Lo Yemen riallaccia i rapporti con il Qatar, Riad bombarda gli Houthi

Pubblicato il 7 marzo 2021 alle 19:18 in Arabia Saudita Qatar Yemen

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Il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi ha annunciato di aver ripristinato i rapporti diplomatici con il Qatar, il 7 marzo. Intanto, la coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015 a sostegno di Hadi, ha comunicato di aver bombardato posizioni militari dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita San’a e in altre aree.

Il Ministero degli Esteri dello Yemen ha annunciato che le relazioni con il Qatar sono state ripristinate in seguito ad un incontro tra i ministri di entrambi i Paesi avvenuto a Doha, in Qatar, il 7 marzo. Anche il Ministero Affari Esteri qatariota ha dato notizia dell’incontro, affermando che le parti hanno parlato delle relazioni bilaterali ma senza specificare la questione della ripresa dei rapporti diplomatici, interrotti nel 2017. Il Qatar, che inizialmente si era unito alla coalizione a guida saudita nel conflitto in Yemen, ha poi aggiunto di aver sottolineato la necessità del raggiungimento di una soluzione politica alla guerra yemenita.

L’allontanamento tra l’esecutivo di Hadi e il governo qatariota era iniziato dopo che, il 5 giugno 2017, era iniziata la crisi del Golfo, quando era stato imposto un embargo diplomatico, economico e logistico sul Qatar da parte di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrain. Doha era stata ritenuta responsabile di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Il Qatar ha sempre respinto tali accuse, ritenendole infondate, ma, da allora, era rimasto in una posizione di isolamento che aveva comportato la chiusura dei suoi confini aerei, marittimi e terrestri e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi promotori dell’embargo.

Al momento, è in corso un processo di graduale sblocco di tale situazione che ha visto la firma del cosiddetto accordo di “solidarietà e stabilità”, firmato ad al-Ula, in Arabia Saudita, il 5 gennaio scorso, in occasione del 41esimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e con il quale i Paesi partecipanti hanno accettato di ristabilire le relazioni con il Qatar. Il governo yemenita ha quindi seguito l’iniziativa degli altri Paesi arabi il 7 marzo.

Nella stessa giornata, dopo aver denunciato ripetuti attacchi con droni degli Houthi contro posizioni civili in Arabia Saudita, la coalizione ha annunciato di aver lanciato un’offensiva aerea contro gli Houthi. Nello specifico, è stato dichiarato che “i civili e gli obiettivi non militari nel Regno sono una linea rossa”. Il 6 marzo, la coalizione aveva denunciato attacchi contro le città saudite sud-occidentali di Khamis Mushait e Jazan e, il giorno dopo, aveva affermato di aver prevenuto nuovi attacchi degli Houthi. Questi ultimi hanno dichiarato che, il 7 marzo, la coalizione ha colpito i distretti di al-Nahda e Attan della capitare San’a, sotto il loro controllo.

Parallelamente agli attacchi tra Riad e gli Houthi, al momento, è in corso anche un’offensiva nel governatorato settentrionale di Ma’rib, città situata a circa 120 km a Est della capitale Sana’a. L’area è l’ultima roccaforte in mano alle forze di Hadi e, dallo scorso 8 febbraio, gli Houthi hanno intensificato i combattimenti per prenderne il controllo.

L’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, aveva designato gli Houthi come un gruppo terroristico il 19 gennaio scorso. Tuttavia, il 12 febbraio, successivo, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, aveva annunciato che la nuova amministrazione del presidente Joe Biden avrebbero revocato tale designazione. Secondo quanto affermato dalla coalizione a guida saudita il 7 marzo, tale mossa avrebbe però incoraggiato i ribelli sciiti.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, la coalizione a guida saudita è intervenuta a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

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Camilla Canestri

di Redazione

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