Hong Kong: USA, UE e Australia contro le modifiche del sistema elettorale

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 9:47 in Hong Kong USA e Canada

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Gli Stati Uniti, l’Unione europea (UE) e l’Australia hanno espresso preoccupazione e condanna per i cambiamenti apportati da Pechino al sistema elettorale di Hong Kong, l’11 marzo. Il giorno dopo, il Consiglio di Stato della Cina ha organizzato una conferenza stampa in cui ha risposto ai timori in merito.

Il Dipartimento di Stato degli USA, l’11 marzo, ha condannato l’approvazione di una risoluzione dell’Assemblea nazionale del Popolo (ANP), il massimo organo legislativo della Cina, con la quale è stato modificato il sistema elettorale di Hong Kong. Washington ha affermato si sia trattato di un “perdurante assalto” alle istituzioni democratiche dell’isola e di un “attacco diretto” all’autonomia, alle libertà e ai processi democratici di Hong Kong. Per gli USA, i cambiamenti apportati limiteranno la partecipazione alla politica, ridurranno la rappresentatività democratica e soffocheranno il dibattito politico. Tali argomenti saranno quindi affrontati durante l’incontro bilaterale tra i governi cinese e statunitense, previsto per i prossimi 18 e 19 marzo ad Anchorage, in Alaska.

Dopo gli USA, anche l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato che l’ultima mossa di Pechino sia stata “un’ulteriore violazione” del principio “un Paese, due sistemi”. Pechino avrebbe altresì infranto i suoi impegni internazionali e la Basic Law di Hong Kong. L’UE potrebbe quindi considerare misure aggiuntive riguardanti l’isola, che si sommeranno a quelle già adottate per sostenere la popolazione locale.

Il 12 marzo, anche la ministra degli Esteri dell’Australia, Marise Payne, ha espresso preoccupazione per la democrazia di Hong Kong, sostenendo che le riforme adottaste da Pechino ne indeboliranno le istituzioni.

Per Pechino, la decisione dell’11 marzo è stata un’ulteriore mossa per migliorare il sistema politico e legislativo della regione ad amministrazione speciale di Hong Kong, dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale del 30 giugno 2020. Il nuovo sistema elettorale garantirà che siano i patrioti, ovvero coloro che amano il proprio Paese, a governare Hong Kong.

Il vice direttore dell’Ufficio di Hong Kong e Macao del Consiglio di stato della Cina, Zhang Xiaoming, il 12 marzo ha affermato che implementare il concetto di protezione del sistema “i patrioti governano Hong Kong” sarà una garanzia per il principio “un Paese, due sistemi”.  Per Zhang, le modifiche apportate dall’ANP l’11 marzo al sistema elettorale dell’isola hanno stabilito un mezzo di sicurezza necessario per garantire che il potere e il controllo della regione amministrativa speciale di Hong Kong siano nelle mani di patrioti.

Zhang ha specificato che “i patrioti governano Hong Kong” non è un nuovo concetto o una nuova formulazione. Già nel 1984, durante un incontro con la comunità del mondo degli affari e con personaggi di primo piano dell’isola, il leader cinese Deng Xiaoping aveva affermato che fosse necessario che Hong Kong fosse governata da patrioti locali. Inoltre, Zhang ha affermato che anche nel resto del mondo non vi sia un singolo Paese che consenta a chi non ama il proprio Stato di partecipare al suo governo centrale o a quelli locali. Per tali motivi, richiedere che Hong Kong sia governata da patrioti è giustificato.

Zhang ha poi ricordato un incontro tra il presidente cinese, Xi Jinping, e la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, dello scorso 27 gennaio. In tale occasione, lo stesso Xi aveva affermato che per preservare il principio “un Paese, due sistemi” fosse necessario sostenere il concetto 2i patrioti governano Hong Kong”.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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