USA e Israele discutono delle minacce in Medio Oriente

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 8:31 in Iran Israele USA e Canada

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Funzionari statunitensi e israeliani hanno partecipato, l’11 marzo, a un meeting bilaterale in materia di sicurezza, il primo da quando il presidente degli USA, Joe Biden, si è insediato alla Casa Bianca.

Tra i partecipanti vi sono stati il consigliere alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e il suo omologo israeliano, Meir Ben-Shabbat. L’incontro, svoltosi in videoconferenza, ha preso in esame le minacce poste alla sicurezza della regione mediorientale, tra cui l’Iran e il suo programma nucleare e missilistico. È proprio su quest’ultimo punto che le posizioni di Washington e Tel Aviv sembrano, al momento, divergere. Mentre il presidente Biden si è detto disposto a riaprire canali diplomatici e a sedersi al tavolo dei negoziati per favorire un ritorno degli Stati Uniti all’accordo sul nucleare del 2015, Israele ha più volte minacciato di voler intraprendere un’azione militare contro Teheran, al fine di impedirle di fabbricare armi nucleari. Tuttavia, un funzionario israeliano ha riferito, precedentemente all’incontro dell’11 marzo, che Israele sta cercando di evitare situazioni di attrito tra il premier di Israele, Benjamin Netanyahu, e il presidente Biden.

Circa il bilaterale dell’11 marzo, questo è stato inserito dall’amministrazione Biden nel quadro delle consultazioni con gli alleati e partner di Washington. A detta di una portavoce della Casa Bianca, Emily Horne, Sullivan e Shabbat, dopo aver espresso la propria opinione in merito alle questioni di mutuo interesse, si sono detti determinati a far fronte alle sfide in Medio Oriente e hanno ribadito il proprio impegno a continuare a tenere consultazioni e incontri di tipo strategico in materia di sicurezza.

Ad oggi, Washington e Teheran sono bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna aspetta che sia l’altra ad agire per prima sulla questione del nucleare iraniano. Negli ultimi mesi, sono state diverse le mosse che hanno messo in luce un progressivo allontanamento dell’Iran dai termini dell’accordo, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Quest’ultimo è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, e prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

Secondo alcuni, le violazioni di Teheran dell’ultimo periodo mirano ad esercitare maggiore pressione sul presidente Biden, il quale sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. A tal proposito, Washington ha ribadito che non offrirà “incentivi unilaterali” all’Iran per convincerlo a sedersi al tavolo dei negoziati.  “Solo se Teheran si siederà al tavolo dei negoziati, saremo pronti a discutere proposte che aiuteranno a riportare le due parti sulla via dell’impegno congiunto”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Edward Price. Parallelamente, l’11 marzo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha criticato la politica adottata dalla nuova amministrazione statunitense, ritenuta essere simile a quella di “massima pressione” di Trump. Ciò, è stato precisato, non porterà ad alcun cambiamento a livello diplomatico.

In tale quadro, Israele, per anni, ha criticato e cercato di far deragliare l’accordo del 2015. Inoltre, è stato il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ad affermare che le proprie forze si stanno preparando all’eventualità di dover impedire a Teheran di acquisire armi nucleari. Non si tratta di una “battaglia personale”, ha specificato Gantz, bensì di una missione più ampia che dovrebbe vedere collaborare partner a livello regionale e internazionale. A tal proposito, Washington ha riferito di essere consapevole delle preoccupazioni israeliane. Motivo per cui, cerca di coinvolgere Israele nella discussione delle problematiche regionali.

Gli USA e Israele sono stati a lungo alleati e il loro legame ha ricevuto particolare impulso con Donald Trump, il quale ha incoraggiato, tra le diverse iniziative, gli accordi di normalizzazione tra il partner israeliano e diversi Paesi arabi e del Golfo. Ora, stando a quanto riferito dal segretario di Stato USA, Anthony Blinken, Biden si è impegnato a continuare le consultazioni con Israele e le nazioni arabe per discutere di tutto ciò che sarà possibile fare in futuro per far fronte alle problematiche di mutuo interesse.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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