Colombia: sindaca di Bogotà accusa i migranti venezuelani di creare insicurezza

Pubblicato il 11 marzo 2021 alle 20:27 in America Latina Colombia

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La sindaca di Bogotá, Claudia López, ha attribuito ancora una volta l’aumento dell’insicurezza nella capitale della Colombia alla presenza di migranti venezuelani, dopo che un poliziotto è stato ucciso durante una sparatoria nel Nord della città. Due uomini, oltre all’agente, sarebbero stati coinvolti nello scontro e uno di questi sarebbe originario del Venezuela. “Non è la prima volta, purtroppo che abbiamo atti molto violenti da parte di migranti venezuelani”, ha dichiarato López. “Prima uccidono e poi rubano. Abbiamo bisogno di garanzie per i colombiani. Rispetto profondamente le politiche del governo nazionale, ma anche i colombiani hanno bisogno di protezione”, ha aggiunto la sindaca in un comunicato, ampiamente criticato da alcuni settori della società civile che hanno intravisto una sfumatura di xenofobia nelle sue parole.

López ha ricordato che questa non è la prima volta che un agente di polizia viene assassinato in Colombia da un cittadino venezuelano e ha assicurato che la città “non risparmierà le risorse necessarie” per combattere la criminalità e perseguirla. La sindaca, inoltre, dopo aver collegato l’aumento dell’insicurezza nella capitale ai crimini commessi da alcuni migranti venezuelani, ha sottolineato che le sue conclusioni sono rispettose delle altre nazonalità e non cercano di generare “alcun atto di xenofobia”. “La maggioranza dei venezuelani sono persone umili in fuga da una dittatura. Ma i fatti dimostrano che una minoranza di venezuelani, profondamente violenti, che uccidono per rapinare o commettere sequestri, sono un fattore di insicurezza nella nostra città”, ha aggiunto López.

Claudia López, candidata della Alianza Verde, è diventa la prima donna sindaco della capitale il 29 ottobre 2019. Dopo aver portato allo scoperto con una costante azione di denuncia la collusione tra politica, traffico di droga e paramilitari, aveva sconfitto il liberale Carlos Fernando Galán, figlio del vecchio candidato alla presidenza Luis Galán, assassinato nel 1989 su ordine del narcotrafficante Pablo Escobar. Ex senatrice e omosessuale dichiarata, López ha conquistato una posizione di assoluta rilevanza politica in un Paese conservatore e prevalentemente cattolico. Quello di “sindaco di Bogotà” è considerato l’incarico più importante nella nazione dopo la presidenza della Repubblica.

Per quanto riguarda i rapporti tra Colombia e Venezuela, è bene sottolineare che le tensioni tra i due Paesi sono alte da tempo. Il 18 febbraio, il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha accusato l’omologo colombiano, Ivan Duque, di proteggere e incentivare il traffico di droga nel Paese, trasformandolo così “in un vero narco-Stato“. Maduro ha poi sottolineato che il governo di Duque avrebbe rafforzato la posizione della Colombia come il più importante produttore di cocaina al mondo, attualmente responsabile di circa il 70% di tutta la sostanza globalmente prodotta. A sostegno della sua accusa, Maduro ha citato i rapporti delle Nazioni Unite e del Dipartimento di Stato USA, secondo i quali la produzione di cocaina in Colombia sarebbe aumentata da 46.000 ettari di terreno a oltre 200.000 ettari. Il presidente venezuelano ha poi affermato che l’84% del traffico di droga del Paese viene esportato dalle sue coste attraverso l’Oceano Pacifico. Ma non solo. Anche gli Stati vicini sono destinatari dei prodotti colombiani, in particolare il Venezuela sarebbe vittima di circa l’8% del traffico di droga della Colombia.

I commenti di Maduro sono arrivati dopo che Duque ha accusato il governo venezuelano di proteggere nel suo territorio presunti gruppi ribelli e spacciatori di droga. La tensione tra i due governi si sta intensificando rapidamente. Giovedì 18 febbraio, un alto funzionario del governo, Jorge Rodriguez, ha dichiarato che la Colombia avrebbe sistematicamente tentato di mettere a repentaglio la stabilità del Venezuela. Il ministro della Difesa venezuelano, Padrino Lopez, ha appoggiato questa tesi e ha accusato la Colombia di essere diventata un “centro di cospirazione” incentrato sulla destabilizzazione del Venezuela. Lopez ha altresì affermato che il governo colombiano avrebbe cercato di corrompere i funzionari venezuelani, minacciando tutti quelli che si rifiutavano di pagare le tangenti. Il ministro ha concluso la sua dichiarazione assicurando che le forze armate del Venezuela non cadranno “sotto le provocazioni e le menzogne” di Duque e del governo colombiano e ha sottolineato che il Venezuela risponderà senza dubbio a qualsiasi violazione della sua integrità e della sua sovranità.

A inizio gennaio, la Colombia ha duramente condannato l’insediamento del nuovo Parlamento in Venezuela, ormai controllato dal Partito socialista unito, attualmente al governo, e ha auspicato che questa mossa rafforzi l’azione internazionale contro l’amministrazione del presidente Nicolás Maduro. Secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri colombiano, Claudia Blum, l’8 gennaio, “la pressione diplomatica internazionale è ormai irreversibile e la pretesa di Maduro di controllare il potere legislativo ha ulteriormente rafforzato la voce e l’azione della comunità internazionale contro la dittatura”. Secondo la Colombia, i membri del nuovo Parlamento venezuelano sarebbero stati eletti in modo fraudolento. Blum ha pertanto ribadito il sostegno del suo Paese all’Assemblea nazionale eletta nel dicembre 2015 e presieduta da Juan Guaidó.

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Chiara Gentili

di Redazione

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