Amhara respinge le accuse di “pulizia etnica” nel Tigray

Pubblicato il 12 marzo 2021 alle 7:15 in Africa Etiopia

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La regione dell’Amhara, in Etiopia, ha respinto le accuse secondo le quali le sue forze sarebbero coinvolte in una “pulizia etnica” nel Tigray, dove è in corso un conflitto con le forze del Governo etiope.

Secondo quanto riferito da Al Jazeera English, l’11 marzo, il portavoce di Amhara, Gizachew Muluneh, ha negato la veridicità dei numerosi rapporti pubblicati che hanno documentato crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati anche dalle forze regionali di Amhara, considerandoli come meri elementi di “propaganda”. Tra questi, è possibile citare il documento redatto da Amnesty International (AI) il 26 febbraio, il quale ha mostrato che tra il 19 e il 19 novembre 2020, le truppe eritree che operano nella città etiope di Axum, nel Tigray, hanno commesso una serie di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, compresa l’uccisione di centinaia di civili.

A queste rivelazioni si è aggiunto un report del Governo statunitense, reso noto al pubblico il 26 febbraio dal New York Times, che ha stabilito che i militari etiopi e i combattenti ad essi affiliati stanno effettuando una campagna sistematica di pulizia etnica nel Tigray e in particolare nella parte occidentale, confinante con la regione di Amhara. In questo contesto, il dipartimento di Stato ha richiesto il ritiro immediato di tutte le forze che operano nella regione settentrionale del Paese e l’apertura di un’indagine imparziale per investigare sui massacri.

Inoltre, secondo Al Jazeera English, i funzionari del Tigray hanno accusato le forze della regione di Amhara di aver sfollato migliaia di persone dalla terra nel Tigray occidentale, una parte della regione che l’etnia Amhara sostiene appartenga loro di diritto. In merito a questo, Gizachew ha sostenuto che “un numero limitato di tigrini può essere sfollato”. Gizachew ha condannato l’appello di Blinken, considerandolo “fuorviante” e constatando che  il territorio del Tigray occupato dalle sue forze regionali è “effettivamente considerato parte di Amhara da ora in poi”.

I commenti del portavoce di Ahmara sono arrivati un giorno dopo che il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, testimoniando davanti al Congresso, ha dichiarato non accettare forze di sicurezza nella regione che abusino dei diritti umani del popolo del Tigray o che commettano atti di pulizia etnica, chiedendo anche l’avvio di un’indagine indipendente per indagare sulla situazione.

Secondo Al Jazeera English, i leader fuggitivi del Tigray hanno rilasciato una dichiarazione, l’11 marzo, in cui condannano quella che hanno chiamato “la campagna genocida” contro il loro popolo. Getachew Reda, uno dei capi della regione settentrionale del Tigray, ha reso noto che “migliaia di civili sono stati massacrati, centinaia di migliaia sfollati con la forza, case e infrastrutture sistematicamente distrutte”. Inoltre, Reda ha dichiarato che nonostante il primo ministro etiope, Ahmed Abiy, abbia affermato la sua innocenza e abbia anche promesso di permettere l’accesso in Tigray alle agenzie umanitarie, il suo regime è “responsabile dei crimini per cui viene accusato e non fa altro che intensificarli”.

A causa delle circostanze, Berhane Kidanemariam, il vicecapo della missione presso l’ambasciata etiope a Washington, DC, si è dimessa dal suo ruolo, accusando Ahmed Abiy, il primo ministro etiope, di condurre l’Etiopia “su un sentiero oscuro verso la distruzione e la disintegrazione”. Nello specifico, Kidanemariam ha dichiarato di essersi ritirata dalla missione per “protestare contro la guerra genocida nel Tigray”. Inoltre, la diplomatica ha accusato il Governo etiope di travisare le condizioni sul terreno di conflitto e di non essere stato chiaro sulla “presenza di potenze straniere”, un riferimento alle truppe eritree.

Vale la pena ricordare che, il 4 novembre 2020, il Governo federale etiope ha dichiarato guerra alla sua regione settentrionale del Tigray, uno dei 10 Stati federali semi-autonomi organizzati secondo linee etniche in Etiopia. I tigrini sono stati a lungo molto influenti e dominanti nel Paese, controllando il Governo per tre decenni. Da quando l’attuale primo ministro, Abiy Ahmed, è salito al potere nel 2018, i leader del Tigray si sono lamentati di essere ingiustamente presi di mira nei procedimenti per corruzione, rimossi dalle posizioni di vertice e ampiamente considerati come capri espiatori per i problemi del Paese.

Abiy, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, si è appoggiato alle forze dell’Amhara per mettere in sicurezza il Tigray occidentale e meridionale una volta che il TPLF si è ritirato da quelle aree, permettendo così ai funzionari di Amhara di istituire amministrazioni transitorie in numerose città. Tali forze regionali hanno accettato di assistere le truppe federali in quanto molti abitanti dell’Amhara credono che il TPLF, un tempo dominante, abbia incorporato illegalmente dei territori dopo essere salito al potere nei primi anni ’90.

Nel novembre 2019, il primo ministro e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope (EPRDF) hanno unificato i partiti costituenti della coalizione di Governo, istituendo il cosiddetto “Partito della Prosperità”. Il TPLF ha considerato illegale questa fusione, pertanto non ha partecipato. La faida tra il Governo e il TPLF è diventata più intensa dopo che il Tigray ha tenuto le proprie elezioni a settembre del 2020, sfidando il Governo di Abiy che ha rinviato le elezioni nazionali a causa della pandemia. Di conseguenza, l’esecutivo ha stabilito che il Governo del Tigray era illegale e, in cambio, il Tigray ha dichiarato di non riconoscere più l’amministrazione di Abiy.

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Julie Dickman

di Redazione

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