In considerazione il dialogo con i terroristi nel Sahel

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 16:24 in Francia Mali

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Il Governo del Mali sta considerando la possibilità di avviare un dialogo con i militanti jihadisti per risolvere il conflitto e portare la pace nella regione del Sahel.

Secondo il quotidiano the Middle East Eye, il 16 febbraio, durante il summit del G5 Sahel, un’alleanza militare tra il Ciad, il Niger, il Burkina Faso, il Mali e la Mauritania, tenutosi a N’Djamena, in Ciad, il presidente francese, Emmanuel Macron, è apparso in collegamento video per fornire il punto di vista della Francia sulla dilagante insurrezione jihadista nella regione del Sahel. In quell’occasione, Macron ha dichiarato ai giornalisti che i leader del G5 Sahel hanno concordato di non poter negoziare con i comandanti di due dei più noti gruppi armati della regione.

In quell’occasione, Macron ha dichiarato che Yad Ag Ghali, il leader tuareg di Ansar-ud Deen, e Amadou Koufa, il capo di Katiba Macina, entrambi gruppi di militanti estremisti che operano nel Sahel, “sono nemici”. Ribadendo la posizione francese, ovvero che “nessuna trattativa è possibile con i terroristi”, Macron ha sottolineato che i leader di questi gruppi terroristici non possono essere considerati come partner di discussione. Tuttavia, il 19 febbraio, Moctar Ouane, il primo ministro ad interim del Mali, ha rivelato il Programma d’Azione del Governo, il quale ha incluso la creazione di un organismo per condurre i colloqui con i gruppi militanti.

Un accordo di pace firmato nel 2015 dal governo del Mali e dai gruppi ribelli aveva cessato temporaneamente le ostilità, ma non è mai stato attuato completamente. Successivamente, i militanti si sono rapidamente raggruppati ed espansi. Ghali, il leader tuareg, nonché l’obiettivo più ricercato dalla Francia, ha unito diversi gruppi militanti, tra cui Katiba Macina e al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), sotto la bandiera del Gruppo per il Sostegno dell’Islam e dei Musulmani (GSIM), il cui nome in arabo è Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin’.

Stando a quanto riferito da Middle East Eye, molti nel Sahel, comprese le élite su cui la Francia ha contato per decenni, sono ora scettici sulle motivazioni militari francesi. Sia in Mali sia in Francia, l’operazione antijihadista nella regione è vista in modo sfavorevole, il che ha spinto Macron ad annunciare un ritiro parziale delle truppe francesi. Secondo la fonte, un ritiro completo o troppo rapido potrebbe trasformarsi in un pericolo imminente per la Francia, un Paese che è stato colpito da una serie di violenti attacchi terroristici negli ultimi anni. Di fatto, Bernard Emié, direttore dei servizi segreti francesi, ha informato a febbraio che i militanti islamisti del Mali stavano valutando di effettuare attacchi in Europa. A causa del tono ostile del suo Governo verso i musulmani francesi, a seguito dei più recenti attacchi terroristici in Francia, Macron potrebbe fare fatica a convincere il pubblico francese della necessità di negoziati “a porte chiuse” con i militanti.

In Mali, tuttavia, i politici, i leader religiosi e i gruppi della società civile chiedono sempre più spesso la risoluzione del conflitto tramite tali colloqui. Secondo quanto riferito dalla fonte, le richieste di negoziare con i militanti non sono una novità. Nel 2017, i partecipanti alla Conferenza di Intesa Nazionale del Mali, un vertice di rappresentanti del Governo, dei gruppi armati e dell’opposizione, avevano già discusso riguardo al fatto che le autorità dovessero impegnarsi con Ghali e Koufa. Nel 2020, l’ex presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, ha riconosciuto pubblicamente per la prima volta che il Governo aveva preso contatti diretti con i leader islamisti.

L’insurrezione jihadista in Mali è iniziata nel 2012, quando i separatisti di etnia taureg, alleati con i combattenti affiliati ad al-Qaeda, hanno lanciato una ribellione, prendendo il controllo del Nord del Paese. Tuttavia, i militanti del gruppo armato hanno rapidamente fatto leva sui ribelli tuareg per impadronirsi delle principali città settentrionali. Dal 10 gennaio 2013, con l’aiuto delle truppe francesi e la missione Serval, le Forze Armate Maliane sono riuscite ad espellere i militanti islamisti della regione. 

Il primo agosto 2014, Serval è stata sostituita dall’ operazione congiunta Barkhane, guidata dalla Francia e che coinvolge i militari provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dalla Mauritania, dal Mali e dal Niger, che insieme formano il cosiddetto G5 Sahel. Nonostante questa iniziativa, gruppi legati allo Stato Islamico nel Levante (ISIL) e ad al-Qaeda sono sorti nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, effettuando regolarmente incursioni contro l’esercito e i civili, mentre si contendono il controllo del territorio sfruttando la povertà ed esaltando ulteriormente le tensioni etniche.

Il Mali ha ricevuto sostegno nella sua lotta contro i gruppi armati dai militari della missione Barkhane, che conta 5.100 truppe dispiegate nell’arida regione del Sahel. Inoltre, le Nazioni Unite hanno schierato, a sostegno delle truppe del G5 Sahel, la loro forza di pace, nota anche come Missione Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata in Mali (MINUSMA), la quale conta 13.000 uomini. Quest’ultima è spesso soprannominata l’operazione “più mortale” di tutte, avendo registrato 146 morti a causa degli attacchi terroristici da quando è stata istituita il 25 aprile 2013.

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Julie Dickman

di Redazione

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