Donbass: per l’Ucraina, la “missione di pace” del Cremlino è una “provocazione”

Pubblicato il 10 marzo 2021 alle 18:34 in Russia Ucraina

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Il rappresentante del Gruppo di contatto trilaterale (GTC) sull’Ucraina, Sergej Garmash, ha accusato la Russia, mercoledì 9 marzo, di pianificare “azioni provocatorie” nel Donbass al fine di normalizzare la situazione nell’area. Nel frattempo, l’Ucraina, la Germania e la Francia hanno finalizzato il piano per la risoluzione del conflitto.

Pochi giorni fa, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelens’kyj, in una riunione del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, aveva incaricato le autorità del Paese di elaborare un pacchetto di misure per la risoluzione del conflitto in Donbass, area in cui, nel mese di febbraio, sono state denunciate numerose violazioni dell’accordo per il “cessate il fuoco”. In relazione a ciò, il 9 marzo, Garmash ha apertamente dichiarato, nella sua pagina Facebook, che la Francia e la Germania hanno elaborato una serie di “proposte cluster” con lo scopo di porre fine alla guerra in Donbass. Nel dettaglio, il capo dell’ufficio del presidente ucraino, Andrej Ermak, ha specificato che Kiev ha finalizzato il piano proposto da Parigi e Berlino e che all’appello manca solo il via libera di Mosca. Ermark si è detto soddisfatto del programma poiché non solo è perfettamente in linea con gli accordi di Minsk, ma è anche conforme alle norme di diritto internazionale. Il funzionario ucraino ha definito il piano franco-tedesco molto “solido”.

Dall’altra parte, Mosca avrebbe elaborato una roadmap per introdurre “peacekeepers”  nella regione, mossa che le forze del Donbass hanno percepito come provocatoria. A tal riguardo, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa russa TASS, la strategia di Mosca mirerebbe a creare una nuova realtà nell’area di conflitto, così da ridurre l’influenza delle proposte franco-tedesche. Garmash ha riferito che la “missione pacifista di Mosca” sarebbe stata istituita in realtà con il fine ultimo di occupare la regione, trasformandola in una base militare russa. Per scongiurare che tali strategie si concretizzino, le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk hanno elaborato un piano di azione che prevede il dispiegamento delle forze militari per la difesa delle regioni nel caso in cui la Russia si introduca con i suoi “peacekeepers”. Il rappresentante del GTC, dopo aver specificato di non parlare in nome di tutto il Gruppo di contatto trilaterale, ha chiarito che sebbene lui non sia un militare, appare chiaro che il piano difensivo di Kiev non abbia scopi offensivi. A tal proposito, ha proseguito Garmash, la fase preparatoria del piano include una serie di esercitazioni e il rafforzamento delle postazioni militari. Il rappresentante ha poi aggiunto che lo stesso vale per le intenzioni della Russia. Le forniture di munizioni e carburanti che Mosca ha ricevuto non implicano necessariamente intenzioni bellicose.

Il politologo Ivan Mezyukho, in un’intervista al quotidiano russo Argumenty i Fakty, ha definito “irrealistico” il piano di Kiev per il ripristino del controllo sul Donbass entro il 2025. L’analista ha osservato che, in primo luogo, il capo di Stato dell’Ucraina dovrebbe ordinare il cessate il fuoco e rispettare gli accordi nel quadro della Formula di Steinmeier, che prevede una risoluzione del conflitto attraverso elezioni supervisionate dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE).

È importante ricordare che dal 27 luglio 2020 nel Donbass sono entrate in vigore ulteriori misure pacifiche che impongono il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedono responsabilità disciplinare per chiunque violi tali imposizioni. Tuttavia, nel mese di febbraio, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. In aggiunta, il governo di Kiev ha dichiarato che, solo in data 7 marzo, le violazioni per il “cessate il fuoco” sono arrivate a 4. I filorussi avrebbero utilizzato mortai da 120 e 82 mm, armamenti vietati in base agli accordi di Minsk II.

Gli accordi di Minsk sono composti dal protocollo di Minsk e gli accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’OCSE. Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia”, Germania, Francia, Ucraina e Russia, concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, l’accordo di Minsk II. Nel 2016, l’allora ministro degli Affari Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, propose una versione più semplificata dei precedenti accordi. Nella formula, che venne chiamata in onore del politico, si fa riferimento ad “elezioni oneste e democratiche” da tenere nei territori separatisti. Esse dovranno svolgersi in conformità con la legge ucraina e dovranno necessariamente essere supervisionate dall’OCSE. Nel caso in cui quest’ultima valuti valide e trasparenti le elezioni, allora ai territori sarà assegnato uno “status speciale”, ovvero un sistema particolare di autogoverno. A quel punto, stando alla formula di Steinmeier, i territori torneranno sotto il controllo del governo ucraino.  

di Redazione

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