Armenia: crisi politica ancora in corso

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 19:35 in Armenia Azerbaigian

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In Armenia non è ancora stato comunicato chi parteciperà al vertice di sabato 13 marzo per discutere le modalità di risoluzione dei disordini interni. I partiti del governo hanno invitato il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, a rassegnare le dimissioni in seguito agli ultimi sviluppi del conflitto in Nagorno-Karabakh.

 L’agenzia di stampa russa TASS ha reso noto che in Armenia l’incertezza continua a dilagare sul fronte politico. Il capo dello Stato maggiore ancora non è stato nominato e questo porta all’aumento delle tensioni fra il primo ministro armeno Pashinyan e il presidente del Paese, Armen Sarkissian. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa russa TASS, il capo di governo e i leader di diversi partiti avrebbero dovuto decidere, giovedì 11 marzo, se partecipare o meno al vertice di sabato 13 marzo. In occasione di quest’ultimo saranno affrontate questioni inerenti alla normalizzazione della crisi nel Paese.

 L’incertezza del primo ministro non ha però influenzato i membri del partito di opposizione, “Armenia Illuminata”, di stampo liberale e filo-europeo. Il rappresentante, Edmon Marukyan, ha dichiarato, il 12 marzo, di essere pronto ad incontrare il presidente in carica poiché la questione primaria, al momento, è ripristinare la stabilità politica e la risoluzione della crisi del Paese. Analogamente, anche il “Movimento per la patria” ha reso noto di voler incontrare il presidente, ma per avere tutt’altro tipo di discussione. A tal riguardo, il movimento ha dichiarato che sarà presente solo se durante l’incontro con Sarkissian saranno affrontate le dimissioni del primo ministro. Il coordinatore del movimento, Ishkhan Saghatelyan, ha sottolineato che nel caso in cui questa eventualità si verificasse, sarà necessario formare un governo temporaneo e, nel frattempo, provvedere all’organizzazione delle elezioni.

 Il primo ministro armeno, nel corso della giornata dell’11 marzo, non ha rilasciato nessuna dichiarazione e non ha confermato la sua presenza al vertice del 13 marzo. Il servizio stampa presidenziale ha reso noto che, non avendo ricevuto il via libera da parte di tutte le delegazioni, non ha ancora riferito chi parteciperà al summit.

 Nel frattempo, le piazze della capitale armena, Erevan, hanno continuato ad essere gremite di civili in protesta, anche essi a favore delle dimissioni del primo ministro. Il popolo non ha accolto positivamente l’accordo di pace firmato il 9 novembre dal presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, dal primo ministro armeno e dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin per il “cessate il fuoco” in Nagorno-Karabakh. Nel dettaglio, la regione autonoma a maggioranza armena è contesa da decenni tra Erevan e Baku. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre 2020. La regione ha un’importanza chiave poiché la sua posizione è strategica per il controllo dei gasdotti e oleodotti che vi transitano e forniscono idrocarburi per il mercato russo e turco. È anche importante ricordare che, sullo sfondo delle rivendicazioni territoriali azero-armene, un ruolo cruciale è da associare agli interessi della Turchia, che ha sostenuto militarmente l’Azerbaijan, e della Russia, alleata dell’Armenia.

 Pashinyan aveva dichiarato di aver firmato l’armistizio in seguito alle “insistenze dell’esercito”, sottolineando quanto fosse stato difficile prendere tale decisione. La popolazione, che era stata mobilitata per 44 giorni in nome del territorio del Karabakh, non aveva accettato la decisione del primo ministro. In protesta, il 9 novembre 2020, alcuni dimostranti fecero irruzione nel Parlamento di Erevan, assediando la sede del governo. Anche il presidente armeno sembrava unirsi al coro di proteste poiché aveva dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’accordo solamente dai media e di non essere stato consultato a riguardo.

 Sulla base del trattato di pace, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni 90, erano stati occupati dalle forze armene.

di Redazione

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