ONU: il Consiglio di Sicurezza non è unanime sul ritiro delle truppe eritree in Tigray

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 11:15 in Eritrea Etiopia

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Durante una sessione, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a raggiungere l’unanimità su una dichiarazione congiunta per sollecitare le truppe eritree a ritirarsi dalla regione etiope del Tigray.

 Il 4 marzo, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha denunciato possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella regione settentrionale del Tigray, dove è in corso un conflitto che ha causato una grave crisi umanitaria. Il 26 febbraio, Amnesty International ha pubblicato un documento in cui emerge che tra il 19 e il 19 novembre 2020, le truppe eritree che operano nella città etiope di Axum hanno commesso una serie di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, compresa l’uccisione di centinaia di civili. A queste rivelazioni si è aggiunto un report del Governo statunitense, reso noto al pubblico il 26 febbraio dal New York Times, che ha stabilito che i militari etiopi e i combattenti ad essi affiliati stanno effettuando una campagna sistematica di pulizia etnica nel Tigray e in particolare nella parte occidentale, confinante con la regione di Amhara. Alla luce di ciò, Bachelet ha esortato l’apertura di un’indagine indipendente per investigare su tali crimini.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, è stata anche convocata una sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, mentre il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha fermamente sollecitato le truppe eritree, che negano il loro coinvolgimento, a ritirarsi dal Tigray, i membri del Consiglio di Sicurezza non sono riusciti a mostrare un fronte unito riguardo alla questione. Secondo Al Jazeera English, i diplomatici hanno dichiarato che i principali oppositori della dichiarazione congiunta, la quale avrebbe richiesto il ritiro dell’Eritrea dalla regione, sono state la Russia e la Cina. Entrambi i Paesi, dotati di diritto di veto, hanno interpretato la mossa come un’interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, mentre l’India, membro non permanente del Consiglio, anche se favorevole a qualche forma di dichiarazione, ha dichiarato che questa avrebbe dovuto essere strettamente focalizzata sulla crisi umanitaria.

Secondo una bozza della dichiarazione, vista dall’Agence France Presse (AFP), il Consiglio di Sicurezza avrebbe richiesto assistenza umanitaria immediata e la cessazione delle ostilità, allo stesso tempo affermando l’importanza della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Etiopia. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Linda Thomas-Greenfield, ha dichiarato che la crisi “pone una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale. L’onere di prevenire ulteriori atrocità e sofferenze umane ricade interamente sulle spalle del Governo etiope”.

Inoltre, secondo quanto riferito da Al Jazeera English, le tre nazioni africane del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ovvero il Kenya, il Niger e la Tunisia, hanno sostenuto la dichiarazione. Tuttavia, durante una sessione di un mese fa, questi Paesi avevano espresso riluttanza nei confronti di intervento del genere da parte delle Nazioni Unite, sostenendo che a prendere l’iniziativa doveva essere l’Unione Africana (UA).

Dall’inizio del conflitto, questa è la prima volta che le Nazioni Unite hanno pubblicamente incolpato l’Eritrea, un tempo rivale dell’Etiopia, ma che ha trovato obiettivi comuni nella regione di conflitto. Nonostante ciò, i Governi di Addis Abeba e Asmara hanno negato la presenza di forze eritree nel Tigray. In questo contesto, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, Mark Lowcock, ha dichiarato: “Innumerevoli rapporti ben corroborati suggeriscono la colpevolezza delle forze eritree per le atrocità”

Il 4 novembre 2020, il Governo federale etiope ha dichiarato guerra al Tigray People’s Liberation Front (TPLF), iniziando un violento conflitto dell’omonima regione settentrionale del Tigray. I tigrini sono stati a lungo molto influenti e dominanti nel Paese, controllando il Governo per tre decenni. Le fortune del TPLF sono diminuite da quando Abiy è salito al potere nel 2018. Sotto Abiy, i leader del Tigray si sono lamentati di essere ingiustamente presi di mira nei procedimenti per corruzione, rimossi dalle posizioni di vertice e ampiamente considerati come capri espiatori per i problemi del Paese.

Nel novembre 2019, il primo ministro e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope hanno unificato i partiti costituenti della coalizione di Governo, istituendo il cosiddetto Partito della prosperità. Il TPLF ha considerato illegale questa fusione, pertanto non ha partecipato. La faida tra il Governo e il TPLF è diventata più intensa dopo che il Tigray ha tenuto le proprie elezioni a settembre, sfidando il Governo di Abiy che ha rinviato le elezioni nazionali a causa della pandemia. Di conseguenza, l’esecutivo ha stabilito che il Governo del Tigray era illegale e, in cambio, il Tigray ha detto di non riconoscere più l’amministrazione di Abiy.

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Julie Dickman

di Redazione

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