La questione della conferenza sull’Afghanistan in Turchia

Pubblicato il 10 marzo 2021 alle 18:11 in Afghanistan Turchia

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Il 10 marzo, fonti locali vicine ai talebani hanno affermato che una conferenza sulla pace in Afghanistan, mediata dall’ONU, si terrà in Turchia il 27 marzo. L’incontro è stato poi posticipato ad aprile. Tuttavia, si fornisce una panoramica sul ruolo di Ankara nel conflitto. 

Gli Stati Uniti e il governo di Kabul non hanno ancora confermato la notizia e la data della possibile conferenza sul territorio turco. Tuttavia, la proposta di tenere un incontro internazionale in Turchia per discutere del processo di pace in Afghanistan è arrivata proprio dal segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, in una lettera inviata alle autorità afghane e resa pubblica il 7 marzo. Nella stessa missiva, gli Stati Uniti hanno comunicato di non aver ancora escluso la possibilità di un ritiro completo delle proprie forze armate dall’Afghanistan entro il primo maggio, termine ultimo previsto nell’accordo con i talebani firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Tuttavia, il 9 marzo, a Washington, il presidente della Commissione per le Relazioni Estere del Senato ha ribadito la propria preoccupazione riguardo ad un eventuale ritiro statunitense completo dall’Afghanistan. 

Da Ankara, la Turchia si è detta pronta a prendere parte agli sforzi di mediazione per la pace afghana, secondo quanto riferito dal portavoce del partito al governo del Paese, il 9 marzo. “L’Afghanistan è un Paese molto importante per noi”, ha riferito ai giornalisti Omer Celik, portavoce del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), dopo una riunione del Comitato Esecutivo Centrale del partito. La notizia della conferenza in Turchia arriva a poche ore di distanza dall’annuncio di un incontro sullo stesso tema a Mosca, che dovrebbe avere luogo il 18 marzo. Le autorità afghane non hanno ancora risposto all’invito e neanche i Paesi stranieri chiamati in causa, che secondo fonti locali dovrebbero essere Stati Uniti, Russia, Cina, Pakistan, Iran e India. Infine, è importante ricordare che sono ancora in corso i colloqui preliminari ai negoziati di pace intra-afghani a Doha, in Qatar, lanciati il 12 settembre 2020. Tuttavia, tali discussioni sembrano essersi arenate a seguito dell’aumento delle violenze in Afghanistan e delle richieste di una e dell’altra parte. I talebani vogliono maggiori garanzie, come la liberazione di altri prigionieri e la rimozione dalla lista nella delle sanzioni dell’ONU. Il governo afghano, invece, chiede l’imposizione di un cessate il fuoco nel Paese come presupposto fondamentale per la continuazione dei colloqui. 

Dagli Stati Uniti, l’8 marzo, il Dipartimento di Stato ha affermato che è troppo presto per dire come stanno andando i colloqui di pace in Afghanistan, ma Washington ritiene, in ogni caso, che questo sia un momento in cui è possibile compiere importanti progressi. Proprio per questo, il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha riferito che l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, sarebbe rimasto a Doha per un po’ di tempo. “Abbiamo continuato a incoraggiare tutte le parti a partecipare in modo costruttivo e con un certo grado di prontezza, sapendo che questo è un momento in cui il progresso è possibile”, ha affermato Price. “Vogliamo fare tutto il possibile per facilitare questo progresso, per sostenere il dialogo, i negoziati inter-afghani tra le varie parti. Questo è esattamente il motivo per cui siamo lì”, ha aggiunto. 

Per quanto riguarda la posizione della Turchia in Afghanistan, Ankara ha inviato le proprie truppe nel Paese a seguito degli attentati di Istanbul del 2003. In tale anno, una serie di attacchi suicidi, attribuiti ad Al-Qaeda, erano stati effettuati con camion esplosivi in quattro diverse località della città turca, il 15 e 20 novembre 2003. Una legge entrata in vigore il primo gennaio 2015 ha consentito al Governo turco di inviare truppe in Afghanistan per sostenere la missione a guida NATO, Resolute Support. A dicembre del 2020, il Parlamento di Ankara ha autorizzato il prolungamento della missione turca in Afghanistan per altri 2 anni, a partire dal 6 gennaio. Ad oggi, le truppe turche sono stanziate nella capitale, Kabul, e nella provincia centrale di Wardak, ma non sono solitamente impegnate in operazioni di combattimento, nonostante le pressioni degli Stati Uniti a tale proposito. Inoltre, la Turchia funge anche da mediatore tra Afghanistan e Pakistan su questioni legate al terrorismo. Il vertice trilaterale Afghanistan-Pakistan-Turchia è iniziato nel 2007 con il nome di “Processo di Istanbul”. Questo ha lo scopo di risolvere i problemi derivanti dalle accuse del governo afghano secondo cui i talebani afgani si nascondono indisturbati all’interno del Pakistan, con il beneplacito delle istituzioni locali, al fine di costruire la fiducia reciproca tra Kabul e Islamabad. 

Il rapporto di Ankara con i talebani è un altro tema rilevante per comprendere l’importanza della Turchia nel quadro afghano. A tale proposito, è interessante sottolineare il ruolo di guida per i Paesi musulmani del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, citando un’intervista pubblicata dall’agenzia di stampa turca Anadolu, il 3 febbraio 2020, con Gulbuddin Hekmatyar, un mujahideen afghano, capo del partito Hezb-e-Islami. Questo aveva affermato di aver tenuto discussioni private con i talebani che avevano dichiarato il proprio interesse riguardo ad un ruolo maggiore della Turchia nei colloqui di pace afghani e Ankara era stata definita una “sede neutrale” ideale per tali discussioni. “Ho un messaggio per il popolo turco: gli afgani vi amano, amano il vostro brillante passato, e ci aspettiamo che voi facciate rivivere la gloria di quei tempi e il vostro ruolo”, aveva dichiarato Gulbuddin Hekmatyar, in un probabile riferimento al passato ottomano. “Altri Paesi musulmani si sono trasformati in basi militari per gli stranieri. Gli arabi sono divisi e hanno perso la gloria e il prestigio del passato. Preghiamo per il successo del popolo turco e del suo presidente”, aveva aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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