Nuovi dati sul commercio mondiale di armi

Pubblicato il 15 marzo 2021 alle 19:26 in Asia Europa USA e Canada

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Il commercio globale di armi ha smesso di crescere. Per la prima volta dal 2005, negli ultimi cinque anni sono state acquistate meno armi rispetto ai cinque anni precedenti, con un calo dello 0,5%. Inoltre, nel periodo 2016-2020, tra import ed export, i movimenti sono rimasti stabili rispetto al 2011-2015, in sostanziale parità per la prima volta dal 2001. L’aumento delle esportazioni di Stati Uniti, Francia e Germania è stato compensato da una riduzione delle vendite russe e cinesi. Crescono invece gli acquisti in Medio Oriente, Nord Africa, Giappone e Corea del Sud. Questo secondo i dati pubblicati, lunedì 15 marzo, dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), un istituto internazionale indipendente che si occupa di conflitti, armi, controllo degli armamenti e disarmo.

Alexandra Kuimova, coautrice del rapporto annuale di Sipri sul commercio mondiale di armi, ha spiegato che “la pandemia ha avuto sicuramente il suo impatto, sia nella distribuzione che nella firma di nuovi accordi militari”. Tuttavia, come sottolineato dall’esperta, ci sono anche altre cause, precedenti al coronavirus, che hanno influenzato la leggera flessione a livello globale. Kuimova ha citato, ad esempio, l’avvio di vari programmi di produzione nazionale oppure i cambiamenti radicali nel rapporto tra alcuni partner tradizionali, come Ankara e Washington.

L’istituto di ricerca svedese stima che il valore annuale del commercio mondiale di armi abbia superato i 75 miliardi di euro negli ultimi anni. Gli Stati Uniti hanno incrementato le vendite del 15% e rafforzato la propria posizione egemonica. Quasi il 40% delle armi importate negli ultimi cinque anni analizzati (2016-2020) è stato prodotto negli USA. Le esportazioni di Washington sono già quasi il doppio di quelle di Mosca, dopo pochi anni. All’inizio dell’ultimo decennio erano praticamente sull’orlo della parità. Tra i 96 buyer statunitensi, spiccano Israele e Qatar. Primo compratore resta l’Arabia Saudita, che assorbe il 24% dell’export americano. Seguono Australia (9,4%) e Corea del Sud (6,7%).

Il secondo esportatore a livello mondiale è la Russia, nonostante la contrazione registrata da diversi anni. L’export russo è stato colpito soprattutto dal calo della domanda dall’India. Il governo di Narendra Modi ha ridotto di oltre la metà i suoi acquisti di attrezzature militari russe, nel tentativo di stimolare lo sviluppo dell’industria nazionale. Alcuni accordi raggiunti da Mosca con Cina, Algeria ed Egitto hanno attutito il colpo provocato dal crollo della domanda indiana. Tuttavia, i ritardi nei piani di produzione di Nuova Delhi e le tensioni con Cina e Pakistan portano gli analisti ad aspettarsi che gli acquisti di armi russe da parte dell’India riprendano presto.

Dopo decenni di crescita esponenziale e un recente rallentamento, è calato anche l’export cinese, che, dal 2016 al 2020, ha coperto il 5,2% delle vendite globali, rispetto al 5,6 del quinquennio precedente. Le difficoltà di accesso al mercato delle monarchie del Golfo hanno inciso sui piani di Pechino. Inoltre, il principale acquirente cinese, il Pakistan, ha ridotto significativamente le sue importazioni negli ultimi tempi. Questo nonostante, di recente, Islamabad abbia approvato uno dei suoi maggiori acquisti di armi cinesi, che dovrebbe essere interamente completato entro il 2028.

La Francia, dal canto suo, ha notevolmente aumentato le esportazioni, che sono cresciute del 44% rispetto al quinquennio precedente, raggiungendo una quota dell’8,2% su scala globale. Pieter Wezeman, ricercatore del Sipri, ha sottolineato che l’incremento è stato determinato dal successo, “dopo due decenni di tentativi”, nella vendita di caccia Rafale. Nonostante le esportazioni di armi francesi abbiano raggiunto quasi 70 Paesi, India, Egitto e Qatar hanno ricevuto almeno il 59% di queste.

L’export dalla Germania ha rappresentato il 5,5% del totale, similmente a quello cinese, dopo essere cresciuto di oltre il 20% grazie soprattutto alla vendita di sottomarini. A differenza di Parigi, Berlino ha vietato la vendita di armi all’Arabia Saudita, nel 2018. La Corea del Sud ha acquisito un quarto delle armi di fabbricazione tedesca.

I primi cinque esportatori mondiali di armi nel periodo 2016-2020, ovvero Stati Uniti, Russia, Francia, Germania e Cina, hanno rappresentato più di tre quarti delle vendite totali. I casi di Parigi e Berlino sono stati in controtendenza rispetto a quelli degli altri principali produttori di armi dell’Europa occidentale. Le vendite del Regno Unito sono diminuite del 27%, quelle dell’Italia del 22% e quelle della Spagna dell’8%. L’Italia, in particolare, è decima tra gli esportatori, preceduta da Spagna (al settimo posto), Israele e Corea del Sud.

Per quanto riguarda l’import, l’Arabia Saudita si è affermata come il principale importatore mondiale, aumentando i propri acquisti del 61%. Il Qatar, isolato fino allo scorso gennaio a causa del blocco imposto dai suoi vicini mediorientali, ha moltiplicato di quasi cinque volte i suoi acquisti di materiale militare. Uno dei principali Paesi che hanno fornito armi a Doha è stata la Turchia. Ankara continua a sviluppare la sua industria nazionale, ampliando la sua capacità di esportazione (30% in più rispetto al quinquennio precedente) e riducendo la sua dipendenza dall’estero. L’esecutivo di Recep Tayyip Erdogan ha sfidato i suoi partner NATO ricevendo il sistema di difesa antiaereo russo S-400 e spingendo Washington a sospendere la fornitura dei caccia F-35. Gli acquisti della Turchia dagli Stati Uniti sono diminuiti di oltre l’80%. “La pressione dei Paesi occidentali sta costringendo Ankara a cercare nuovi fornitori. È impossibile prevedere dove finirà questa deriva”, ha affermato Wezeman.

L’attrito tra Turchia da un lato e Grecia ed l’Egitto dall’altro sulla questione degli idrocarburi nel Mediterraneo orientale ha fatto sì che Atene e Il Cairo rafforzassero le loro capacità navali. Il regime di Abdel Fattah al Sisi, il terzo più grande importatore di armi al mondo dopo Arabia Saudita e India, ha acquistato il 136% di armi in più rispetto ai cinque anni precedenti. Kuimova ha sottolineato che “la mancanza di trasparenza e le lacune non colmate nei conti ufficiali” sollevano molti dubbi sulle modalità di finanziamento delle attrezzature acquisite dal Cairo. Le importazioni di Egitto, Algeria e Marocco hanno rappresentato quasi il 90% di quelle africane.

Due potenze tecnologiche, Israele e Corea del Sud, hanno aumentato notevolmente le loro vendite (59% e 210%, rispettivamente) e sono tra i primi 10 esportatori. Inoltre, le importazioni di entrambi sono cresciute di oltre il 50%. Il Giappone, dopo anni di tensioni con la Cina per controversie marittime, ha acquisito più del doppio del materiale militare rispetto ai cinque anni precedenti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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