UE, coronavirus: l’EMA dà il via libera anche al vaccino di Johnson & Johnson

Pubblicato il 11 marzo 2021 alle 19:44 in Europa USA e Canada

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L’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha dato la sua autorizzazione al vaccino monodose di Johnson & Johnson, una mossa che apre la strada, per i Paesi del blocco, all’utilizzo del quarto siero in grado di rallentare la pandemia. L’ autorizzazione della Commissione europea seguirà a breve, ha chiarito la commissaria alla Salute dell’UE, Stella Kyriakides, sul suo account Twitter. “Questo segna un altro passo fondamentale per garantire che tutti i cittadini possano accedere il prima possibile a vaccinazioni sicure ed efficaci”, ha scritto la funzionaria.

L’EMA ha sottolineato, giovedì 11 marzo, che l’approvazione formale all’immissione condizionale in commercio del vaccino è stata stabilita “dopo una valutazione approfondita” dei dati di Johnson & Johnson, che hanno soddisfatto i criteri di efficacia, sicurezza e qualità richiesti dall’UE. Anche Stati Uniti, Canada e Bahrein hanno approvato il vaccino dell’azienda statunitense. Il Sudafrica sta effettuando una revisione accelerata. “Con quest’ultima opinione positiva, le autorità di tutta l’Unione europea avranno un’altra opzione per combattere la pandemia e proteggere la vita e la salute dei loro cittadini”, ha affermato Emer Cooke, direttore esecutivo dell’EMA. L’Agenzia ha già dato il via libera ai vaccini prodotti da Pfizer-BioNTech, da AstraZeneca-Oxford University e da Moderna. Anche altri tre vaccini sono in fase di “revisione continua” da parte dell’ente. Si tratta di Novavax, CureVac e dello Sputnik V della Russia.

In seguito ad una sperimentazione globale su 44.000 persone, il siero di Johnson & Johnson è risultato efficace al 67% due settimane dopo l’inoculazione, ha specificato l’EMA. Sebbene molti vaccini rivali abbiano riportato un tasso di protezione più elevato, il confronto diretto tra i numeri è complesso considerato il fatto che i test hanno spesso obiettivi diversi e che lo studio di Johnson & Johnson è stato condotto mentre circolavano nuove varianti, più contagiose, del virus. Il siero dell’azienda statunitense, similmente a quello di Astrazeneca, utilizza un adenovirus, ovvero una versione indebolita di un comune virus del raffreddore, che serve per trasportare nell’organismo le informazioni genetiche utili a sviluppare la difesa contro le spike, ossia le “coroncine” che il virus utilizza per attaccare le cellule.

L’autorizzazione all’immissione in commercio condizionale dell’UE consente la vendita del trattamento per un anno senza che siano disponibili dati completi sulla sua efficacia e sugli effetti collaterali. Il direttore scientifico di Johnson & Johnson, Paul Stoffels, ha definito la decisione dell’EMA un “momento fondamentale”, considerato che il mondo intero sta lottando per arginare una pandemia che ha ucciso più di 2,7 milioni di persone a livello globale e ha messo in ginocchio le economie di tutta la comunità internazionale. I governi sperano che il vaccino, chiamato COVID Vaccine Janssen, dal nome dell’unità di Johnson & Johnson che lo ha sviluppato, supporti l’UE in un momento in cui i ritardi nelle consegne di Pfizer e AstraZeneca stanno danneggiando la fornitura e rallentando le campagne di vaccinazione.

L’azienda statunitense ha accettato di dotare l’Unione di almeno 200 milioni di dosi quest’anno, di cui 55 milioni nel secondo trimestre, con le prime spedizioni previste il mese prossimo. L’Europa, al momento, è in difficoltà nella battaglia contro il coronavirus visto che una variante più contagiosa, identificata per la prima volta nel Regno Unito, sta attraversando il continente. Il blocco è attualmente molto indietro nelle vaccinazioni rispetto a Paesi come Israele, Gran Bretagna, Cile e Stati Uniti. Italia e Francia hanno imposto nuove restrizioni negli ultimi giorni. Per la prima volta in sei settimane, negli ultimi sette giorni, i nuovi casi sono aumentati in tutta Europa del 9%. L’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha attribuito in parte tale aumento alla diffusione di nuove varianti del virus, soprattutto quella inglese, che si ritiene sia fino al 70% più contagiosa.

Il primo marzo il vaccino di Johnson & Johnson era già stato approvato negli USA, dove la Food and Drug Administration (Fda) aveva confermato “la sicurezza e l’efficacia della dose singola del vaccino contro il coronavirus, in particolare contro i casi gravi”. Inoltre, già a luglio scorso, uno studio scientifico aveva rivelato che questo siero aveva indotto una “forte risposta immunitaria”, riuscendo a prevenire infezioni successive e proteggendo del tutto o quasi i polmoni di primati non umani nello studio pre-clinico. Sulla base di questi dati, era stato dunque avviato un trial clinico su volontari sani negli Stati Uniti e in Belgio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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