Gaza: esplosione in mare uccide 3 palestinesi

Pubblicato il 7 marzo 2021 alle 18:28 in Israele Palestina

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Tre pescatori palestinesi sono stati uccisi il 7 marzo in seguito all’esplosione dell’imbarcazione a bordo della quale si trovavano, al largo delle coste meridionali della Striscia di Gaza.

La notizia è stata diffusa da un sindacato di pescatori, il cui direttore, Nezar Ayyash, ha affermato che le tre vittime erano due fratelli e un cugino e che il loro peschereccio sarebbe stato colpito da un missile. L’esplosione della loro imbarcazione è avvenuta nelle acque di fronte alla città di Khan Younis e, al momento, però, non è stata ancora accertata la causa dell’esplosione.

Le prime notizie diffuse dai media palestinesi hanno incolpato la Marina militare israeliana che, a loro detta, avrebbe aperto il fuoco contro il peschereccio palestinese. Da parte sua, il corpo navale di Israele ha però smentito il proprio coinvolgimento negli eventi.

Il Ministero degli Interni della Striscia di Gaza, controllata da Hamas, ufficialmente il Movimento Islamico di Resistenza, ha annunciato che sarà avviata un’indagine. Secondo quanto riferito da Al-Arabiya, poco prima dell’esplosione del peschereccio, alcuni media locali avevano riferito che lo stesso Hamas stesse testando i propri missili in mare.

La Striscia di Gaza è sotto il controllo di Hamas dal 2007, da quando il gruppo ha sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in un breve conflitto che fece seguito alla vittoria elettorale di Hamas sul partito Al-Fath alle elezioni svoltesi nei territori palestinesi nel 2006.

Da allora, Israele ed Egitto avevano imposto un blocco ai confini della Striscia di Gaza, che controllano tutt’ora, e il primo continua a sostenere che i blocchi imposti di tanto in tanto al territorio servano, tra le altre cose, ad impedire ad Hamas di sviluppare un arsenale. Israele ha lanciato 3 operazioni militari contro Hamas, l’ultima delle quali risale al 2014 quando il conflitto si era concluso nel mese di agosto ma, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate. Le relazioni di Hamas con Il Cairo, invece, hanno visto l’alternarsi di fasi di distensione e momenti di attrito e, finora, l’Egitto ha avuto il ruolo primario di mediatore tra Hamas e Israele, assicurando più momenti di cessate il fuoco e tregue ufficiose tra le parti per calmare gli scontri di confine.

Secondo stime effettuate dalla World Bank, la popolazione della Striscia di Gaza conterebbe circa 2 milioni di persone, delle quali, oltre la metà vive in condizioni di povertà. Gaza ha poi circa 3.000 pescatori di cui solamente 800 lavorano su navi. In totale, circa 70,000 palestinesi, però, vivono di pesca.

La striscia di Gaza, la Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono territori rivendicati dai palestinesi ma sono stati loro sottratti a Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967. La Cisgiordania in particolare è considerata dall’Onu un territorio sotto occupazione militare israeliana ed è per tanto soggetta alla Convenzione di Ginevra del 1949, che tutela e regola i diritti di persone che non partecipano direttamente ad ostilità. Il 20 agosto 1993, la conclusione degli accordi di Oslo aveva portato alla creazione dell’Autorità Palestinese dell’anno successivo e aveva previsto per i territori contesi una soluzione a due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa in due parti, per risolvere le dispute tra Israele e Palestina. Al momento, in base a tali accordi, il territorio della Cisgiordania è diviso in tre aree amministrative, rispettivamente A, B e C. La prima rappresenta il 18% del territorio ed è sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. La seconda corrisponde al 22% della Cisgiordania ed è amministrata congiuntamente da Israele e Palestina. La terza corrispondente al 61% del territorio è controllata da Israele.

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Camilla Canestri

di Redazione

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