India: 100 giorni di proteste, bloccata Nuova Delhi

Pubblicato il 6 marzo 2021 alle 8:56 in Asia India

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Gli agricoltori indiani hanno bloccato un’autostrada a sei corsie alle porte di Nuova Delhi, il 6 marzo, per ricordare il 100esimo giorno dall’inizio delle loro proteste contro tre leggi per la liberalizzazione dell’agricoltura, adottate dal governo lo scorso 27 settembre.

 manifestanti si sono radunati alle porte della capitale indiana a bordo di automobili, camion e trattori per bloccare una via d’accesso primaria a Nuova Delhi, ovvero la Kundli-Manesar-Palwal (KMP), per cinque ore, a partire dalle 11:00, ora locale. I leader del movimento hanno promesso che le manifestazioni saranno pacifiche e che i partecipanti non danneggeranno nulla. Un agricoltore proveniente dallo Stato del Punjab ha dichiarato a Reuters che il governo del premer indiano, Narendra Modi, non è in grado di percepire le sofferenze degli agricoltori, ai quali non resterebbe che protestare.

Decine di migliaia di agricoltori sono accampati fuori dalla capitale indiana dal 27 novembre scorso, per chiedere l’eliminazione delle tre nuove leggi agricole. I partecipanti hanno più volte dichiarato di non aver intenzione di fermare il movimento fin quando le loro richieste saranno soddisfatte. Nonostante numerosi round di negoziati tra governo e rappresentanti degli agricoltori, nessuno di essi è riuscito a risolvere lo stallo in corso, in quanto le parti sono sempre rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni. Gli agricoltori vogliono la revoca totale delle tre leggi, mentre il governo intende, invece, proseguire con la loro attuazione, pur avendo proposto uno stallo di diciotto mesi alla loro implementazione per ascoltare le obiezioni degli agricoltori che hanno, però, respinto tale proposta.

In base alle nuove leggi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitando i propri affari ai soli ingrossi regolati dal governo.

Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre nuove leggi sull’agricoltura consentiranno alle grandi aziende di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli. Oltre a questo, tali misure provocheranno un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando, così, perdite ai coltivatori.

L’esecutivo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno tutti gli impedimenti esistenti alle vendite dei loro prodotti, così come la necessità di intermediari, aumentando il loro guadagno.  Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il settore agricolo indiano, ormai antiquato, e potrebbero consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati. Secondo le autorità di Nuova Delhi, le proteste degli agricoltori sono politicamente motivate.

Al contempo, le istituzioni indiane sono state accusate da alcuni gruppi per i diritti umani di aver utilizzato “tattiche pesanti” per limitare i manifestanti. Human Rights Watch ha affermato che le autorità indiane hanno finora cercato di screditare le proteste pacifiche, prendendo di mira i critici del governo e perseguitando chi ha documentato gli eventi.

Dal 27 novembre ad oggi, le proteste sono state per lo più pacifiche, eccezion fatta per lo scorso 26 gennaio. In tale occasione, in occasione della 72esima festa della Repubblica, le manifestazioni organizzate dagli agricoltori sono sfociate in violenza, causando un morto e centinaia di feriti. In particolare, alcuni partecipanti hanno sfondato le barricate della polizia e sono arrivati al Forte rosso di Nuova Delhi, uno tra i simboli della città, dove si sono scontrati con la polizia. Quest’ultima ha risposto con gas lacrimogeni e cariche.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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