India: dazi sulle importazioni di strumenti per l’energia solare

Pubblicato il 11 marzo 2021 alle 18:09 in Asia India

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L’India imporrà una tassa doganale del 40% sulle importazioni di moduli fotovoltaici a partire dal mese di aprile 2021, per ridurre la dipendenza dalle forniture dall’estero e promuovere la produzione interna di tale strumentazione.

L’annuncio è arrivato dal Ministero per l’Energia Rinnovabile il 10 marzo, dopo che il progetto è stato approvato dal mMnistero delle Finanze. Oltre alla tassa sui moduli fotovoltaici, un ulteriore dazio del 25% sarà imposto sulle importazioni di celle solari. Al momento, non è stato specificato per quanto resteranno in vigore tali misure.

Nel corso del 2020, sia a causa della diffusione del coronavirus a livello globale, sia a causa delle tensioni di confine tra Cina e India, le catene di approvvigionamento dell’India in generale erano state danneggiate. Le importazioni di strumentazione per l’energia solare, in particolare, ne avevano risentito maggiormente, essendo la Cina il fornitore dell’80% dei moduli fotovoltaici indiani. Per tali e altre ragioni, le autorità di Nuova Delhi ambiscono ad ottenere più indipendenza.

Alcuni operatori del settore in India hanno però criticato le misure del governo. Il direttore dell’azienda produttrice di energie rinnovabili Amp Energy, Pinaki Bhattacharyya, ha affermato che le tasse del governo sulle importazioni sono troppo alte e determineranno un aumento nel costo dell’energia solare sia per i distributori, sia per i consumatori. Per il direttore di Amp Energy, il governo avrebbe dovuto erogare sussidi diretti ai produttori indiani per aiutarli ad aumentare le proprie capacità.

L’India sta portando avanti un progetto di transizione energetica che prevede un maggiore utilizzo di fonti energetiche meno inquinanti. Nuova Delhi, prevede di quintuplicare le proprie capacità produttive a partire da energie rinnovabili, portandole a 450 giga watt entro il 2030. Nel caso specifico dell’energia solare, quest’ultima dovrà contribuire per circa 280 giga watt. Alla luce di tali obiettivi, per il governo indiano è quindi vitale stimolare il settore manifatturiero per la produzione dell’equipaggiamento necessario. Al contempo, le tasse sulle importazioni serviranno anche a creare più posti di lavoro internamente al Paese. Al momento, l’India impone tasse doganali del 14,5% sui moduli fotovoltaici che provengono da più Paesi compresa la Cina ma tali misure scadranno nel mese di luglio 2021.

Lo scorso 9 febbraio, l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) aveva dichiarato che l’energia solare prodotta in India potrebbe raggiungere i livelli di quella realizzata ad oggi attraverso la combustione del carbone entro il 2040, visti il progressivo abbattimento delle tariffe sulle energie rinnovabili e il sostegno governativo per la cosiddetta “energia verde”. Entro il 2030, però, l’India potrebbe anche diventare il terzo consumatore di energia al mondo, facendo così crescere la domanda energetica del 25% nei prossimi vent’anni e la richiesta di combustibili fossili.

Al momento, in India, il carbone è la principale risorsa utilizzata per la produzione di elettricità, rappresentando il 70% del totale delle fonti e, al contempo, solamente il 4% dell’energia elettrica è ottenuta da fonti solari. Secondo la AIE la svolta energetica dell’India sarebbe guidata dalle ambizioni di più politiche nazionali quali l’obiettivo di raggiungere 450 GW di capacità rinnovabile entro il 2030 e la competitività garantita a livello economico al settore solare.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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