Turchia ed Egitto riprendono i rapporti diplomatici

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 15:03 in Egitto Turchia

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Turchia ed Egitto hanno ristabilito contatti diplomatici, a livello di intelligence e tra i Ministeri degli Esteri. A riferirlo, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, venerdì 12 marzo.

L’annuncio è giunto nel corso di una conferenza stampa, in cui Cavusoglu, parlando degli ultimi sviluppi della politica estera turca, ha dichiarato che “i contatti a livello diplomatico” tra Turchia ed Egitto “sono cominciati”, senza che nessuna delle due parti stabilisse delle precondizioni. Tuttavia, come specificato dallo stesso ministro, le relazioni, interrotte sin dal 2013, non potranno essere riallacciate velocemente o con facilità. Al contrario, si tratterà di un processo graduale. Motivo per cui, sono stati avviati cicli negoziali, i quali proseguiranno seguendo una determinata strategia, una “roadmap”. Parallelamente, non è stata esclusa una possibile mancanza di fiducia da ciascuna parte, considerata essere “normale” in situazioni di tal tipo e dopo un allontanamento durato anni.

Turchia ed Egitto avevano interrotto i contatti nel 2013, con la destituzione dell’allora presidente egiziano, Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana, il quale venne sostituito da Abdel Fattah al-Sisi. Per Ankara, un presidente democraticamente eletto non poteva essere deposto da un colpo di stato militare e, sin dalla salita di al-Sisi al potere, ha rivolto critiche contro il presidente egiziano e i suoi sostenitori, tra cui anche alcuni Paesi occidentali e rivali del Golfo. Da parte sua, il governo egiziano ha più volte esortato la Turchia a non intervenire negli affari interni del Paese Nord-africano. È stata proprio tale controversia ad aver ostacolato l’asse Ankara-Il Cairo, sebbene, come spiegato dallo stesso Cavusoglu, i due Paesi non abbiano mai del tutto messo fine alla loro relazione. In particolare, il ministro ha riferito di aver incontrato “occasionalmente” il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, in diversi incontri a livello internazionale.

L’annuncio del 12 marzo non ha colto di sorpresa osservatori e analisti. Già l’8 marzo scorso, il portavoce della presidenza turca, İbrahim Kalin, aveva riferito della possibilità, per Ankara, di normalizzare relazioni con Il Cairo, considerata “il cuore e la mente” del mondo arabo, con cui la Turchia si era detta disposta a voltare pagina e a collaborare in dossier di mutuo interesse, dalla Libia al Mediterraneo orientale alla questione palestinese. Per il portavoce turco, inoltre, la ripresa delle relazioni tra Turchia ed Egitto avrebbe potuto favorire stabilità e pace nella regione, dal Nord Africa al Mediterraneo, oltre che a sviluppare relazioni bilaterali tra le due parti.

Le parole di Kalin sono giunte dopo che, il 3 marzo, Cavusoglu aveva parlato della possibilità di negoziare un accordo per la demarcazione dei confini marittimi con l’Egitto nel Mediterraneo orientale. Ciò sarebbe dipeso degli sviluppi futuri dei legami bilaterali tra Ankara e Il Cairo. Un tale cambiamento è stato incoraggiato dalla mossa dell’Egitto, il quale ha precedentemente annunciato l’inizio di una gara d’appalto per l’esplorazione e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale in 24 blocchi, inclusi alcuni nel Mediterraneo. Indire una gara per l’esplorazione di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, riconoscendo la Zona Economica Esclusiva (ZEE) delimitata dalla Turchia, è stato visto da alcuni come un segno di una possibile distensione tra Ankara e Il Cairo sulla questione. “Consideriamo il fatto che l’Egitto stia rispettando la piattaforma continentale della Turchia nell’ambito dell’accordo sulla sua zona economica esclusiva con la Grecia come un passo positivo”, aveva dichiarato il capo della diplomazia turca.

Come affermato dal quotidiano al-Arab, il gas e il petrolio hanno assunto un ruolo di maggiore rilevanza rispetto alla Fratellanza nei rapporti tra Egitto e Turchia, e il Mediterraneo orientale costituisce il punto da cui quest’ultima è partita per aprire un canale di dialogo con Il Cairo. Questo perché le risorse energetiche del Mediterraneo costituiscono una priorità per Ankara, la quale, al contrario, si sarebbe resa conto di non aver tratto i vantaggi auspicati dal suo sostegno ai Fratelli musulmani. Alla luce di ciò, gli analisti prevedono che i dissidi riguardanti il movimento islamista verranno lasciati da parte nel futuro prossimo, per lasciare spazio a nuove intese nel campo energetico. “Il grande dinamismo emerso nell’utilizzo delle risorse di idrocarburi impone ai Paesi rivieraschi di dialogare di più tra loro e di trovare formule comuni”, sono state le parole di Omar Celik, portavoce del Partito turco della Giustizia e dello Sviluppo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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