Medio Oriente, una nuova strategia per l’Italia

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 14:20 in Il commento Italia

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L’Italia ha bisogno di trovare un nuovo ruolo nel Mediterraneo e questo la costringe a ripensare le sue relazioni con i Paesi islamici più conservatori, tra cui l’Arabia Saudita e il Qatar. Ciò che è accaduto, su questo tema delicato, è facile da spiegare: si è creata una grande distanza tra i partiti e i cittadini. I partiti hanno compreso che è interesse dell’Italia abbracciare quei Paesi, che però non piacciono agli italiani. Il risultato è che i partiti sono andati avanti e gli italiani sono rimasti fermi. Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, ma anche la Turchia, sono entrati in Libia e l’Italia deve convivere con loro. Siccome l’Italia non può utilizzare le armi per far avanzare l’interesse nazionale, è inchiodata alla diplomazia. Ne consegue che i rapporti con questi Stati, sempre tiepidi, devono diventare calorosi. Finora, il problema di diventare un po’ più amici è stato fronteggiato con le visite affettuosissime del ministro Luigi Di Maio in Turchia, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, dove Di Maio ha stretto ogni mano con amore. Ma questo non può bastare nel lungo periodo: è necessario che i governi spingano la società italiana ad aprirsi a quei Paesi. L’impresa è difficile perché investe la psicologia collettiva, che cambia lentamente. Se Di Maio è diventato calorosissimo in un batter d’occhio con Turchia, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, non si può chiedere la stessa rapidità agli italiani, dopo decenni di rappresentazioni collettive negative. Per gli italiani, è necessaria una marcia di avvicinamento graduale all’Islam conservatore. Il che ci porta alla domanda decisiva: da quale Paese iniziare? La nostra risposta è: l’Oman. Soltanto l’Oman può dare concretezza alla strategia di “abituarsi un po’ alla volta”, perché è, tra i Paesi conservatori dell’Islam, il più simile all’Italia. Vediamo perché, procedendo per punti. In primo luogo, gli omaniti sono tra i popoli più pacifici del mondo, proprio come gli italiani. L’Oman, per la sua neutralità nei conflitti, è soprannominato anche la “Svizzera del Medio Oriente”. In secondo luogo, l’Oman, pur essendo legato all’Arabia Saudita, ha ottimi rapporti con l’Iran, di cui l’Italia è il principale partner commerciale nell’Unione Europea. Terzo, l’Oman sta investendo molto nel turismo occidentale, un obiettivo prioritario della sua strategia di sviluppo, ed ha un’attitudine incredibilmente ospitale verso gli italiani, che sono i suoi turisti più amati. Quarto, l’Oman ha già stretto ottimi rapporti con Eni ed è un Paese in cui le imprese italiane potrebbero fare affari d’oro. Inoltre, la vita degli imprenditori italiani in Oman sarebbe deliziosa, essendo l’Oman un Paese privo di violenza, stupri, delinquenza e terrorismo islamico. Quinto, l’Oman, pur essendo il Paese più pacifico del mondo, spende moltissimo per l’acquisto di armi perché si trova vicino a un numero discreto d’inferni, tra cui la guerra in Yemen. Siccome l’Italia può vendere armi soltanto a Paesi non coinvolti nei conflitti, l’Oman sarebbe un mercato ideale per la sua industria militare. Sesto, l’Oman consente l’apertura delle chiese cristiane sul proprio territorio, proibite in Arabia Saudita, il che gli permette di sviluppare rapporti virtuosi anche con il Vaticano, già riconoscente al governo omanita per avere salvato padre Tom Uzhunnalil, un missionario salesiano rapito in Yemen nel 2016. L’Oman è un Paese tradizionalista, ma con una concezione dell’Islam molto moderata e tollerante verso le minoranze religiose, tant’è vero che a Musqat c’è un intero quartiere sciita, che prega in piena libertà in un Paese sunnita. Settimo, in Oman la pena di morte è praticamente inapplicata ed è stata resa ancor più difficile da un recente emendamento. Gli italiani, andando in Oman, e ospitando gli omaniti, impareranno che anche un sultanato può avere un rispetto profondo per la vita umana e per i più deboli, sebbene non abbia il pluralismo politico e la libertà di stampa. Soprattutto, impareranno che le non-democrazie islamiche sono diverse tra loro, proprio come sono diverse le democrazie occidentali. Gli Stati Uniti e l’Italia sono due democrazie, eppure la prima fa le guerre e la seconda le ripudia. L’Italia ha bisogno di fare perno sull’Oman per entrare in Medio Oriente con una testa nuova. Serve più intraprendenza e un maggiore dinamismo. L’Italia si sta contraendo troppo.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore

di Redazione

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