Qatar, Turchia, Russia a sostegno di una soluzione in Siria

Pubblicato il 11 marzo 2021 alle 16:08 in Qatar Russia Turchia

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Il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdul Rahman al-Thani, ha dichiarato di aver discusso con i suoi omologhi di Russia e Turchia, Sergej Lavrov e Mevlut Cavusoglu, delle modalità per fornire aiuti umanitari in Siria e ha annunciato il lancio di una nuova pista politica volta a risolvere la crisi siriana.

Le dichiarazioni del ministro qatariota sono giunte giovedì 11 marzo, a margine di un incontro trilaterale che ha visto impegnati i ministri degli Esteri dei tre Paesi, i quali hanno discusso dei negoziati di pace in Afghanistan, della situazione nel Golfo e in Libia, del dossier sul nucleare iraniano e dalla crisi in Siria, una questione “legata alle menti e ai cuori del popolo del Qatar”. Stando a quanto specificato da al-Thani, la formula delineata per la Siria è parallela a quella dei cosiddetti colloqui di Astana e riguarda perlopiù la situazione umanitaria. Lavrov, il quale ha accolto con favore il ruolo che Doha prova a svolgere, ha poi aggiunto che i lavori sul nuovo meccanismo, in realtà, sono iniziati già da un anno e che quello dell’11 marzo è stato il primo di una serie di incontri ministeriali sulla crisi siriana. Il prossimo si terrà presumibilmente in Turchia.

Oltre a evidenziare l’esacerbarsi della situazione umanitaria in Siria, tutte e tre le parti si sono dette concordi sulla necessità di una soluzione politica al conflitto, consapevoli che questo non possa essere risolto militarmente. Inoltre, Doha, Ankara e Mosca si sono dette disposte a sostenere le mosse dalle Nazioni Unite, volte al raggiungimento di una soluzione in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza e con il comunicato di Ginevra del 2012. Inoltre, i tre ministri hanno affermato il loro impegno nella lotta al terrorismo in tutte le sue forme, e nel far fronte alle “agende separatiste” che minacciano l’integrità territoriale e la sovranità della Siria, e che rappresentano una minaccia anche per la sicurezza nazionale dei Paesi vicini.

Da un lato, il Qatar ha ribadito il suo sostegno all’integrità territoriale siriana, ai negoziati del Comitato costituzionale e al ritorno sicuro e volontario dei rifugiati. Dall’altro lato, Lavrov ha posto l’accento sui “movimenti degli attori internazionali”, i quali dovrebbero rispettare l’integrità territoriale e la sovranità della Siria. Al contempo, a detta del ministro russo, vi sono “sanzioni occidentali”, definite illegali, che prendono di mira l’intero popolo siriano e ostacolano la risoluzione delle problematiche di natura umanitaria. Anche Cavusoglu ha dichiarato che il suo Paese mira a difendere l’integrità territoriale della Siria, a proteggere i civili e a contrastare le organizzazioni terroristiche, mentre ha evidenziato la necessità di raddoppiare gli aiuti umanitari diretti verso il Paese mediorientale, soprattutto alla luce della diffusione della pandemia di Covid-19. Nel frattempo, ha affermato il ministro turco, Ankara continua a cooperare con Doha per risolvere la crisi siriana e a esercitare pressioni sul governo di Damasco per porre fine alla situazione di stallo attuale.

Risale al 16 febbraio scorso l’inizio del quindicesimo round dei cosiddetti “colloqui di Astana”, svoltosi nella città russa meridionale di Sochi, con la partecipazione di delegati sia del governo di Damasco sia dei gruppi di opposizione, oltre a diversi attori internazionali. Si tratta di colloqui riguardanti la crisi siriana, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti, mentre delegazioni di Libano, Iraq e Giordania partecipano in qualità di osservatori. L’obiettivo principale è trovare una soluzione permanente al perdurante conflitto civile in Siria, toccando altresì tematiche quali l’elaborazione di una costituzione per il “dopoguerra”, la transizione politica, la sicurezza e il ritorno dei rifugiati. Il primo incontro si era tenuto nel mese di gennaio 2017 in Turchia, con il fine di rafforzare ulteriormente i colloqui di pace di Ginevra, promossi dalle Nazioni Unite.

Ad oggi, il conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, non può dirsi concluso. Mentre Mosca sostiene le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, la Turchia si è posta a fianco dei gruppi di opposizione. Al termine dei colloqui del 16 e 17 febbraio, i partecipanti riunitisi a Sochi hanno concordato, tra i diversi punti, di estendere la tregua a Idlib, l’ultima enclave posta sotto il controllo dei ribelli, dove, il 5 marzo 2020, Ankara e Mosca hanno concordato un cessate il fuoco, volto a porre fine alla violenta offensiva dei mesi precedenti e a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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