L’inchiesta sul commercio illegale di oro che coinvolge Venezuela, Mali ed Emirati

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 6:49 in Emirati Arabi Uniti Mali Venezuela

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Un esponente dell’opposizione venezuelana, Julio Borges, ha accusato il governo di Caracas di aver inviato oro in Mali nel 2020, tramite aerei di proprietà russa, per ottenere euro e dollari statunitensi che il presidente, Nicolas Maduro, avrebbe usato per rimanere in piedi nonostante le sanzioni di Washington. Borges, designato dal leader dell’opposizione Juan Guaido come suo principale inviato all’estero, ha riferito che l’oro sarebbe stato raffinato in Mali e poi rivenduto principalmente negli Emirati Arabi Uniti (EAU) per consentire all’amministrazione di Maduro di ottenere l’equivalente di almeno 1 miliardo di dollari. Secondo l’opposizione venezuelana, dunque, sarebbe esistita nel 2020 una cospirazione che avrebbe finanziato il governo di Caracas ricorrendo all’aiuto di alcune società di Russia, Emirati Arabi Uniti e Mali.

Con un report, presentato il 4 marzo dopo circa un anno di inchiesta, l’opposizione venezuelana ha illustrato l’itinerario del commercio illegale di oro. Grandi quantità di denaro partivano dagli Emirati verso il Mali e venivano trasferite al charter Boeing 757-200, dell’impresa Eurofei, collegata alla flotta del Cremlino. Dal Mali, l’aereo russo volava verso l’Aeroporto Internazionale di Maiquetía, vicino a Caracas, dove scaricava il denaro e prendeva le riserve di oro venezuelano. A quel punto, il 757 ritornava a Bamako, dove trasferiva la merce a un aereo degli Emirati Arabi Uniti che riportare l’oro al Paese arabo. “In totale sono stati rintracciati otto viaggi con queste modalità nel 2020. In uno di questi, l’aereo degli EAU consegnò ai russi 28 valige con 51 milioni di euro in contanti in Venezuela”, ha affermato il comunicato.

“Chiediamo alle autorità statunitensi ed europee di rendere più sofisticato il loro sistema per smantellare queste tipologie di gruppi della criminalità organizzata”, ha detto Borges, aggiungendo che l’opposizione ha seguito da vicino la questione del commercio dell’oro venezuelano nell’ultimo anno. Borges ha affermato che la società emiratina Noor Capital sarebbe stata coinvolta nelle transazioni del 2020. L’azienda, all’inizio del 2019, aveva dichiarato di aver acquistato tre tonnellate di oro dalla banca centrale del Venezuela, ma aveva altresì specificato che, da quel momento, si era astenuta da ulteriori transazioni in attesa che la situazione del Venezuela si stabilizzasse. Relativamente ai suoi acquisti di oro venezuelano effettuati nel gennaio 2019, Noor aveva dichiarato che si trattava di transazioni conformi agli “standard e alle leggi internazionali a quel tempo in vigore”.

Gli Stati Uniti, che accusano il presidente venezuelano di aver truccato il voto favorendo la sua rielezione nel 2018, hanno imposto sanzioni alla compagnia petrolifera statale venezuelana, la PDVSA, all’inizio del 2019, nel tentativo di far pressione su Maduro per costringerlo alle dimissioni. La crisi economica venezuelana ha causato la fuga dal Paese di oltre cinque milioni di persone. Il governo di Caracas, per evitare il collasso, si è dedicato sempre di più alla vendita di oro monetario come fonte di reddito, mentre le riserve della banca centrale sono scese al minimo in 50 anni.

