Lampedusa: 187 migranti soccorsi

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 14:43 in Immigrazione Italia

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La Guardia di Finanza e la Guardia Costiera italiana hanno intercettato 187 migranti su tre diverse imbarcazioni nel giro di circa quattro ore. Gli avvistamenti sono avvenuti, il 9 marzo, vicino alla costa di Lampedusa, dove tutti i richiedenti asilo sono stati portati in salvo. I primi a scendere, su molo Favarolo, sono stati 53 migranti sub-sahariani, tra cui 25 donne e 10 minori. Secondo l’agenzia di stampa italiana Adnkronos, le maggior parte delle persone soccorse proveniva da Paesi africani. 

I 53 migranti fatti scendere per primi si trovavano su un’imbarcazione di legno soccorsa dalla Guardia Costiera a circa 12 miglia da Lampedusa. Poco dopo, una motovedetta della Guardia di Finanza ha fermato un secondo barchino, con 19 tunisini a bordo, tra cui 15 donne e un minore. La terza imbarcazione  è stata infine avvistata a 14 miglia dall’isola italiana e trasportava almeno 115 persone, di cui 43 donne e 6 bambini. Tutti i migranti tratti in salvo, dopo una serie di controlli sanitari effettuati sulla banchina del porto, sono stati trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola.

Nelle ultime settimane, due naufragi mortali si sono verificati vicino all’isola di Lampedusa. Il 9 marzo, almeno 39 migranti sono deceduti e circa 165 sono stati soccorsi dopo che due barconi si sono capovolti al largo della Tunisia. Tutte le vittime provenivano dall’Africa sub-sahariana. Tra loro, c’erano anche 4 bambini e 9 donne. Poco prima, il 20 febbraio, un’altra imbarcazione con a bordo migranti e rifugiati africani si era ribaltata al largo delle coste di Lampedusa. Circa 47 persone erano state salvate, mentre almeno 41 erano state recuperate senza vita. L’incidente si era verificato a circa 15 miglia nautiche, corrispondenti a 28 km, dalla costa meridionale dell’isola siciliana. Il corpo navale italiano aveva cercato di portare i naufraghi a bordo delle proprie imbarcazioni di soccorso intervenute in loco. I migranti erano partiti dalla Libia il 18 febbraio.

Dall’anno scorso, nonostante la pandemia, è aumentato il numero di barconi che hanno cercato di attraversare il Mediterraneo centrale, una delle rotte più pericolose al mondo. Tra il primo gennaio e il 10 marzo di quest’anno, il Missing Migrants Project dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha registrato quasi 200 morti lungo la rotta, rispetto ai 136 dello stesso periodo del 2020. L’anno scorso, le vittime accertate nel Mediterraneo centrale sono state 381, mentre i dispersi 597, secondo i dati delle Nazioni Unite.

La Libia rimane una delle aree di transito più utilizzate dai migranti che intendono raggiungere l’Europa. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti nel Paese nordafricano, lanciano in mare gommoni o barche da pesca affollate che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni migranti fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. 

Stando alle ultime stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), quasi 5.700 migranti sono arrivati irregolarmente sulle coste italiane quest’anno, la grande maggioranza dei quali sarebbe partita dalla Libia o dalla Tunisia. L’anno scorso, il numero complessivo è stato di oltre 34.000. A inizio marzo, il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, si è detto preoccupato per il fatto che la rotta libica, in direzione dell’Italia, stia diventando “sempre più attiva”. I dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, dal primo al 26 febbraio, sono sbarcati sulle coste italiane 4.536 migranti. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 2.359 approdati in Italia nello stesso periodo del 2020. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono quella tunisina, ivoriana, bengalese, guineana ed eritrea.

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Chiara Gentili

di Redazione

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