L’Arabia Saudita modifica le regole di lavoro per gli immigrati

Pubblicato il 15 marzo 2021 alle 15:08 in Arabia Saudita Medio Oriente

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In Arabia Saudita si è in attesa dell’implementazione delle modifiche alla cosiddetta “Kafala”, il sistema che regola l’occupazione di immigrati e il loro rapporto con i datori di lavoro in diversi Paesi del mondo arabo.

Attraverso questo sistema, i cittadini privati e le aziende locali hanno il controllo pressoché totale sulle politiche di occupazione e sullo stato dei dipendenti stranieri. In particolare, lo Stato concede a individui o aziende locali permessi di “sponsorizzazione” per assumere lavoratori stranieri. Lo sponsor, che talvolta si affida ad agenzie di reclutamento private nei Paesi di origine, copre le spese di viaggio e fornisce alloggio ai dipendenti stranieri, spesso simili a dormitori. Tuttavia, visto che la regolamentazione del sistema ricade sotto la giurisdizione del Ministero dell’Interno, e non di quello del Lavoro, i lavoratori non hanno alcuna protezione ai sensi del diritto del lavoro del Paese ospitante. Ciò li rende vulnerabili allo sfruttamento e nega loro alcuni diritti, tra cui quello di partecipare a un sindacato. Inoltre, poiché i visti di soggiorno e di occupazione dei lavoratori sono connessi tra loro e solo gli sponsor possono rinnovarli o revocarli, il sistema conferisce a cittadini privati, e non allo Stato, il controllo dello status legale dei lavoratori, creando uno squilibrio di potere spesso sfruttato dal datore e sponsor. Non da ultimo, lasciare il posto di lavoro senza autorizzazione è considerato un reato che comporta la cessazione dello status giuridico del lavoratore e potenzialmente la reclusione o l’espulsione. I dipendenti, dal canto loro, hanno poche possibilità di ricorso e molti esperti sostengono che il sistema faciliti la schiavitù moderna, visti i limiti posti per spostamenti e comunicazioni, visti, oltre a fenomeni di coercizione.

A fronte di ciò, il sistema è stato più volte contestato, e sono state molteplici le richieste di riforma, a seguito di fenomeni di abuso e sfruttamento, talvolta basati su etnia e genere, perlopiù causati dall’assenza di regolamenti e tutele per i lavoratori stranieri, spesso costretti ad accettare bassi salari e pessime condizioni di lavoro. In tale quadro, già il 4 novembre 2020 Riad, su iniziativa del Ministero delle Risorse Umane e lo Sviluppo sociale, aveva annunciato la propria intenzione di apportare modifiche al sistema vigente, alleggerendo alcune delle condizioni contrattuali, soprattutto per i dipendenti del settore privato.

Poi, il 14 marzo, nel Regno è entrata in vigore una nuova normativa, in base alla quale i lavoratori stranieri del settore privato potranno ora cambiare lavoro, anche senza l’autorizzazione dei propri datori di lavoro, alla scadenza del contratto, ma dovranno dare un preavviso di almeno 90 giorni. Nel caso in cui, invece, il dipendente desideri cambiare lavoro nel periodo di validità del contratto, potrà farlo, ma dovrà informare preventivamente il proprio datore entro un determinato periodo di tempo. Al contempo, i lavoratori stranieri saranno esentati dalla “autorizzazione ad uscire”, il che significa che potranno viaggiare per periodo di tempo indefinito anche senza l’autorizzazione del loro “sponsor”, ma dovranno comunque presentare una richiesta al Ministero delle Risorse Umane. Le autorità saudite hanno riferito di stare elaborando anche normative per tutelare i lavoratori senza un contratto di lavoro regolare o che non hanno percepito lo stipendio stabilito.

Per beneficiare delle nuove modifiche, il dipendente straniero deve rispettare determinate condizioni, tra cui l’aver lavorato con lo stesso datore per almeno dodici mesi dal suo ingresso in Arabia Saudita. Inoltre, le nuove normative si applicano a coloro che sono registrati in specifiche piattaforme online, volte soprattutto a controllare i lavoratori espatriati e a garantirne diritti e doveri. Tra le professioni escluse dalle modifiche della Kafala vi sono autista privato, guardia, collaboratore domestico, pastore e giardiniere.

I circoli economici sauditi prevedono che migliorare il rapporto contrattuale porterà a un aumento della competitività del mercato del lavoro saudita con i restanti mercati a livello internazionale e a maggiore manodopera specializzata, contribuendo, al contempo, al raggiungimento di uno degli obiettivi della Saudi Vision 2030. Secondo le statistiche dell’autorità generale, fino alla fine del 2019 il Regno ospitava circa 6,48 milioni di lavoratori stranieri, nel settore sia pubblico sia privato, su un totale di 8,44 milioni.

Al momento, il sistema della Kafala si applica a quasi tutti gli stranieri che lavorano in Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), oltre a Libano e Giordania. Dopo l’Arabia Saudita, anche il Qatar potrebbe dirigersi sulla strada della riforma della Kafala, considerando che gli occhi di osservatori internazionali sono puntati sul Paese che ospiterà i mondiali nel 2022. Tra i cambiamenti già apportati, Doha ha introdotto clausole per consentire ai lavoratori di cambiare lavoro, ha istituito un salario minimo e aumentato le sanzioni per i datori che trattengono gli stipendi dei propri dipendenti. Inoltre, sono previsti maggiori controlli attraverso ispezioni sui posti di lavoro. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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