L’UE pronta a risolvere la controversia su Cipro

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 20:37 in Cipro Europa

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L’Unione Europea è pronta a “contribuire attivamente” per rilanciare i colloqui sulla riunificazione di Cipro. Lo ha dichiarato, venerdì 5 marzo, il portavoce del governo di Nicosia, Kyriakos Koushos, riferendo i risultati dell’incontro tra il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, e il presidente cipriota, Nicos Anastasiades. Koushos ha sottolineato, in una dichiarazione scritta, che l’Unione ritiene che un accordo di pace debba essere elaborato in linea con il quadro delle Nazioni Unite e “con i principi fondanti e il diritto dell’UE”. Ciò suggerisce che il blocco sostiene la posizione dei greco-ciprioti sulla scelta di una soluzione federale ed è contrario al progetto dei turco-ciprioti che spingono per un accordo basato sulla formula di due Stati separati.

La visita di Borrell a Cipro arriva prima di un incontro informale, programmato per il 27-29 aprile a Ginevra, in Svizzera, e ospitato dal capo delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che vedrà entrambe le parti, nonché gli attori interessati del Mediterraneo orientale, ovvero Grecia e Turchia, e l’ex potenza coloniale, il Regno Unito, riunirsi per decidere del futuro dell’isola. L’obiettivo sarà quello di valutare se esiste un terreno comune sufficiente per riprendere un processo di trattative che è stato accantonato nel 2017, quando i negoziati di alto livello sono crollati per divergenze incolmabili.

I greco-ciprioti credono che un’Unione Europea attivamente impegnata nei colloqui di pace possa essere un baluardo contro la posizione della Turchia e dei turco-ciprioti. Questi ultimi puntano a un accordo per la creazione di due Stati uguali e internazionalmente riconosciuti. La stragrande maggioranza dei greco-ciprioti, invece, si oppone fermamente a qualsiasi accordo che legittimi la spartizione etnica di Cipro.

Giovedì 4 marzo, in videoconferenza con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, Anastasiades ha affermato che la partecipazione dell’UE ai colloqui di pace è essenziale per garantire che “tutto ciò che viene concordato sia compatibile con il diritto dell’UE”. Il governo cipriota cita numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a sostegno della tesi secondo cui qualsiasi accordo di pace debba essere fondato su un modello federale. La Turchia e i turco-ciprioti, invece, la vedono diversamente, insistendo sul fatto che decenni di negoziati in direzione di una soluzione federale non hanno portato a nulla e che, pertanto, una proposta per la creazione di due Stati separati dovrebbe essere considerata un’alternativa fattibile. In una dichiarazione scritta, il leader turco-cipriota, Ersin Tatar, ha dichiarato che il modello federale per Cipro è ormai “crollato” e che “un accordo di pace basato sulla cooperazione tra due Stati che vivono fianco a fianco sulle basi dell’uguaglianza sovrana” è sostenuto dalla stessa Turchia, “il Paese più grande e potente della regione”.

In vista dei colloqui programmati per il mese prossimo, la Merkel ha comunque invitato l’amministrazione greco-cipriota a mostrare “disponibilità al compromesso” per una soluzione della controversia su Cipro. In una conferenza stampa a Berlino, successiva all’incontro con Anastasiades, la cancelliera ha sottolineato di aver discusso con la controparte della questione del Mediterraneo orientale e della prossima riunione sponsorizzata dalle Nazioni Unite. “La cancelliera ha espresso il suo pieno sostegno agli sforzi dell’ONU”, ha detto il portavoce del governo, Steffen Seibert, ribadendo che i colloqui di aprile mireranno a trovare un terreno comune per i negoziati. “La cancelliera ha sottolineato che per raggiungere questo obiettivo, per fare progressi, dobbiamo vedere apertura, disponibilità al compromesso e coraggio da entrambe le parti”, ha aggiunto.

Cipro è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota e facente parte dell’Unione Europea, dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC), riconosciuta dal solo governo di Ankara e dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio di Cipro, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord.

In passato, i negoziati per risolvere tali dispute hanno avuto come obiettivo la riunificazione dell’isola, posizionata nella regione del Mediterraneo orientale. Tuttavia, tale ipotesi sembrerebbe più lontana da quando Ersin Tatar, leader nazionalista di destra vicino ad Erdogan ed ex premier turco-cipriota, è stato eletto presidente dopo essere risultato vincitore al ballottaggio dello scorso 18 ottobre.

Oltre alla disputa tra Nicosia e Ankara su questioni riguardanti la sovranità sull’isola, la Repubblica di Cipro, insieme alla Grecia, è coinvolta da tempo in una situazione di tensione, politica e militare, con la Turchia in merito ad una controversia energetica che coinvolge la regione del Mediterraneo orientale. I problemi tra Atene ed Ankara, in particolare, nascono dal fatto che i due Paesi hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali e, di conseguenza, sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nelle acque adiacenti alle loro coste. Il 25 gennaio, Grecia e Turchia hanno riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la questione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale. Gli incontri, che sono informali e non vincolanti, potrebbero indurre i due Paesi verso un processo di negoziazione formale che sfocerebbe in un trattato o in un accordo che stabilisca di ricorrere ad un arbitrato presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) dell’Aia per trovare una soluzione alla controversia. Se nessuno dei due scenari si dovesse verificare, le tensioni tra Grecia e Turchia resterebbero, con conseguenze potenzialmente disastrose per quella parte del mondo.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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