Ankara: ministro della Difesa partecipa ad esercitazioni nel Mediterraneo orientale

Pubblicato il 7 marzo 2021 alle 11:00 in Grecia Turchia

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Il ministro della Difesa della Turchia, Hulusi Akar, ha partecipato insieme ad altri leader militari ad un’esercitazione militare marittima nella acque contese tra Grecia e Turchia, il 6 marzo, a bordo della nave da ricerca Oruc Reis. Nella stessa giornata il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che Ankara non cederà sulla questione dei propri diritti nel Mediterraneo orientale.

Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa turco, il 6 marzo, Akar e i capi dell’Aviazione, dell’Esercito e della Marina della Turchia sono atterrati a bordo di un elicottero sulla Oruc Reis nel Mar Egeo.  Dallo scorso 25 febbraio al 7 marzo, la Turchia ha organizzato esercitazioni navali su larga scala chiamate “Blue Homeland 2021”, sia nel Mar Mediterraneo, sia nel Mar Egeo. Commentando tali operazioni, il 6 marzo Erdogan ha detto: “Non vogliamo ottenere sovranità su terra o acque di altri Paesi. Stiamo solo cercando di proteggere la nostra patria e i nostri diritti”. Il presidente turco ha poi aggiunto che Ankara rispetterà tale impegno “a tutti i costi”.

 La Turchia ha inviato la Oruc Reis e altre navi da guerra nelle acque contese con la Grecia dallo scorso 10 agosto. In tale data, in particolare, l’imbarcazione turca si era recata al largo delle isole greche di Kastellorizo e Rodi, dove Atene rivendica la propria sovranità. Da allora, la Grecia aveva quindi deciso di mettere in allerta le proprie forze armate e, insieme all’Unione europea (UE), aveva chiesto ad Ankara di fermarsi. Quest’ultima, però, ha più volte prolungato le missioni della Oruc Reis e le tensioni tra le parti erano notevolmente cresciute.

Per appianare le dispute nel Mediterraneo Orientale nel corso del 2020, a partire dal mese di settembre scorso, delegazioni militari turche e greche hanno tenuto una serie di incontri tecnici presso la sede della NATO. Nonostante i progressi fossero stati scarsi, lo scorso 25 gennaio, Ankara e Atene avevano deciso di riprendere i colloqui esplorativi e hanno valutato la situazione alla luce dei recenti sviluppi e delle possibili misure da adottare.

In tale contesto, le ultime parole del presidente turco sono arrivate dopo che, lo scorso 3 marzo, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato che Ankara potrebbe negoziare un accordo per la demarcazione dei confini marittimi con l’Egitto nel Mediterraneo orientale.

La Turchia e la Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Prima del riaccendersi delle tensioni militari, ferme ognuna sulla propria posizione, le due Nazioni, che fanno entrambe parte della NATO, avevano firmato accordi concorrenti sui rispettivi confini marittimi. In particolare, la Grecia aveva siglato un’intesa con l’Egitto il 6 agosto scorso per la definizione di una zona economica esclusiva tra i due Paesi, mentre la Turchia lo scorso 27 novembre 2019, aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Da parte sua, alla luce dell’intesa turco-libica, però, Erdogan aveva definito “senza valore” il successivo patto tra Grecia ed Egitto e aveva ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione fosse quello tra la Turchia e il governo di Tripoli.  

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Camilla Canestri

di Redazione

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