Sanzioni occidentali contro la Russia, un esperto valuta chi ne trae beneficio

Pubblicato il 10 marzo 2021 alle 11:35 in Europa Russia USA e Canada

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Alla luce della notizia riferita da Bloomberg il 5 marzo, sulla discussione di nuove sanzioni contro la Russia da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna per l’uso di armi chimiche, un esperto russo ha spiegato chi trarrebbe concretamente beneficio da tale mossa.

Nello specifico, il capo economista di BCS Global Markets, principale società broker di Mosca, Vladimir Tichomirov, ha affermato che l’eventuale imposizione di sanzioni sul debito pubblico della Russia colpirà negativamente i non residenti, i quali saranno costretti a vendere tali titoli. Di conseguenza, ciò consentirà agli investitori di Mosca di acquistarli con un grande sconto.

Pertanto, secondo Tikhomirov, i provvedimenti avranno un impatto negativo maggiore sui detentori stranieri del debit0 russo. “In effetti, è facile supporre che, se tale debito è vietato, gli investitori stranieri dovranno venderlo. Questo porterà ad un calo del valore dei titoli, che permetterà al Ministero delle Finanze o agli investitori russi di acquistarli a un grande sconto”, ha chiarito l’esperto.

A proposito delle sanzioni contro gli imprenditori, invece, Tikhomirov ha sottolineato che l’effetto potrebbe essere significativo, nonostante a riguardo vi siano ancora numerose incertezze. Qualora tali provvedimenti venissero adottati, la quotazione delle società interessate cadrebbe, il che potrebbe creare buone opportunità per gli investitori non coinvolti nella lista di sanzioni, in particolare quelli nazionali.  

Ciò nonostante, l’esperto ritiene improbabile l’introduzione di tali restrizioni ma, in questi casi, anche la sola discussione si rivela spesso uno strumento di pressione sulla Russia più efficace degli attuali provvedimenti. “Non sono passati molti giorni da quando alcuni funzionari occidentali o membri del Congresso americano hanno valutato sanzioni più severe”, ha osservato Tikhomirov, concludendo che ciò non consente alla Russia di smettere di essere considerata un Paese a rischio, fattore che ha influenzato i flussi di investimento e il tasso di cambio del rublo.

Il tema delle sanzioni contro Mosca è al centro di un dibattito altamente divisivo all’interno della comunità internazionale, in quanto il blocco Stati Uniti-Europa e la Russia forniscono visioni opposte in merito. Da parte sua, la Federazione Russa sostiene che le misure occidentali non abbiano avuto un impatto significativo sulla propria economia. “Direi che l’effetto reale delle sanzioni sul PIL è stato trascurabile. Una stima al rialzo è dello 0,5%, ma probabilmente è più vicina allo zero”, ha dichiarato il capo del programma economico di Moscow Carnegie Foundation, Andrey Movchan.

Dal canto opposto, la maggior parte degli esperti statunitensi non crede alla versione di Mosca, e valuta l’incidenza delle misure più alta di quanto affermino i russi. In particolare, uno studio di Bloomberg, pubblicato il 16 novembre 2018, ha rivelato che il PIL della Federazione avrebbe subito una contrazione del 6% dal 2014, in seguito alle prime sanzioni per l’annessione della Crimea, arrivando a essere del 10% inferiore rispetto alle stime del 2013.

Tuttavia, un aspetto non menzionato nel rapporto è che tale divario è altresì dovuto ad altri fattori, come la strategia della Banca Centrale russa di focalizzarsi sull’inflazione e il pessimismo che ha colpito la maggior parte dei mercati emergenti. Al contempo, è importante considerare anche gli “effetti collaterali” dei provvedimenti occidentali. Uno tra questi è stato quello di indurre la Banca Centrale del Paese a creare riserve, mossa che ha reso l’economia russa più stabile in seguito all’introduzione, da parte del Ministero delle Finanze di Mosca, di una norma fiscale volta a protegge l’economia dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio.

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Mariela Langone

di Redazione

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