Colombia: in due mesi oltre 11.000 sfollati

Pubblicato il 10 marzo 2021 alle 7:04 in America Latina Colombia

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Dall’inizio del 2021, più di 11.000 persone sono rimaste sfollate a causa dei combattimenti tra i gruppi armati della Colombia. Il numero rappresenta l’equivalente di sette persone ogni ora, ha evidenziato il difensore civico nazionale, Carlos Camargo, che si occupa dei diritti umani nel Paese. Bande criminali, guerriglieri di sinistra legati all’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ed ex membri ribelli delle FARC, che si rifiutano di riconoscere l’accordo di pace con il governo, si scontrano quotidianamente tra di loro e con le forze armate per il controllo del traffico di droga e delle aree minerarie illegali.

“Ci sono stati 16 episodi di sfollamenti di massa urbani e 14 eventi di sfollamenti di massa rurali che hanno colpito un totale di 4.062 famiglie, ovvero 11.150 persone”, ha riferito in un comunicato il difensore civico Camargo. “Il 90% degli sfollati appartiene a comunità etniche del Pacifico colombiano”, ha aggiunto. Lo scorso anno ci sono stati 28.509 sfollati e 90 grandi episodi di sfollamento di massa, come evidenziato dai dati dell’ufficio del difensore civico. Quaranta comunità nelle province del Pacifico di Choco, Cauca e Narino hanno subito quest’anno “impedimenti” a causa di controversie territoriali tra gruppi armati, ha affermato il comunicato. La città portuale di Buenaventura è stata uno dei principali hub per gli sfollati urbani, poiché le bande locali combattevano per il controllo delle rotte marittime del traffico di droga verso gli Stati Uniti. “Si tratta di eventi che terrorizzano la popolazione con omicidi mirati, reclutamento e utilizzo di bambini e adolescenti, minacce e in generale pratiche di sottomissione e controllo della popolazione”, ha spiegato Camargo.

L’amministrazione del presidente colombiano, Ivan Duque, ha ripetutamente promesso di combattere i gruppi armati illegali che ritiene responsabili degli omicidi di attivisti per i diritti umani e delle recenti uccisioni di massa. La violenza dilagante nel Paese ha reso Duque il bersaglio di numerose critiche internazionali dal momento che in molti lo accusano di non riuscire ad arginare lo spargimento di sangue.

La Colombia continua a combattere un conflitto armato multiforme che coinvolge combattenti di sinistra, trafficanti di droga e paramilitari di destra in competizione per il controllo della cocaina e delle industrie di estrazione mineraria illegale. A febbraio, il presidente colombiano ha accusato il Venezuela di “proteggere” i combattenti ribelli rimasti attivi, ma il suo omologo di Caracas, Nicolas Maduro, ha intimato al vicino sudamericano di astenersi dal fare simili dichiarazioni sottolineando che “il suo Paese risponderà con la forza qualora il nuovo contintente d’élite della Colombia o lo stesso Duque dovessero violare la sovranità del Venezuela”. Più di nove milioni di persone sono morte, scomparse o rimaste sfollate a causa dei combattimenti contro le forze ribelli colombiane inizate negli anni ’60.

La piena attuazione di un accordo di pace firmato nel 2016 con i ribelli delle forze armate rivoluzionarie della Colombia, che inizialmente aveva portato a una riduzione degli omicidi, è la chiave, secondo l’ONU, per arginare le violenze nel Paese. “La cosa più importante è mettere l’accordo di pace al centro della risposta del governo, rafforzando i meccanismi creati dall’intesa per questa situazione”, ha detto, durante una video-conferenza, Juliette de Rivero, rappresentante della Colombia dell’Ufficio delle Nazioni Unite, il 23 febbraio. L’accordo del 2016 aveva visto circa 13.000 membri delle FARC smobilitarsi e il gruppo diventare un partito politico legale. Il governo, tuttavia, deve ancora smilitarizzare altri gruppi armati, compresi i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell”Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ancora attivi, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza. Secondo de Rivero, le uccisioni di almeno 248 ex combattenti delle FARC, da quando è stato firmato l’accordo, sono dovute “all’assenza di una presenza statale globale in alcune regioni”. L’ONU ha infine ricordato che, entro il prossimo novembre, tutta la società colombiana, compresi i militari, dovrebbe contribuire agli sforzi di una commissione per la verità, creata in base all’accordo, per chiarire gli eventi che hanno avuto luogo durante il conflitto, durato mezzo secolo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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