La visita del Papa e il futuro dei cristiani iracheni

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 12:52 in Iraq Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La visita di Papa Francesco in Iraq è stata la prima per un pontefice in carica. Il viaggio, affrontato nonostante una pluralità di rischi, ha acquisito una forte carica simbolica soprattutto per le comunità cristiane di minoranza irachena, il cui numero è progressivamente diminuito a causa dell’insicurezza scatenata, a partire dal 2003, dall’invasione di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti e, successivamente, nel 2014, dalla minaccia del nascente Stato Islamico. L’evento, inoltre, è giunto in un momento difficile per il Paese, che rimane martoriato dai disordini politici, dalla crisi economica, dalla violenza dilagante e dalla lotta per contenere la pandemia di coronavirus.

Quali minacce hanno subito i cristiani in Iraq?

I cristiani sono presenti nelle aree ora riconosciute come territorio dell’Iraq sin dal I secolo d.C. La Bibbia suggerisce che l’antica città di Ur, dove il papa ha tenuto un incontro interreligioso il 6 marzo, sia il luogo di nascita di Abramo, padre delle tre religioni monoteiste, ovvero il cristianesimo, l’ebraismo e l’Islam. Nel corso degli anni, il destino delle comunità cristiane irachene è stato spesso determinato da chi era al comando, siano essi ottomani, mongoli, persiani o arabi. Nell’ultimo secolo, la minoranza cristiana, come molte altre minoranze dell’Iraq, ha affrontato discriminazioni e persecuzioni da parte della maggioranza musulmana del Paese e dei suoi vari leader. Circa l’80% dei cristiani iracheni è stato costretto a fuggire dal Paese, di cui almeno i due terzi sono cattolici. Ora i cristiani iracheni vivono principalmente a Baghdad, Bassora, Erbil, Dohuk, Sulaymaniyah, Kirkuk e nella Provincia di Ninive, nella cui Piana sono presenti molte città e villaggi cristiani. Bersaglio anche prima della nascita dell’Isis, i cristiani iracheni hanno cominciato il loro esodo dopo l’invasione della coalizione a guida statunitense, nel 2003, ma la diaspora è diventata massiccia nel 2004, in seguito agli attacchi terroristici alle chiese di Baghdad e Mosul.

Quali comunità cristiane rimangono in Iraq?

Molti gruppi cristiani in Iraq, inclusi assiri, caldei, armeni e siro-cattolici, hanno mantenuto tradizioni, lingue e liturgie distinte dal cristianesimo occidentale. Il Paese, come altrove nel Medio Oriente, era una volta ricco di religioni ed etnie. Ma le guerre e i cambiamenti politici del XIX e XX secolo, come la caduta dell’Impero Ottomano, il colonialismo europeo, l’ascesa del nazionalismo arabo e la creazione di Israele, hanno alterato le strutture che un tempo tenevano insieme queste comunità. Come gli ebrei iracheni, un tempo numerosi, così anche un gran numero di cattolici, ortodossi e altri cristiani iracheni sono fuggiti dal Paese per garantirsi la salvezza altrove, negli ultimi decenni, con molti che si sono rifugiati in cerca di asilo in Occidente. Secondo quanto riferito dal quotidiano Washington Post, ad oggi in Iraq restano solo diverse centinaia di migliaia di cristiani, rispetto ai circa 1,5 milioni registrati prima dell’invasione statunitense del 2003. Si stima che siano rimasti tra i 200.000 e i 300.000 cristiani nel Paese.

Quali sono gli obiettivi della visita del Papa?

La visita del papa ha avuto l’obiettivo di mettere in luce il pesante tributo che anni di guerra, repressione e instabilità hanno imposto alle comunità cristiane del Paese. Prima di arrivare a Baghdad, Papa Francesco ha detto di sentirsi obbligato a visitare un luogo “martirizzato da tanti anni”. In un discorso, tenuto il 6 marzo, ha definito l’Iraq la terra “dove è nata la fede”. Nel suo primo intervento, rilasciato dal palazzo presidenziale, ha elogiato la storia del multiculturalismo iracheno. “La diversità religiosa, culturale ed etnica, che è stata un segno distintivo della società irachena per millenni, è una risorsa preziosa a cui attingere, non un ostacolo da eliminare”, ha detto il giorno del suo arrivo, il 5 marzo. “Negli ultimi decenni, l’Iraq ha subito gli effetti disastrosi delle guerre, la piaga del terrorismo e dei conflitti settari spesso fondati su un fondamentalismo incapace di accettare la pacifica convivenza di diversi gruppi etnici e religiosi”, ha aggiunto. Il Papa ha dunque chiesto la protezione delle comunità cristiane irachene come requisito per garantire un futuro stabile al Paese. “La partecipazione dei cristiani iracheni alla vita pubblica, in quanto cittadini con pieni diritti, libertà e responsabilità, testimonierà che un sano pluralismo di credenze religiose, etnie e culture può contribuire alla prosperità e all’armonia della nazione”, ha affermato.

L’impatto del viaggio

La visita di Papa Francesco aiuterà i cristiani iracheni? Le opinioni sono discordanti. “Non molto”, secondo l’arcivescovo caldeo di Irbil, Bashar Matti Warda.”Non aiuterà i cristiani materialmente o direttamente perché siamo davvero in un sistema politico ed economico molto corrotto. Non c’è dubbio su questo” ha ammesso Warda, aggiungendo: “Papa Francesco ha sentito belle parole, ma quando si tratta di questioni quotidiane, penso che la storia sia diversa”. Tuttavia, l’arcivescovo ha sottolineato che la visita servirà a far riflettere la maggioranza musulmana. “Solleverà molte domande e pensieri”, ha detto. “Alcuni saranno negativi. Probabilmente a certi musulmani intransigenti non piacerà. Ma direi che ad altri, la maggioranza dei musulmani, potrebbe piacerebbe e potrebbero iniziare a scavare in profondità nella storia per scoprire: Chi sono questi cristiani? Sono loro gli infedeli, come abbiamo sempre sentito? Qual è il loro contributo? Questo potrebbe essere il vantaggio a lungo termine della visita”, ha concluso Warda. Anche per Saad Salloum, uno dei fondatori del Consiglio iracheno per il dialogo interreligioso, questo è il motivo per cui il breve, ma storico, incontro del 6 marzo tra Papa Francesco e l’ayatollah Ali al-Sistani è stato così importante. “Al-Sistani è come il Papa per gli sciiti, il suo Vaticano è Najaf”, ha detto Salloum.

Coesistenza pacifica?

Nel febbraio 2019, Papa Francesco ha incontrato il principale leader religioso musulmano sunnita, Ahmed al-Tayeb, in Egitto, ed entrambi hanno firmato una dichiarazione a favore della coesistenza pacifica tra le religioni. Nessuna dichiarazione simile è stata sottoscritta con al-Sistani, ma Salloum ha sottolineato che l’incontro avrà grande eco sugli altri iracheni. “Questo evento invierà un messaggio forte alla minoranza sciita nel mondo arabo e islamico”, ha detto il fondatore del Consiglio iracheno per il dialogo interreligioso in un’intervista a Deutsche Welle

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.