Inviati UE e Francia visitano la base militare del G5 Sahel

Pubblicato il 15 marzo 2021 alle 16:26 in Europa Francia Niger

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Il rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Sahel, Angel Losada, il suo omologo francese, Frederic Bontemps, ed il segretario permanente della coalizione G5 Sahel, Maman Sidikou hanno visitato la base della forza congiunta Barkhane a Niamey, in Niger.

Stando a quanto riferito dall’Agenzia Nova, la visita segue quella dell’11 marzo, effettuata da Losada e Adoum Djime, l’Alto rappresentante del G5 Sahel, l’alleanza militare formata da Ciad, Niger, Mauritania, Mali e Burkina Faso. In quell’occasione, gli inviati si sono focalizzati sul controllo delle operazioni nell’area cosiddetta delle “tre frontiere”, una zona dove si incontrano i confini del Mali, del Niger e del Burkina Faso, nella quale sono avvenuti numerosi attacchi jihadisti nel corso del 2020. Tramite un post tu Twitter, Losada, ha espresso “soddisfazione per la straordinaria strada percorsa per l’operatività della forza nell’ultimo anno”. La coalizione del G5 Sahel è stata istituita nel 2017 per far fronte all’insurrezione jihadista in Africa occidentale. La Francia, ex potenza coloniale, collabora con l’alleanza con l’operazione Barkhane, che conta attualmente 5.100 soldati francesi.

Il 15 e il 16 febbraio si è svolto il vertice del G5 Sahel, a N’Djamena, capitale del Ciad, durante il quale i rappresentanti dei Paesi dell’alleanza hanno discusso del futuro delle missioni anti jihadiste nella semi arida regione del Sahel. In quell’occasione, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha escluso il ritiro immediato delle truppe francesi dalla regione. La decisione è arrivata dopo che, il 19 gennaio, lo stesso Macron aveva annunciato di voler ritirare parzialmente le truppe francesi a seguito di numerose vittorie contro i jihadisti.

Di fatto, con l’operazione Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari francesi e del G5 Sahel sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei jihadisti, indebolendoli. Inoltre, le forze francesi hanno ucciso il leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Abdelmalek Droukdel, così come un capo militare del Gruppo Jihadista di Sostegno all’Islam e ai Musulmani (JSIM) affiliato ad al-Qaeda.

Durante il vertice, il presidente francese ha dichiarato che i cambiamenti relativi al dispiegamento dei soldati dell’operazione Barkhane saranno fatti “quando sarà il momento”, sottolineando il fatto che nessun ritiro sarà effettuato nell’immediato. Macron ha poi continuato: “Modifiche del numero di militari risulteranno prima di tutto da una discussione collettiva con i nostri partner nel Sahel. Le decisioni si baseranno sui risultati ottenuti e sul grado di impegno dei nostri alleati”.

Nello specifico, Macron si riferiva al coinvolgimento di altri Paesi nella Task Force Takuba. Quest’ultima è stata dispiegata per la prima volta nella già citata operazione Bourrasque, ed è composta da soldati provenienti da altri Paesi europei. Con la suddetta Task Force, verranno dispiegate fino a 150 forze speciali dell’Unione Europea nel Sahel, comprendendo militari della Repubblica Ceca, dell’Estonia e della Svezia. Secondo quanto riferito da Macron, parteciperanno anche la Serbia, l’Ungheria e la Grecia. Il presidente francese ha inoltre riferito che verranno lanciate altre missioni importanti con l’aiuto del Mali, del Ciad e della Mauritania.

Per quanto riguarda la partecipazione della Germania, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha dichiarato, il 16 febbraio, che Berlino non fornirà truppe per ulteriori missioni militari nel Sahel, respingendo le richieste della Francia. Maas ha specificato: “La Germania partecipa, contribuendo con molti soldati, a entrambe le missioni internazionali nel Sahel, ovvero alla European Union Training Missione (EUTM) e alla Missione Integrata per la Stabilizzazione in Mali delle Nazioni Unite (MINUSMA)”. Il ministro tedesco ha riferito che al momento la Germania non intende impegnarsi in ulteriori missioni anti jihadiste e che preferisce “concentrarsi” sulle quelle già in corso. 

L’insurrezione jihadista nel Sahel è iniziata quando, nel 2012, i jihadisti hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. I gruppi armati in questione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS). La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti nella regione, influendo sul deterioramento della sicurezza dei Paesi colpiti. Nell’ultimo decennio, le attività terroristiche perpetrate dai gruppi islamisti hanno danneggiato soprattutto la porzione occidentale del Sahel, uccidendo migliaia di persone e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case.

La Francia è al momento la più grande forze militare occidentale che contribuisce alla lotta contro il terrorismo nel Sahel. Nonostante questo intervento, iniziato con il lancio dell’operazione Serval il 10 gennaio 2013, i gruppi terroristici rimangono attivi nel Mali, in particolare nella regione settentrionale. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane è subentrata a Serval. In seguito, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, composta da truppe che provengono da altri Paesi europei, la quale permetterà il ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione. Dall’inizio della missione anti jihadista nel Sahel nel 2013, costata milioni di dollari alla Francia, 55 soldati francesi sono morti.

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Julie Dickman

di Redazione

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