Elezioni in Repubblica Centrafricana: timori per la sicurezza

Pubblicato il 14 marzo 2021 alle 12:01 in Africa Repubblica Centrafricana

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Sotto il controllo delle forze di sicurezza, i cittadini della Repubblica Centrafricana (RCA) si sono recati alle urne, il 14 marzo, per il secondo turno delle elezioni parlamentari, dopo che il primo turno, il 27 dicembre 2020, era stato ostacolato dalle violenze dei ribelli. 

Le votazioni sono iniziate senza intoppi, ad eccezione di lievi ritardi nella capitale del Paese, Bangui, dove un gran numero di poliziotti e gendarmi sorvegliano la situazione. “Finora a Bangui sta andando bene”, ha riferito il portavoce dell’Autorità per le Elezioni Nazionali della Repubblica Centrafricana, Théophile Momokoama. Le autorità sono ansiose di evitare che si ripetano le turbolenze del 27 dicembre, quando il presidente Faustin Archange Touadéra ha conquistato la rielezione, ma i ribelli, che secondo le Nazioni Unite sono sostenuti dall’ex presidente Francois Bozizé, hanno cercato di prendere il controllo della capitale del Paese, accusando il rivale di aver manipolato le votazioni. I ribelli hanno assediato la capitale Bangui, razziando le scorte di cibo, costringendo più di 200.000 persone a lasciare le proprie case e sollevando la preoccupazione che il Paese stesse scivolando di nuovo in un conflitto settario che ha causato la morte migliaia di persone negli ultimi dieci anni. 

Il 14 marzo, i cittadini della Repubblica Centrafricana votano per i ballottaggi in 49 distretti elettorali e per il primo turno in 69 distretti dove la violenza aveva costretto a fermato il voto a dicembre. In tale contesto, il Governo e la missione delle Nazioni Unite nel Paese, MINUSCA, hanno espresso fiducia sul fatto che le elezioni saranno pacifiche, dati i successi ottenuti nella lotta contro i ribelli e l’ingente numero di forze armate stanziate in tutto il Paese. A tale proposito, il 24 febbraio, il primo ministro della Repubblica Centrafricana, Firmin Ngrebada, ha dichiarato che le forze governative hanno conquistato Bossangoa, la capitale della Prefettura di Ouham, nota per essere la roccaforte dei gruppi armati fedeli all’ex presidente, Francois Bozizé. Quest’ultimo è stato accusato di aver organizzato un colpo di Stato, il 20 dicembre 2020. La cattura della città chiave per l’ex presidente è stata possibile grazie ai cosiddetti “alleati”, un termine utilizzato dal Governo della RCA per riferirsi ai paramilitari russi e alle truppe ruandesi che sostengono le forze di sicurezza nazionali contro i gruppi ribelli. 

Da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 1960, la RCA ha vissuto decenni di violenza e instabilità. Un’insurrezione guidata dalla Seleka, una coalizione di gruppi armati composta principalmente musulmani, ha portato al grave deterioramento delle infrastrutture di sicurezza del Paese e all’aumento delle tensioni inter-etniche. I combattenti Seleka hanno lanciato un’offensiva contro il Governo il 10 dicembre 2012, prendendo il controllo della capitale, Bangui, per poi effettuare un colpo di Stato il 24 marzo 2013. In risposta alla brutalità delle forze Seleka, si sono formate le coalizioni Anti-Balaka, composte principalmente da combattenti cristiani. Tuttavia, nel settembre 2013, le forze Anti-Balaka sono state accusate di aver perpetrato numerosi attacchi contro civili, per lo più musulmani, causando lo sfollamento di decine di migliaia di persone nelle aree controllate da Seleka, nel Nord del Paese. Le forze Seleka sono state sciolte dal Governo poco dopo l’inizio del conflitto civile. Tuttavia, numerosi ex membri della Seleka hanno iniziato a commettere contrattacchi, facendo precipitare la Repubblica Centrafricana in un caotico stato di violenza e una conseguente crisi umanitaria.

Bozizé, che è salito al potere con un colpo di stato nel 2003 e ha governato fino al 2013,  deve affrontare un mandato di cattura internazionale per “crimini contro l’umanità e istigazione al genocidio”. L’uomo deve anche affrontare le sanzioni delle Nazioni Unite per il suo presunto ruolo a sostegno delle milizie Anti-Balaka, che lo rendono complice di abusi, torture e persecuzioni. Per questi motivi, gli è stata negata la possibilità di candidarsi alle elezioni dello scorso dicembre. Di conseguenza, Bozizé, è accusato di tentare di deporre il presidente in carica, tramite l’aiuto dei gruppi ribelli. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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