmand, nel distretto di Chahar Burjak della provincia di Nimroz, la diga di Kamal Khan era stata progettata negli anni ’60. Tuttavia, la guerra in Afghanistan ha ostacolato il completamento del progetto fino a quando il presidente Ashraf Ghani non aveva annunciato la ripresa dei lavori, nel 2017.

Tuttavia, il giorno precedente al test della diga di Kamal Khan, il 2 febbraio, l’agenzia di stampa iraniana IRNA aveva annunciato la notizia della firma di un accordo riguardante i diritti sull’utilizzo dell’acqua del fiume Helmand. L’intesa era arrivata dopo che, nella città orientale di Zabol, che si trova al confine tra i due Paesi, si erano tenuti incontri tra i funzionari del Ministero dell’Energia e del Ministero degli Affari Esteri iraniani e le loro controparti afghane. Le parti avevano concordato di impegnarsi in una nuova analisi dello stato del bacino idrografico di Helmand e nella concessione dei diritti sull’acqua sulla base degli accordi firmati tra i due Paesi nel 1973. Il Ministero dell’Energia iraniano aveva dichiarato che l’analisi si sarebbe concentrata principalmente sulla topografia del fiume in modo che l’Iran potesse iniziare la costruzione di un bacino idrico. 

Infine, questi sviluppi si inseriscono in un quadro che vede un possibile avvicinamento dei talebani a Teheran. Il mullah Abdul Ghani Baradar, vice leader dei talebani, si era recato in Iran con una delegazione, per discutere del processo di pace afghano, il 26 gennaio. Riguardo a tale visita, un ex comandante talebano, Sayed Akbar Agha, aveva affermato: “Il viaggio di oggi in Iran significa che il ruolo di Teheran in Afghanistan è stato un ruolo positivo, non negativo”. Lo stesso 26 gennaio, l’ambasciatore iraniano in Afghanistan, Bahadur Aminian, aveva dichiarato che l’Iran supporta l’inclusione dei talebani in un nuovo Governo afghano e aveva chiesto che il processo di pace non venga monopolizzato da “alcuni Paesi”, in un presumibile riferimento agli Stati Uniti. A tale proposito, alcuni analisti internazionali hanno ipotizzato che l’avvicinamento dei talebani a Teheran possa essere una mossa tattica, finalizzata ad ottenere appoggio internazionale in caso di collasso del Governo afghano e presa del potere da parte dei militanti. Un piano del genere, in ogni caso, potrebbe risultare attuabile solo a seguito di un eventuale ritiro delle truppe statunitensi dal Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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