Alexis Dembele, capo di gabinetto del ministro delle Risorse minerarie del Mali, ha dichiarato che il governo sarebbe stato a conoscenza del traffico di oro tra Bamako e Abu Dhabi, ma che non sapeva come operassero i trafficanti. Dembele ha altresì aggiunto che la dogana maliana aveva stimato una cifra che, in precedenza, si aggirava intorno alle 20 tonnellate all’anno, ma che da allora sarebbe diminuita. “Per il caso specifico del Venezuela, non ne eravamo a conoscenza, ma se si dovesse rivelare vero, verranno prese tutte le misure”, ha assicurato Dembele. Il Ministero degli Esteri emiratino, dal canto suo, si è rifiutato di rilasciare commenti. Gli Emirati Arabi Uniti, uno dei più grandi hub mondiali dell’oro, hanno risposto alle precedenti critiche sull’opacità nel loro commercio di lingotti, promettendo che si sarebbero impegnati a sviluppare “meccanismi sempre più solidi per affrontare le sfide rappresentate dalla criminalità finanziaria”.

Washington, che ha imposto sanzioni alle esportazioni di oro venezuelane, sostiene che Maduro stia continuando a venderlo per finanziarsi. “Dal 2016 Maduro ha attivamente incoraggiato, sostenuto e facilitato l’estrazione illegale, la distribuzione e la vendita di oro da parte della sua cerchia ristretta, finanziando la repressione, trattando le risorse naturali del Paese come sue proprie e devastando fragili ecosistemi”, ha rivelato un portavoce del Dipartimento di Stato USA all’agenzia di stampa Reuters. Maduro, che continua ad avere il sostegno dell’esercito venezuelano e degli alleati, tra cui Russia, Cina e Cuba, ritiene che Guaido sia un fantoccio degli Stati Uniti, che cercherebbero di rovesciarlo.

Dopo le elezioni dello scorso 6 dicembre, il Grande Polo Patriottico, la coalizione di partiti che sostiene il presidente Maduro, ha guadagnato la maggioranza parlamentare ottenendo il controllo dell’Assemblea. A tale tornata elettorale non si è però presentata l’opposizione guidata da Guaido, che ha deciso di boicottare il voto.  Le votazioni non sono state riconosciute da una serie di Paesi latino-americani, dagli USA e dall’UE. Washington ha anche imposto sanzioni contro due individui e un’azienda per aver contribuito a quelle che sono state definite “le elezioni fraudolente” del 6 dicembre scorso.

Il 7 gennaio, l’Unione Europea ha deciso di ritirare il riconoscimento di Guaido come presidente ad interim del Paese, citando la mancanza delle basi istituzionali per sostenenrlo dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Da quel momento, Bruxelles riconosce la leadership del venezuelano solo come membro di spicco dell’opposizione. Lo ha comunicato l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, in una breve dichiarazione, pubblicata più di un mese fa, in cui ha evitato di nominare Guaidó “presidente ad interim” o “presidente dell’Assemblea nazionale”, il trattamento abituale che gli era stato riservato dalla stragrande maggioranza degli Stati dell’UE, ma la cui legittimità derivava dalla sua posizione di presidente del precedente Parlamento. Il trattamento da riservare a Guaido è sempre stato un grattacapo per le istituzioni europee. Così, mentre il Parlamento europeo è stato il primo a riconoscere l’oppositore come presidente ad interim nel 2019, il Consiglio europeo non è stato in grado di stabilire una posizione unanime, a causa della riluttanza di Paesi come Italia e Grecia, e nelle sue dichiarazioni ufficiali si riferiva a lui come presidente dell’Assemblea nazionale.

Per quanto riguarda la posizione della nuova amministrazione americana nei confronti del Venezuela, il 20 gennaio, a poche ore dall’inaugurazione della nuova presidenza di Joe Biden, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo elenco di misure restrittive contro il Paese. Le sanzioni sono state duramente criticate da Caracas. “Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna di fronte a tutta la comunità internazionale una nuova e disperata aggressione contro il popolo venezuelano da parte dell’amministrazione uscente del presidente Donald Trump”, ha riferito il Ministero degli Esteri venezuelano in un comunicato ufficiale il 21 gennaio. Le misure vanno a interessare nel complesso 3 individui, 14 entità tra pubbliche e private e 6 imbarcazioni per i “loro legami ad una rete che tenta di sottrarsi alle sanzioni degli Stati Uniti sul settore petrolifero venezuelano”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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