Le elezioni parlamentari in Costa d’Avorio

Pubblicato il 10 marzo 2021 alle 9:35 in Africa Costa d'Avorio

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A seguito delle elezioni legislative del 6 marzo, la commissione elettorale della Costa d’Avorio ha dichiarato che il partito al potere ha vinto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Tuttavia, l’opposizione ha denunciato brogli elettorali.

La notizia è stata resa nota il 9 marzo da Africa News. La commissione elettorale ha annunciato che il partito Houphouëtists for Democracy and Peace (RHDP) del presidente, Alassane Ouattara, ha vinto 137 seggi su 255 nell’Assemblea Nazionale. Questa elezione è arrivata pochi mesi dopo che Ouattara ha iniziato il suo terzo mandato presidenziale, il cui inizio è stato segnato da proteste violente in cui sono morte almeno 85 persone e ferite 500. Al contrario, le parlamentari si sono svolte pacificamente. Il partito di Ouattara è stato sfidato dal Parti Démocratique de Côte d’Ivoire (PDCI), guidato da Henri Konan Bedie, e il Front Populaire Ivoirien (FPI), guidato da Laurent Gbagbo.

 Tuttavia, stando a quanto riferito dal quotidiano africano, l’8 marzo, il PDCI di Bedie ha rivendicato la vittoria delle elezioni parlamentari appena concluse. Il coordinatore generale del partito, Niamkey Koffi, ha dichiarato ai giornalisti che il PDCI ha conquistato oltre 128 seggi, aggiungendo che i risultati preliminari sono stati manipolati.

Bedie e Gbagbo non hanno riconosciuto la rielezione del 31 ottobre 2020, che ha visto la vittoria del presidente Ouattara, con il 94,27% dei voti, assicurandogli un terzo mandato. Secondo la Costituzione ivoriana, questo terzo incarico non sarebbe possibile. Tuttavia, Ouattara sostiene che le riforme costituzionali del 2016 abbiano azzerato tale conto, permettendogli di ricandidarsi. Dopodiché, il 20 settembre, al fine di ostacolare la rielezione del presidente, ritenuta incostituzionale, alcuni partiti di opposizione, tra cui quello di Bedie, si sono uniti per lanciare una campagna di “disobbedienza civile”.

Per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni presidenziali, secondo The Africa Report, la missione di osservazione congiunta dell’Istituto Elettorale per la Democrazia Sostenibile in Africa (EISA) e della Fondazione Carter ha rilevato che il contesto politico e di sicurezza non ha permesso un’elezione “competitiva e credibile” e ha constatato che le elezioni hanno lasciato “un Paese fratturato”. Una simile valutazione è stata fatta dall’ONG ivoriana Indigo, che aveva dispiegato quasi 1.000 osservatori in 750 seggi elettorali in tutto il Paese. Di fatto, l’organizzazione ha notato che “le elezioni sono state guastate dalla violenza e non hanno favorito l’espressione della popolazione”. Dall’altra parte, il Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo (CNDH) della Costa d’Avorio, ha ritenuto che tranne alcuni incidenti segnalati in alcune zone, le elezioni si sono svolte “onestamente” e in “condizioni accettabili” grazie al coinvolgimento delle forze di sicurezza.

Dopo la violenza diffusa nel periodo dell’elezione, Ouattara e Bedie hanno dialogato per riappacificarsi. Questo ha spinto Bedie e Gbagbo a decidere di partecipare alle legislative del 6 marzo. I loro partiti, ovvero il Parti Démocratique de Côte d’Ivoire (PDCI) di Bédié, e il Front Populaire Ivoirien (FPI) di Gbagbo, vogliono prendere la maggioranza all’Assemblea Nazionale “per evitare il consolidamento del potere assoluto” nel Paese.

La violenza elettorale in Costa d’Avorio ha riportato alla memoria il voto presidenziale del 2010, che aveva scatenato una breve guerra civile, l’anno successivo, in cui rimasero uccise almeno 3.000 persone. I disordini scoppiarono quando l’ex presidente Gbagbo, si rifiutò di cedere il potere a Ouattara dopo aver perso le elezioni. Gli scontri che ne seguirono divisero il Nord e il Sud del Paese. 

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Julie Dickman

di Redazione

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