Brexit: ancora tensioni tra Londra e Bruxelles

Pubblicato il 8 marzo 2021 alle 21:02 in Europa UK

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La Commissione Europea ha risposto in maniera netta alle critiche del diplomatico britannico, David Frost, secondo cui l’UE continua a serbare rancore nei confronti della Gran Bretagna per aver lasciato il blocco.

La questione è nata da un articolo del quotidiano britannico The Sunday Telegraph, pubblicato il 6 marzo, in cui si fa riferimento ad una dichiarazione di Frost secondo la quale l’Unione Europea dovrebbe scrollarsi di dosso la propria cattiva volontà e costruire un buon rapporto con la Gran Bretagna come entità sovrane alla pari. In risposta, la Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’UE, ha affermato che trattandosi di un’istituzione, non prova sentimenti. “Non abbiamo mai il broncio, non cambiamo umore. Siamo un’istituzione, quindi cerchiamo di lavorare giorno per giorno con un carattere molto, molto equilibrato”, ha riferito il portavoce capo della Commissione, Eric Mamer, in una conferenza stampa, l’8 marzo. 

Da quando la Gran Bretagna ha lasciato l’UE, alla mezzanotte del 31 gennaio 2020, le relazioni tra Londra e Bruxelles si sono inasprite, con entrambe le parti che accusano l’altra di agire in malafede in relazione all’accordo commerciale in definizione tra le due parti. Il Paese è uscito dall’UE così come desiderato dal 51,89% della popolazione britannica che, il 23 giugno 2016, aveva votato in un referendum popolare. Quanto accaduto è stato definito una “uscita storica” che ha diviso politicamente i britannici nel corso degli ultimi anni, e che, al contempo, ha segnato il più grande cambiamento del Paese sulla scena globale nei tempi moderni. Da un lato, i sostenitori della Brexit hanno affermato che la mossa avrebbe reso il Paese libero di perseguire nuove opportunità e divenire una potenza globale indipendente. Dall’altro lato, invece, i critici hanno messo in luce come uscire dall’Unione Europea significhi minare gli sforzi profusi durante decenni di integrazione e come la mossa rischi di danneggiare l’economia britannica e la posizione di Londra a livello internazionale. 

Gli accordi commerciali per l’Irlanda del Nord sono stati una delle questioni più controverse nei negoziati del Regno Unito per lasciare l’UE e hanno innescato nuovi dubbi da quando il processo Brexit è stato finalizzato. Londra ha accettato che l’Irlanda del Nord rimanesse nel mercato unico dell’UE e nel territorio doganale, mentre il resto del Regno Unito ne è uscito il primo gennaio. Ciò significa che non sono richiesti controlli sulle merci che attraversano il confine terrestre irlandese, ma sono necessari sulle merci che viaggiano tra l’Irlanda del Nord e l’Inghilterra, la Scozia o il Galles. I supermercati britannici nell’Irlanda del Nord hanno per il momento un periodo di grazia di tre mesi, fino a fine marzo, per adattare i loro sistemi di controllo doganale. Tuttavia, alcuni punti vendita nordirlandesi stanno avendo gravi carenze di prodotti freschi solitamente importati dalla Gran Bretagna e temono che la situazione possa peggiorare. In tale contesto, il Governo di Londra sta cercando di rinviare l’attuazione dei controlli doganali completi su medicinali, pacchi e forniture alimentari ai supermercati fino al 2023, ma l’Unione Europea ha già dichairato di non essere d’accordo.

Inoltre, la questione ha risvegliato alcune tensioni che si pensava fossero sopite. Il 3 marzo, i gruppi paramilitari lealisti dell’Irlanda del Nord hanno comunicato al primo ministro britannico, Boris Johnson, di aver temporaneamente ritirato il sostegno all’accordo di pace del Venerdì Santo del 1998, a causa delle crescenti preoccupazioni relative all’accordo sulla Brexit. Nonostante abbiano promesso un’opposizione “pacifica e democratica”, un avvertimento di questo tipo ha causato un forte aumento della pressione su Johnson, sulla sua controparte irlandese, Micheal Martin, e sull’UE. L’accordo di pace del 1998, noto anche come accordo di Belfast, ha messo fine a tre decenni di violenza tra nazionalisti a maggioranza cattolica, a favore di un’Irlanda unita e gli unionisti protestanti, o lealisti, che volevano che l’Irlanda del Nord rimanesse parte del Regno Unito. I gruppi paramilitari hanno affermato di essere determinati a portare avanti una pacifica opposizione unionista al Protocollo dell’Irlanda del Nord, parte del Trattato sulla Brexit del 2020, ma hanno aggiunto un avvertimento. “Per favore, non sottovalutate la forza dei sentimenti su questo tema in tutta la famiglia unionista”, riferisce la lettera. “Se voi o l’UE non siete pronti a onorare la totalità dell’accordo, allora sarete responsabili della distruzione permanente dell’accordo”, continua il testo. La missiva aggiunge che i gruppi non sarebbero tornati a rispettare l’accordo fino a quando i loro diritti non fossero stati ripristinati e il protocollo dell’Irlanda del Nord non fosse stato modificato per garantire il commercio senza restrizioni tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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