Proteste in Paraguay: i manifestanti chiedono le dimissioni del presidente

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 19:04 in America Latina Paraguay

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Diverse centinaia di persone si sono radunate per il terzo giorno consecutivo ad Asunción, in Paraguay, domenica 7 marzo, per protestare contro il presidente, Mario Abdo Benítez, e il suo governo, accusato di corruzione e cattiva gestione della pandemia. “Marito dimettiti!”, “I ladri in galera!”, “Elezioni ora!” sono stati alcuni degli slogan urlati dai manifestanti accorsi davanti al palazzo presidenziale. La protesta è stata pacifica, come quella del giorno precedente ma diversamente da quella del 5 marzo, caratterizzata invece da violenti scontri con la polizia che hanno lasciato almeno 21 persone ferite.

Nel frattempo, l’opposizione paraguaiana ha approvato una mozione contro il presidente per avviare un processo politico per “scarso rendimento”. “I nostri cittadini hanno già pagato per farmaci e vaccini che non sono ancora qui”, ha detto il parlamentare Efraín Alegre, capo del principale partito di opposizione, il Partito Liberale. “Non è colpa del popolo paraguaiano, ma si tratta di un grave problema di corruzione”, ha aggiunto. L’iniziativa, tuttavia, non ha ricevuto il sostegno dell’ex presidente Horacio Cartes, del partito conservatore Colorado, attualmente al potere.

Mentre i deputati chiedevano l’impeachment, il presidente Abdo Benítez ha invitato i suoi ministri, sabato 6 marzo, a redigere lettere di dimissioni. A fine giornata, tre membri del governo sono stati dichiarati decaduti, ovvero il ministro dell’Istruzione, Eduardo Petta, il capo di gabinetto, Juan Ernesto Villamayor, e la ministra delle Donne, Nilda Romero. Il ministro della Salute, Julio Mazzoleni, si era già dimesso, venerdì 5 marzo, dopo un incontro con il presidente. Anche i ministri della Salute di altri tre Paesi dell’America Latina, Argentina, Ecuador e Perù, sono stati sostituiti di recente tra scandali e critiche sulle modalità di gestione della distribuzione dei vaccini e sulla risposta alla pandemia.

Le proteste in Paraguay, guidate principalmente dai giovani, sono inziate dopo che alcuni membri del personale medico hanno manifestato ad Asunción, mercoledì 3 marzo, per richiamare l’attenzione sulla scarsità di forniture sanitarie di base. Gli operatori sostengono di aver esaurito i farmaci per il trattamento chemioterapico e i sedativi per i pazienti che hanno bisogno di essere intubati. Venerdì 5 marzo, le agitazioni si sono estese, interessando anche altre città del Paese. I manifestanti e i parlamentari dell’opposizione ritengono che la crisi sanitaria della nazione sia stata aggravata dalla corruzione che pervade tutti i livelli dello Stato e riguarda gli appalti e la spesa pubblica. Per ora, Abdó Benítez sembra avere abbastanza sostegno al Congresso per evitare l’impeachment. Tuttavia, i cittadini che hanno partecipato alle proteste hanno sottolineato che non si arrenderanno fino alla caduta del governo.

Il Paraguay, uno dei Paesi più poveri del Sud America, ha ricevuto solo poche migliaia di dosi del vaccino contro il Covid-19. Il personale sanitario ha affermato che le unità di terapia intensiva negli ospedali stanno collassando e che i medici stanno esaurendo i farmaci di base. La nazione ha chiuso i suoi confini e attuato misure rigorose all’inizio della pandemia, salvandosi nei primi mesi del 2020 dai grandi focolai scoppiati nei Paesi vicini, come Brasile e Argentina. Tuttavia, nelle ultime settimane le infezioni sono aumentate, raggiungendo il picco il 4 marzo, quando i funzionari sanitari hanno segnalato la presenza di 1.439 nuovi casi giornalieri. Secondo i dati pubblicati dalla John Hopkins University, la nazione ha registrato oltre 168.000 casi totali di coronavirus e circa 3.318 decessi dall’inizio della pandemia. Le ultime cifre giornaliere, rilevate domenica 7 marzo, hanno indicato un numero di nuovi infetti pari a 1.074 persone. La popolazione del Paraguay  è composta da circa 7 milioni di abitanti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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