Uganda: leader dell’opposizione arrestato durante una protesta

Pubblicato il 15 marzo 2021 alle 18:00 in Africa Uganda

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Il 15 marzo, il leader dell’opposizione ugandese, Bobi Wine, è stato arrestato per breve tempo mentre partecipava a una protesta nella capitale, Kampala, contro la detenzione, tortura e omicidio dei suoi sostenitori durante la campagna elettorale iniziata a novembre 2020.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, Bobi Wine, insieme ad altri, è stato arrestato mentre guidava parlamentari e altri leader in una protesta pacifica contro il rapimento, la tortura e l’omicidio dei suoi sostenitori. Bobi Wine, 39 anni, la scorsa settimana ha invitato gli ugandesi a “insorgere pacificamente e disarmati” contro il presidente Yoweri Museveni, che ha vinto un sesto mandato in seguito alle contestate elezioni di gennaio.

Circa 15 membri del parlamento e attivisti del partito politico National Unity Platform (NUP) di Bobi Wine hanno preso parte alla breve protesta del 15 marzo che è stata rapidamente fermata da agenti di polizia e soldati. Gli astanti hanno applaudito a sostegno del piccolo gruppo di manifestanti, ma non si sono uniti alla manifestazione stessa. Tramite un post su Twitter, Bobi Wine, il cui vero nome è Robert Kyagulanyi, ha ringraziato coloro che hanno preso parte alla protesta di Kampala e ha confermato che tutti i partecipanti sono stati rilasciati.

Durante la breve proteste, Bobi Wine ha chiesto il rilascio di centinaia di suoi sostenitori che, secondo lui, sono stati rapiti dalle forze di sicurezza dall’inizio della campagna elettorale, iniziata nel novembre 2020. L’11 marzo, Human Rights Watch (HRW), un’organizzazione che tutela i diritti umani, ha chiesto la fine di quelli che ha definito “rapimenti in corso da parte di sospetti agenti statali e la cessazione della detenzione illegale senza processo dei sostenitori dell’opposizione”. Al Jazeera English informa che Museveni e i suoi ministri hanno ammesso che centinaia di ugandesi sono in detenzione militare, ma dicono che affronteranno un tribunale militare o saranno rilasciati.

Yoweri Museveni è un ribelle diventato politico ed è al potere dal 1986. Giorni prima dello scrutinio del voto di gennaio, Museveni ha ordinato il blocco totale di internet nel Paese e ha fatto riempire le strade di Kampala con carri armati, al fine di mostrare il potere del suo regime. Quest’anno, Museveni ha sfidato Bobi Wine, un avversario politico molto giovane e dinamico. Quest’ultimo gode del sostegno di milioni di giovani, desiderosi di cambiamento nel contesto politico. La candidatura di Bobi Wine aveva come obiettivo quello di cercare di ostacolare il sesto mandato del presidente Museveni, il quale è stato accusato in passato di detenere il potere tramite elezioni truccate e repressione politica.

Il giorno delle elezioni, il 14 gennaio, le forze di sicurezza hanno arrestato più di 30 osservatori elettorali e, di conseguenza, la nazione non ha avuto la possibilità di ricevere informazioni imparziali e affidabili sul conteggio dei voti. Insieme a un’eccessiva presenza militare nelle strade e nei seggi elettorali, la maggior parte degli ugandesi ha perso ogni residua speranza di avere delle elezioni libere e democratiche. Quando le autorità di Kampala hanno iniziato ad annunciare i primi risultati, senza offrire alcuna spiegazione su come li avessero raccolti, Bobi Wine ha dichiarato che il processo elettorale era stato “truccato” e ha annunciato di voler contestare legalmente i risultati.

A seguito di queste dichiarazioni, alcune forze fedeli a Museveni hanno fatto irruzione nell’abitazione di Bobi Wine, arrestando lui, la moglie e il figlio. Inoltre, secondo Al Jazeera English, anche centinaia di sostenitori del leader dell’opposizione sono stati detenuti illegalmente in tutto il Paese. Nonostante le crescenti preoccupazioni sulla legittimità delle elezioni da parte del popolo ugandese, la Commissione Elettorale dell’Uganda ha annunciato in una conferenza stampa televisiva la vittoria di Museveni, il 14 gennaio.

Il Governo di Yoweri Museveni, al potere dal 1986, ha portato relativa stabilità e crescita economica in Uganda. Nel tempo, il presidente è stato regolarmente accusato di brogli elettorali. Grazie ad una modifica costituzionale, a Museveni  è stato legittimato il terzo mandato, ottenuto con la vittoria delle elezioni del 2006, per poi essere rieletto come presidente per la quarta volta nel 2011. Nel dicembre 2017, il parlamento ha approvato la rimozione dei limiti di età per i presidenti, rendendo possibile la quinta candidatura per Museveni. L’elezione del 14 gennaio ha confermato il suo sesto incarico presidenziale.

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Julie Dickman 

di Redazione

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