Marocco: anche la Giordania apre un consolato nel Sahara Occidentale

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 17:23 in Giordania Marocco Sahara Occidentale

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Il Regno hashemita della Giordania ha aperto un proprio consolato nel Sahara Occidentale, a Laayoune, divenendo il terzo Paese arabo ad aprire una missione diplomatica nella regione.

La cerimonia di apertura ha avuto luogo il 4 marzo a Laayoune, definita la maggiore città del Sahara Occidentale, alla presenza del ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, e del suo omologo giordano, Ayman Safadi. È stato quest’ultimo ad affermare che le relazioni che legano Amman e Rabat sono storiche, oltre che speciali, e contraddistinte da un coordinamento “ininterrotto”. Motivo per cui, Safadi si è detto onorato di essere a Laayoune per aprire un consolato del proprio Paese, in rappresentanza del monarca giordano, il re Abdullah II. Il ministro ha poi messo in luce la necessità di profondere sforzi congiunti a livello arabo, per far fronte a sfide comuni. Alla luce di ciò, Safadi ha rivelato di aver già concluso alcuni accordi con il Regno del Marocco, che si spera possano essere firmati quanto prima.

Dall’altro lato, Bourita ha affermato, nel corso della cerimonia, che i Regni di Marocco e Giordania hanno salvaguardato i loro legami anche in situazioni molto delicate, a livello sia arabo sia regionale. La decisione del re Abdullah II, secondo il ministro marocchino, rappresenta una forma di sostegno da parte di Amman, volto a tutelare la sicurezza e l’integrità territoriale del Paese Nord-africano.

Con l’apertura del consolato della Giordania, il numero totale di consolati nella regione del Sahara Occidentale è aumentato a 19, riguardanti perlopiù Paesi africani. Undici di questi sono situati a Laayoune, mentre altri otto si trovano a Dakhla. Il Regno hashemita rappresenta il terzo Paese arabo ad aprire una propria rappresentanza nella regione. A precederlo, vi sono stati gli Emirati Arabi Uniti, il 4 novembre 2020, e il Bahrein, il 14 dicembre dello stesso anno. Già nel mese di novembre scorso, Amman aveva reso nota l’intenzione di aprire un suo consolato a Laayoune, in occasione di una conversazione telefonica tra il monarca giordano e il suo omologo marocchino, Mohammed VI, durante la quale il re Abdullah II aveva espresso il suo sostegno al Marocco, alla luce delle tensioni con il Fronte Polisario al valico di Guerguerat.

Come evidenziato da alcuni analisti, l’apertura di un consolato da parte della Giordania nel Sahara Occidentale rafforza la posizione di Rabat, la quale cerca di ottenere un consenso internazionale sempre più ampio in merito alla sua sovranità nella suddetta regione. Il Marocco stesso considera l’apertura di rappresentanze diplomatiche straniere nel Sahara come una conferma della sua sovranità, sebbene condannata dal Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria. Non da ultimo, la posizione marocchina è stata ulteriormente rafforzata quando gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, dopo che il Marocco ha accettato di normalizzare i rapporti con Israele, ufficializzati il 22 dicembre scorso.

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui.

Particolari tensioni si sono accese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. La regione aveva precedentemente assistito ad un crescente clima di tensione, dopo che, il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu MINURSO. Per Rabat, tali azioni “documentate” costituivano una minaccia alla stabilità dell’area, oltre che al cessate il fuoco e agli accordi militari raggiunti sino ad ora. Non da ultimo, si trattava di attività che avrebbero minato gli sforzi profusi a livello internazionale sulla strada del processo politico.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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