Yemen: Houthi intensificano attacchi all’Arabia Saudita

Pubblicato il 7 marzo 2021 alle 12:30 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ha comunicato di aver distrutto 10 droni carichi di esplosivo dei ribelli sciiti Houthi nell’arco di cinque ore, il 7 marzo. Cinque tra i dispositivi abbattuti erano diretti in Arabia Saudita.

Secondo quanto dichiarato dalla coalizione a guida saudita che sostiene il governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, i droni lanciati dagli Houthi il 7 marzo sarebbero stati indirizzati contro obiettivi civili in Arabia Saudita. Tuttavia, non è stato specificato il luogo esatto dei bersagli dei ribelli sciiti nel Regno. Il giorno precedente, il 6 marzo, la coalizione aveva già annunciato di aver intercettato altri sette droni nelle precedenti 24 ore. In tal caso, gli ordigni erano stati indirizzati contro le città Sud-occidentali del Regno di  Khamis Mushait e Jazan.

Le ultime notizie si inseriscono in un quadro di crescenti attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita che, solamente nell’ultima settimana, hanno causato 7 feriti tra i civili sauditi. Secondo il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, i ribelli sciiti avrebbero intensificato gli attacchi contro il Regno perché le forze alleate di Hadi avrebbero ottenuto un vantaggio significativo negli scontri sul campo, nel governatorato di Ma’rib.

La regione settentrionale di Ma’rib, città situata a circa 120 km a Est della capitale Sana’a, è l’ultima roccaforte in mano alle forze di Hadi e, dallo scorso 8 febbraio, gli Houthi hanno intensificato i combattimenti per prenderne il controllo.  Secondo quanto riferito il 6 marzo dall’Esercito di Hadi, solamente nelle precedenti 24 ore, sarebbero state almeno 90 le persone morte negli scontri. Tra le vittime, 32 apparterrebbero alle forze governative e 58 agli Houthi.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, la coalizione a guida saudita è intervenuta a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

L’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, aveva designato gli Houthi come un gruppo terroristico il 19 gennaio scorso. Tuttavia, dopo l’insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Joe Biden, il 20 gennaio successivo, Washington aveva avviato una revisione della designazione, spinta dall’allarme di vari gruppi umanitari e dell’Onu. Il 12 febbraio, quindi, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, aveva annunciato che gli USA avrebbero ufficialmente rimosso i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT) dal 16 febbraio, specificando che classificheranno i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

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Camilla Canestri

di Redazione

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