Afghanistan: Ghani pronto ad indire elezioni, continuano le violenze

Pubblicato il 6 marzo 2021 alle 18:30 in Afghanistan Asia

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Il presidente Afghano, Ashraf Ghani, ha annunciato, il 6 marzo, di essere pronto a parlare di nuove elezioni e ha posto come condizione necessaria per un eventuale nuovo governo il rispetto della volontà del popolo afghana. Parallelamente, a Lashkargah, nella provincia di Helmand, il procuratore capo della direzione dell’intelligence afghano, Sayed Mahmood Agha, è stato vittima di un attacco in cui ha perso la vita, insieme ad una delle sue guardie del corpo.

Parlando all’apertura di una sessione del Parlamento di Kabul, Ghani ha affermato che: “Il trasferimento dei poteri tramite elezioni è un principio non negoziabile”. Il presidente ha così chiarito che l’unico modo possibile per formare un nuovo esecutivo in Afghanistan sia attraverso elezioni democratiche. Ghani ha quindi annunciato di essere pronto a discutere di “elezioni libere, giuste e inclusive, sotto l’egida della comunità internazionale”. Il presidente afghano ha quindi affermato che, a tali condizioni, è pronto a parlare di una data per le votazioni e raggiungere una conclusione.

L’annuncio del presidente afghano è arrivato in seguito al suo incontro con l’inviato speciale in Afghanistan degli USA, Zalmay Khalilzad, con il quale ha parlato dei modi per far riprendere il dialogo con i talebani. Secondo alcune indiscrezioni riportate da Reuters, durante la visita a Kabul di Khalilzad quest’ultimo avrebbe avanzato l’idea di istituire un governo ad interim. A tal proposito, Ghani ha affermato: “Avviso coloro che vanno a bussare di porta in porta per ottenere potere che in Afghanistan c’è un’entrata sola per accedere al potere politico e le sue chiavi sono il voto del popolo Afghano”. Ghani è stato eletto due anni fa e non ha ancora completato la metà del proprio mandato presidenziale. Come riferito da Reuters, il suo annuncio del 6 marzo potrebbe essere un segnale di distensione verso i talebani.

Parallelamente al discorso di Ghani, il 6 marzo, il convoglio di Agha è stato attaccato da un mezzo carico di esplosivo mentre l’uomo si stava recando al lavoro, provocando la morte del procuratore e della sua guardia del corpo. Altre 8 persone, tra cui due civili, sono state invece ferite. L’attacco non è stato ancora rivendicato ma nel Paese sono in aumento le violenze. Alcuni attacchi recenti sono stati perpetrati da gruppi affiliati all’ISIS, di altri sono stati, invece, ritenuti responsabili i talebani.

Dallo scorso 12 settembre a Doha, in Qatar, sono in corso negoziati tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani per porre fine ai conflitti interni che hanno interessato l’Afghanistan per vent’anni. Al momento, i negoziati non hanno ancora determinato una svolta nella situazione interna al Paese e sono ripresi lo scorso 25 febbraio, dopo un mese d’interruzione. La discussione si è svolta a livello di gruppo di lavoro ed è stata finalizzata alla definizione dell’agenda per i veri e propri negoziati di pace, che ancora non sono stati avviati.

L’apertura di tali dialoghi era stata resa possibile dall’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, siglato a Doha il 29 febbraio 2020. Secondo quanto stabilito da tale intesa, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con i terroristi. In base all’intesa Washington ha ritirato gran parte delle truppe schierate nel Paese e, al momento, sono ancora presenti 2.500 uomini nel Paese, il numero più basso dal 2001.

La nuova amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, lo scorso 29 gennaio, ha affermato di voler rivedere, alla luce delle crescenti violenze in Afghanistan. Washington ha affermato che potrebbe estendere la presenza dei soldati statunitensi in territorio afghano oltre il prossimo primo maggio, diversamente da quanto concordato a Doha con i talebani. Stessa decisione sembrerebbe essere in corso di valutazione alla NATO, come rivelato da alcuni funzionari il 31 gennaio scorso, per le stesse ragioni.

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Camilla Canestri

di Redazione

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