Libia: anche l’Italia sostiene il governo di Dbeiba

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 12:26 in Italia Libia

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Il premier italiano, Mario Draghi, ha incoraggiato il primo ministro della nuova squadra governativa, Abdul Hamid Dbeiba, a impegnarsi per garantire sicurezza e stabilità in Libia. In realtà, sono diverse le sfide che il nuovo esecutivo dovrà affrontare.

La squadra governativa proposta da Dbeiba ha ottenuto la fiducia della Camera dei Rappresentanti il 10 marzo, in un momento definito “storico” per il processo democratico della Libia. A un giorno di distanza, l’11 marzo, Mario Draghi ha tenuto una conversazione telefonica con il premier libico ad interim, durante la quale ha espresso il pieno sostegno dell’Italia all’unità del Paese Nord-africano e al consolidamento della pace e della stabilità, nel quadro di un processo politico, tuttora in corso, guidato dalle Nazioni Unite. Il primo ministro italiano ha poi esortato il suo interlocutore a “concentrarsi su obiettivi prioritari”, tra cui la sicurezza, la stabilità e la prosperità del popolo libico e dell’intera regione. Infine, è stata rivolta l’attenzione alle prospettive di cooperazione bilaterale tra Italia e Libia nei diversi settori di mutuo interesse.

Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, rappresenta un momento “storico” per la Libia, che, dal 15 febbraio 2011, ha assistito a una perdurante crisi. Come ribadito più volte dal premier Dbeiba, la missione principale del governo unitario, definito un “governo di tutti i libici”, e del Consiglio presidenziale sarà guidare il Paese verso le elezioni presidenziali e legislative programmate per il 24 dicembre 2021, data in cui verranno nominate nuove autorità elette democraticamente. Nel frattempo, bisognerà procedere con l’unificazione delle istituzioni statali e migliorare i servizi offerti ai cittadini e le loro condizioni di vita, oltre a far fronte alla crisi dell’elettricità e alla mancanza di liquidità nelle casse dello Stato. Non da ultimo, bisognerà rivolgere l’attenzione alla questione dei mercenari stranieri ancora stanziati in Libia e alla pandemia di Covid-19.

Mentre il nuovo governo aspetta di prestare giuramento, il 15 marzo, e di insediarsi a Tripoli, la situazione nella capitale non è ancora del tutto stabile. A tal proposito, l’11 marzo, due milizie armate, entrambe affiliate all’esercito di Tripoli, “I leoni di Tajoura” e il gruppo “al-Dhaman”, si sono scontrate nella capitale. Nello specifico, gruppi di attivisti hanno riferito di aver udito il rumore di esplosioni e colpi di arma da fuoco nei pressi di Tajoura, nell’Est di Tripoli, il che ha causato la chiusura di diverse strade. Gli attivisti hanno spiegato che i nuovi scontri sono avvenuti dopo che la milizia al- Dhaman ha rapito membri appartenenti al gruppo rivale, per scambiarli con prigionieri. La situazione, al momento, risulta essere ancora tesa e sono in diversi a temere un’escalation.

Tajoura ospita diverse milizie fedeli al governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Tra queste, quella considerata la più violenta e forte è al-Dhaman, a cui seguono Bab Tajoura e Leoni di Tajoura. La presenza di gruppi armati, i quali sfuggono al controllo delle forze di sicurezza libiche, è da includersi tra le sfide del governo di Dbeiba, chiamato altresì a unificare le istituzioni libiche volte a garantire la sicurezza del Paese. Anche in precedenza, il 25 settembre 2020, la missione di sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) aveva espresso preoccupazione a seguito degli scontri che avevano visto protagoniste le medesime milizie. In tal caso, le tensioni hanno causato la morte di 3 individui, oltre al ferimento di combattenti per entrambe le parti.

Anche prima del voto di fiducia del 10 marzo, Dbeiba ha dovuto far fronte a diverse difficoltà, che l’hanno altresì costretto a cambiare la lista dei ministri delineata, la quale manca ancora di un ministro della Difesa. Ad aver messo in bilico la posizione del premier vi è stato un rapporto, non ancora pubblicato, elaborato da esperti delle Nazioni Unite, in cui è stato rivelato che almeno tre partecipanti alla prima sessione del Forum di dialogo politico, svoltasi a Tunisi dal 9 al 16 novembre 2020, hanno ricevuto tangenti per una cifra che oscilla tra 150.000 e 200.000 dollari, al fine favorire la nomina di Dbeiba a capo del futuro esecutivo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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