La disputa sui confini marittimi tra la Somalia e il Kenya

Pubblicato il 15 marzo 2021 alle 11:56 in Kenya Somalia

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Il Kenya non prenderà parte alle udienze, previste per il 15 marzo, alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), situata all’Aia, nei Paesi Bassi, per risolvere la disputa sui confini marittimi con la Somalia.

Stando a quanto riferito dal quotidiano Africa News, l’11 marzo, il Governo keniota ha inviato una lettera alla CIG, informandola “che non parteciperà alle udienze”. Il procuratore generale del Kenya, Kihara Kariuki, ha elencato nel testo del comunicato le varie ragioni che hanno portato a questa decisione. In primo luogo, le circostanze della pandemia, tra crisi economica e sanitaria, hanno ostacolato la capacità del Kenya di preparare “adeguatamente l’udienza”, si legge nella lettera. Il Kenya ha anche criticato il fatto che alcune delle udienze si tengano virtualmente, constatando che questo non gli permetta di “difendersi nel miglior modo possibile”. In questo contesto, nella lettera si legge: “il Kenya chiede umilmente di permettere al suo rappresentante di rivolgersi alla Corte oralmente per 30 minuti prima dell’inizio delle udienze”. La Somalia non ha ancora reagito alla decisione del Governo di Nairobi.

La disputa tra i due Paesi dell’Africa orientale deriva da un disaccordo su quale direzione i rispettivi confini si estendono nell’Oceano Indiano. La Somalia sostiene che il suo dovrebbe estendersi nella stessa direzione del percorso Sud-Est della costa del Paese. Al contrario, il Kenya sostiene che il confine dovrebbe percorrere una svolta di circa 45 gradi alla linea di costa ed estendersi in una linea latitudinale. Questa opzione darebbe al Kenya l’accesso a una quota maggiore dell’area marittima. Oltre alla pesca, la zona contesa è ricca di petrolio e gas, portando entrambi i Paesi ad accusarsi a vicenda di mettere all’asta dei giacimenti prima di una sentenza della Corte.

Nel 2014, la Somalia ha chiesto alla CIG di pronunciarsi sul caso dopo che i negoziati extragiudiziali tra i due Paesi, volti a risolvere la controversia, si sono interrotti. Nel febbraio 2017, la Corte ha stabilito di avere il diritto di giudicare il caso, poiché i giudici hanno respinto l’affermazione del Kenya che un accordo del 2009 tra i vicini equivaleva a un impegno a risolvere la questione in via extragiudiziale, togliendo la giurisdizione alla CIG. Nel giugno 2019, la CIG ha dichiarato che le udienze pubbliche si sarebbero svolte tra il 9 e il 14 settembre di quell’anno, prima di spostare la data di inizio al 4 novembre dopo aver accolto una richiesta del Kenya che sosteneva di aver bisogno di un anno di tempo per reclutare una nuova squadra legale.

La Corte Internazionale di Giustizia ha poi ulteriormente spostato le udienze a giugno 2020, tuttavia il Kenya ha chiesto un altro rinvio per motivi legati alla pandemia, riuscendo a farle rimandare a marzo del 2021. A gennaio, il Kenya ha inviato una comunicazione alla CIG chiedendo che l’udienza fosse rinviata per la quarta volta, sostenendo che una mappa con delle informazioni cruciali, la quale doveva essere presentata come prova nel caso, è scomparsa. La Somalia ha protestato contro tale mossa, e la CIG ha dichiarato all’inizio di questo mese che le udienze sarebbero iniziate il 15 marzo.

Le dispute tra i due Paesi vanno oltre alla disputa sui confini marittimi. Nel maggio 2019, la Somalia ha criticato il Kenya per aver deportato due legislatori somali e un ministro dopo che le autorità di Nairobi hanno bloccato il loro ingresso nel Paese. Nel marzo 2020, la Somalia ha vietato l’importazione di khat, una popolare pianta stimolante leggera, dal Kenya. La Somalia ha dichiarato che tale divieto era stato imposto per contenere la diffusione del coronavirus, nonostante le importazioni di khat dall’Etiopia non sono state fermate, facendo suscitare scalpore nel Paese rivale.

La situazione si è ulteriormente aggravata nel dicembre 2020 dopo che la Somalia ha tagliato i legami diplomatici con il Kenya, accusandolo di intromettersi nei suoi affari interni, il quale ha respinto le accuse. In quell’occasione, la Somalia ha ordinato a tutti i suoi diplomatici a Nairobi di tornare a casa e a quelli kenioti di lasciare il suolo somalo nell’immediato. La mossa è arrivata mentre il presidente keniota, Uhuru Kenyatta, ospitava a Nairobi Musa Bihi Abdi, il leader del Somaliland, la regione Nord-occidentale che ha dichiarato l’indipendenza dalla Somalia nel 1991.

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Julie Dickman

di Redazione

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