Cina: ratificato il RCEP, il maggior patto commerciale al mondo

Pubblicato il 9 marzo 2021 alle 12:20 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro del Commercio della Cina, Wang Wentao, ha annunciato, l’8 marzo, che Pechino ha ratificato formalmente il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e ha invitato gli altri firmatari a fare lo stesso quanto prima.

In base a quanto affermato da Wang, poiché i Paesi che hanno aderito al RCEP rappresentano un terzo dell’economia globale e una popolazione di 2,1 miliardi di persone, la firma dell’accordo ha portato alla creazione di un mercato unificato ricco di potenziale e vitalità. Al momento, anche altri tra i firmatari stanno accelerando la sua attuazione e Wang ha indicato come soglia necessaria l’approvazione da parte di sei membri ASEAN e di tre Paesi esterni.

Dal punto di vista della preparazione tecnica della Cina, il ministro ha affermato che le operazioni dei dipartimenti incaricati del Consiglio di Stato stanno procedendo in modo regolare. Intanto, il Ministero del Commercio ha organizzato un primo corso di formazione per 6.000 dipendenti di varie aziende, a cui ne seguirà un secondo entro il mese di marzo, al quale parteciperanno 40.000 persone.

IL RCEP è stato firmato lo scorso 15 novembre da Cina, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Australia e dai Paesi dell’ASEAN, ovvero Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Myanmar, Laos, Cambogia e Vietnam. In termini di PIL, il RCEP rappresenta il maggior patto commerciale al mondo e con esso i firmatari sperano di rilanciare le rispettive economie, in particolar modo a seguito della crisi determinata dalla diffusione del coronavirus.

In base all’intesa, i Paesi contraenti abbasseranno le tariffe doganali e avvieranno il commercio di servizi internamente al blocco, consentendo ai prodotti d’esportazione di circolarvi senza dover rispettare specifiche procedure per ogni singolo Paese. Secondo alcune previsioni, l’accordo eliminerà il 90% delle tariffe sulle esportazioni tra le parti entro i prossimi 20 anni e migliorerà la circolazione di beni e servizi nella regione. Oltre a stabilire una serie di regole commerciali comuni, il RCEP andrà a coprire più ambiti commerciali ancora non regolati dagli accordi ad oggi disponibili tra i contraenti, quali l’e-commerce, le politiche di concorrenza e i diritti di proprietà intellettuale. Tuttavia, le questioni dei diritti del lavoro e della protezione ambientale non sono state menzionate nell’intesa.

Secondo più esperti, l’accordo rafforzerebbe le ambizioni geopolitiche regionali della Cina per quanto riguarda lo sviluppo dell’iniziativa delle Nuove Vie della Seta e rappresenterebbe la definitiva uscita di scena degli USA dalle regole commerciali regionali in favore della Cina. Durante l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, il 23 gennaio 2017, Washington aveva abbandonato il Trans-Pacific Partnership (TPP) che era visto come un contro peso per l’accordo siglato il 15 novembre. Nonostante Washington sembrerebbe essere stata tra i grandi esclusi dell’intesa, le multinazionali statunitensi potranno comunque usufruire di quanto previsto dal RCEP tramite le proprie sussidiarie nei singoli Paesi contraenti.

L’accordo era stato proposto per la prima volta nel 2012 e, da allora, i firmatari avevano intrattenuto negoziati per la sua firma arrivata otto anni dopo. Tra i Paesi asiatici assenti vi è stata l’India che si era ritirata dai negoziati nel novembre 2019, per timore sia di squilibri commerciali, in quanto la bilancia commerciale dell’India con 11 dei Paesi del RCEP ha segno negativo, sia dell’arrivo di una grande quantità prodotti manifatturieri e agricoli sul suo mercato sui quali non aveva intenzione di abbattere i dazi. In particolare, l’India temeva anche che beni cinesi a basso prezzo entrassero sul proprio mercato.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione