Egitto- Israele: verso una pace sempre più “calda”

Pubblicato il 11 marzo 2021 alle 12:46 in Egitto Israele

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Il ministro israeliano dell’Intelligence, Eli Cohen, si è recato in Egitto, a Sharm el-Sheikh, il 10 marzo, a capo di una delegazione di alto livello composta da circa venti uomini d’affari delle maggiori società di Israele, al fine di rafforzare l’asse Tel Aviv-Il Cairo in ambiti quali elettricità, turismo, risorse idriche e agricoltura.

Stando a quanto riportato da Ofir Gendelman, portavoce del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si è trattato della maggiore delegazione israeliana mai recatasi nel paese Nord-africano nel corso degli ultimi venti anni. Inoltre, nell’ultimo decennio, sono stati rari gli incontri di tal tipo tra funzionari egiziani e israeliani. In un Tweet, Cohen ha affermato di aver discusso con alti funzionari della sicurezza egiziani delle modalità per migliorare la cooperazione in materia di sicurezza ed economia. A detta del ministro israeliano, la visita del 10 marzo, definita “storica”, è stata resa possibile da colloqui tenuti dai governi egiziano e israeliano da circa due anni, ora allargati anche a uomini d’affari. Egitto e Israele, è stato poi precisato, si stanno avviando verso una pace sempre più “calda” e i risultati di tali rinnovate relazioni saranno presto visibili.

I rappresentanti egiziani e israeliani hanno rivolto lo sguardo anche al volume degli scambi commerciali tra i due Paesi, ponendosi come obiettivo il raggiungimento di un volume pari a miliardo di dollari all’anno. In tale quadro, il ministro dell’Energia israeliano Yuval Steinitz, in visita al Cairo il 9 marzo per un meeting dell’East Mediterranean Gas Forum, ha affermato che Egitto e Israele sono entrambi disposti a sostenere la costruzione di un gasdotto sottomarino, il cui obiettivo è raddoppiare la quantità di gas da inviare presso gli impianti di gas naturale liquefatto egiziani. Il gasdotto partirà, nello specifico, dal giacimento israeliano del Leviatano, il quale, oltre a soddisfare il fabbisogno interno, già esporta gas verso Giordania ed Egitto. A detta di Steinitz, il nuovo gasdotto potrebbe inizialmente convogliare circa 10 miliardi di metri cubi di GNL all’anno, ma la quantità potrebbe aumentare in futuro. Inoltre, a detta del ministro israeliano, la domanda di gas in Europa sarà sufficiente per ottenere ulteriori esportazioni per almeno altri 15 anni.

L’avvicinamento dell’Egitto a Israele ha avuto inizio il 26 marzo 1979, con la firma del trattato di pace israelo-egiziano, con cui Il Cairo è divenuto il primo Paese arabo a firmare un accordo di tale tipo con lo Stato israeliano. Successivamente, da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, egli si è adoperato per consolidare le relazioni tra il suo Paese e Israele, a tal punto che le due parti hanno spesso assunto la medesima posizione in alcune questioni regionali, tra cui piano di pace, definito “accordo del secolo”, promosso dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Inoltre, era stato proprio al-Sisi a dichiarare, il 5 gennaio 2019 che le forze israeliane avevano aiutato il proprio Paese a contrastare la minaccia terroristica nel Sinai del Nord, area che confina con Israele, e che le relazioni tra i due Paesi erano migliorate su più fronti rispetto ai governi precedenti.

Come spiegato dal quotidiano al-Arab, la pace raggiunta nel 1979 è stata, in realtà, una “pace fredda” che, però, ha consentito al Cairo di costruire una rete di sicurezza interna a livello politico e di interagire positivamente anche con il popolo palestinese. Secondo alcuni analisti, negli ultimi anni, le relazioni tra Il Cairo e Tel Aviv sono state “flessibili”, ma la prima è riuscita sia a controllare la “corsa alla normalizzazione” intrapresa da Israele sia a evitare uno scontro diretto quando Israele è stato visto “violare” i territori di Palestina, Libano e Siria. Tuttavia, gli accordi di normalizzazione raggiunti da Israele nel corso del 2020 hanno rappresentato “un punto di svolta”, in quanto considerati alla base di partenariati regionali che non vedono più soltanto l’Egitto stringere legami di cooperazione con la parte israeliana.

Il Paese Nord-africano, da parte sua, continua a essere interessato a cooperare con Israele a livello economico e di sicurezza, ma, a detta di alcuni esperti, ciò non significa che Il Cairo abbandonerà il suo impegno nella causa palestinese. Al contrario, l’Egitto potrebbe far leva sulla sua relazione con Israele per raggiungere una soluzione “adeguata”, sebbene questo necessiti di un consenso più ampio a livello “arabo”.

Ad ogni modo, Il Cairo, alla luce delle nuove relazioni di Israele con i Paesi arabi e del Golfo, ha ritenuto più “saggio” investire nel gas naturale e nei dossier riguardanti il Mediterraneo Orientale, un elemento di possibile pressione, laddove necessario. Alla luce di ciò, alcuni analisti prevedono che sarà proprio l’attivazione delle “rotte del gas” a consentire a Egitto e Israele di passare da una pace fredda a una sempre più calda, la quale potrebbe rafforzarsi ulteriormente nel caso in cui la parte israeliana agisca correttamente all’interno della questione palestinese. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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