Somalia: autobomba nella capitale, almeno 20 morti e 30 feriti

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 10:24 in Africa Somalia

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Almeno 20 persone sono state uccise e 30 ferite in seguito all’esplosione di un’autobomba nei pressi del porto della capitale della Somalia, Mogadiscio, il 5 marzo.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, l’attentato suicida è avvenuto davanti ad un ristorante yemenita verso l’ora di cena, quando il locale era pieno. Un portavoce della polizia, Sadiq Ali Adan, ha accusato il gruppo terroristico al-Shabaab di essere responsabile dell’attentato, dato che quest’ultimo ha spesso preso di mira la città di Mogadiscio. Tuttavia, l’attentato del 5 marzo non è stato ancora rivendicato da nessun gruppo armato. Al momento dell’esplosione, le forze governative erano dispiegate a Mogadiscio in vista di una manifestazione pianificata per il 6 marzo, guidata dai leader dell’opposizione per il ritardo delle elezioni nazionali del Paese. La protesta è stata poi rinviata.

Le instabilità politiche in Somalia risalgono al 1991, quando il Paese è crollato nell’anarchia dopo il rovesciamento del regime militare del presidente Siad Barre. Nel 2006, la capitale Mogadiscio e gran parte del Sud del Paese sono state prese da una coalizione di tribunali islamici della sharia, nota come Consiglio delle Corti Islamiche Somale, portando ad un intervento delle forze etiopi e successivamente dell’Unione Africana (UA).

Dal 2012, quando si è insediato un nuovo Governo sostenuto dalla comunità internazionale, la Somalia si è avviata verso la stabilità, ma le nuove autorità devono ancora affrontare la sfida dei ribelli di al-Shabaab, affiliati ad al-Qaeda. Questo gruppo terroristico compie spesso attacchi come quello del 5 marzo in Somalia come parte della sua campagna per rovesciare il Governo centrale del Paese e stabilire il proprio dominio basato sulla sua stretta interpretazione della legge islamica, oltre a liberarsi dall’influenza occidentale.

Formatosi intorno al 2003, al-Shabaab era l’ala militante dell’ex Consiglio delle Corti Islamiche Somale che ha assunto il controllo di alcune parti della Somalia nel 2006. Da quel momento, si è impegnato in un’insurrezione contro gli esecutivi ad interim della Somalia, sostenendo le forze militari straniere e violenza diffusa contro i civili somali. Il gruppo al-Shabaab è responsabile di numerosi bombardamenti e sparatorie in tutta la Somalia edella morte di più di 3.000 civili dal 2015.

Nelle aree sotto il suo controllo, al-Shabaab fornisce servizi governativi rudimentali, tra cui lo Stato di diritto attraverso tribunali della sharia, istituzioni e scuole basate sulla sharia, finanziamenti e cibo. Nel 2019, è stato coinvolto in più di 1.000 incidenti violenti in Somalia e nel Kenya orientale, continuando a condurre attacchi durante il 2020, in particolare nella Somalia centrale e meridionale e nella capitale, Mogadiscio.

Per combattere al-Shabaab sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peacekeeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono stati tra i Paesi che hanno combattuto il gruppo islamico nel Paese del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei che hanno avuto come bersaglio i jihadisti. Dopo il loro ritiro dalla Somalia nel 1994, le truppe di Washington erano state nuovamente inviate in Somalia nel gennaio 2007 ma lo scorso 5 dicembre, l’ormai ex presidente degli USA, Donald Trump, aveva deciso di ritirare le truppe del proprio Paese dal territorio somalo entro il successivo 15 gennaio.

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Julie Dickman

di Redazione

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