Venezuela: indagini dell’ONU su omicidi “extragiudiziali”

Pubblicato il 10 marzo 2021 alle 19:50 in America Latina Venezuela

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Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato, mercoledì 10 marzo, che sono in corso indagini su 200 omicidi presumibilmente commessi dalle forze di polizia venezuelane nel corso di quest’anno. Gli esperti dell’ONU stanno valutando, nello specifico, se si tratti di esecuzioni sommarie.

Esprimendo seria preoccupazione per le uccisioni illegali, gli esperti hanno sottolineato che, nei casi sotto indagine, le autorità non hanno rilasciato certificati di morte, hanno effettuato pagamenti per le autopsie e hanno consegnato i corpi in bare chiuse “con l’istruzione di non aprirle”. La delegazione venezuelana, dal canto suo, respinge le accuse ma si rifiuta di affrontarle nel dettaglio. “Ancora una volta la missione di accertamento dei fatti presenta informazioni politicizzate prive di equilibrio e correttezza”, ha affermato Hector Constant Rosales, ambasciatore del Venezuela presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Marta Valinas, capo di una missione conoscitiva delle Nazioni Unite, ha affermato che il bilancio di 200 morti includeva decine di persone uccise in una grande operazione di polizia nel quartiere La Vega della capitale, Caracas, dal 7 al 9 gennaio. “Le nostre indagini preliminari indicano che almeno alcune delle persone uccise sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali”, ha detto al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Almeno 23 persone sono morte durante quel fine settimana in uno scontro tra polizia e bande locali, secondo media e attivisti. Il Brasile e gli Stati Uniti, parlando al consiglio di Ginevra, si sono detti preoccupati per quello che l’incaricato d’affari statunitense, Mark Cassayre, ha definito il “massacro” di La Vega. Valinas ha aggiunto che almeno 36 persone sono detenute illegalmente, inclusi alcuni giornalisti, da settembre 2020 e che alcuni arresti sembrano essere “politicamente motivati”. “Il concetto statale di “nemico interno” sembra essere sempre più ampio”, ha detto il capo della missione ONU. Più di 20 persone, tra cui diversi operatori sanitari, sono state poi arrestate per aver criticato apertamente la risposta del governo alla pandemia di COVID-19. Gli investigatori indipendenti delle Nazioni Unite hanno affermato, lo scorso settembre, che il governo del presidente, Nicolas Maduro, avrebbe commesso violazioni sistematiche dei diritti umani, comprese uccisioni e torture, che equivalgono a crimini contro l’umanità.

Il 18 gennaio, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (HRW) ha avvertito, nel suo rapporto annuale, del “consolidamento” delle “dittature” a Cuba, in Nicaragua e in Venezuela e dell’assenza di una vera leadership sui diritti umani in America Latina, in parte a causa del populismo dei governi di Brasile e Messico. L’organizzazione, con sede a New York, ha esaminato nel suo report la situazione dei diritti umani nel mondo, che, secondo quanto specificato, hanno vissuto un 2020 molto complicato. “L’anno scorso è stato probabilmente uno dei peggiori anni per i diritti umani, oserei dire, negli ultimi tre decenni”, aveva affermato il direttore di HRW per le Americhe José Miguel Vivanco. Nel caso dell’America Latina, Vivanco aveva poi sottolineato di aver documentato il “consolidamento di tre dittature” in Venezuela, Nicaragua e a Cuba, regimi “più forti che mai”. Per HRW, la mancanza di voci latinoamericane capaci di promuovere e difendere la causa dei diritti umani “non contribuisce a un panorama che consenta di migliorare lo stato dei diritti umani a livello regionale”, nonostante il ruolo positivo che iniziative, come il gruppo di Lima nel caso venezuelano, hanno svolto.

La malavita in Venezuela era un problema minore fino alla fine degli anni ’80. Da allora ha cominciato a peggiorare progressivamente e ha subito un forte rafforzamento a partire dal 1999, anno in cui Hugo Chávez è salito al potere. Fino alla sua morte, nel 2013, Chávez è stato rimproverato in molte occasioni per il suo atteggiamento permissivo e la sua riluttanza a reprimere il crimine usando la forza dello Stato nelle aree più povere del Paese. Da quando è stato eletto, pur senza annunciarlo formalmente, Maduro ha invece proceduto nella direzione opposta. Ha investito molti soldi nell’equipaggiamento delle forze armate e di polizia e ha deciso di combattere una rete rafforzata negli anni del chavismo, che era giunta a sfidare l’autorità dello Stato. “Dal 2010 al 2018, 23.000 persone sono morte per mano delle forze di sicurezza”, aveva affermato a gennaio Keymer Ávila, professore presso l’Istituto di scienze criminali dell’Università centrale del Venezuela e attivista sociale. “Il 69% di questi casi si è verificato tra il 2016 e il 2018. La media è di 19 decessi ogni 100.000 abitanti, un record superiore al tasso di omicidi per singolo paese al mondo. Un omicidio su tre in Venezuela è conseguenza dell’intervento delle forze di sicurezza”, aveva aggiunto. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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