La violenza nel Nord della Nigeria: l’alleanza tra Boko Haram e i ‘banditi’

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 9:05 in Africa Nigeria

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Un rapporto dell’Institute for Security Studies (ISS), un centro di ricerca africano che si occupa di sicurezza, ha dimostrato che il gruppo terroristico di Boko Haram si sta alleando con i cosiddetti “banditi”, esacerbando il quadro di insicurezza nel Nord della Nigeria.

 Secondo quanto riferito in un’analisi di Malik Samuel, un ricercatore dell’ISS, pubblicata il 3 marzo, i militanti del più importante gruppo islamista che opera in Nigeria, Boko Haram, i quali sono si sono stabilizzati nel Nord-Est, stanno instaurando dei rapporti strategici con i cosiddetti “banditi”, che invece operano nel Nord-Ovest. Il termine “banditi” viene utilizzato dai nigeriani per riferirsi agli uomini armati che sono soliti effettuare rapimenti per riscatto e furti di bestiame nel Nord del Paese.

Al fine di comprendere la suddetta valutazione, vale la pena ricordare il contesto di sicurezza che caratterizza il Nord della Nigeria, dove a Nord-Est sono stanziati i jihadisti, e in particolare Boko Haram, mentre il Nord-Ovest è regolarmente colpito da attacchi e rapimenti dei banditi. Questi ultimi sono stati mobilitati dai pastori Fulani e gli agricoltori Hausa per proteggersi, poiché le due etnie si sono a lungo contese la terra e le risorse idriche. Il degrado ambientale dovuto al cambiamento climatico ha accentuato questo conflitto. Inoltre, l’intensificazione del commercio di armi leggere e di piccolo calibro nella regione ha contribuito alla proliferazione di queste bande armate che hanno causato la morte di migliaia di persone. Oltre ai rapimenti, questi gruppi prendono di mira i minatori e i commercianti del settore dell’estrazione dell’oro, il quale è largamente non regolamentato.

Secondo la valutazione di Samuel, il più recente indicatore dell’alleanza tra jihadisti e banditi è stato quando il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, ha rivendicato la responsabilità del rapimento di massa di più di 300 ragazzi nello Stato di Katsina, nel Nord-Ovest della Nigeria, avvenuto l’11 dicembre 2020. Tuttavia, stando a quanto riferito nell’analisi, la società civile e il Governo non hanno preso sul serio la rivendicazione. Di fatto, le persone hanno ritenuto che, poiché il rapimento è stato effettuato da banditi, soprattutto in una regione dove non si pensava che Boko Haram fosse presente, la dichiarazione del gruppo sembrava essere soltanto propaganda. Una ricerca in corso dell’Institute for Security Studies (ISS) mostra che non solo Boko Haram ha partecipato al rapimento degli studenti del Katsina, ma soprattutto che il legame tra i due attori in gioco risale a molto prima del sequestro.

Secondo una notizia pubblicata il 24 dicembre 2020 dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, funzionari del Governo nigeriano hanno riferito che il sequestro degli studenti di Kankara era il risultato della faida intercomunitaria tra Fulani e Hausa, escludendo l’ipotesi che potesse essere attribuibile all’estremismo islamico. Ibrahim Ahmad, un consigliere per la sicurezza dello Stato di Katsina, riferendosi ai pastori e agli agricoltori, ha dichiarato: “Affrontano conflitti locali che vogliono risolvere, per questo hanno utilizzato il rapimento come strumento per contrattare”. Tuttavia, il 19 dicembre 2020, Africa News ha riferito che degli esperti hanno avvertito che i jihadisti, presenti del Nord-Est, stavano cercando di stringere un’alleanza con le bande criminali del Nord-Ovest.

In base a quanto emerso dall’analisi dell’esperto dell’ISS, Boko Haram, in particolare sotto Shekau, è stato a lungo interessato ad espandere la sua base oltre il Nord-Est della Nigeria. Le regioni ambite dal gruppo islamista sono quella Nord-occidentali e quelle centro-settentrionali a causa del deterioramento della sicurezza e della forte instabilità che caratterizza quelle zone. Stando a quanto riferito dall’ISS, ci sono numerose ragioni per le ambizioni di Shekau di collaborare con i banditi in quelle aree. Queste includono il desiderio di creare uno Stato islamico che si estenda oltre il Nord-Est, i benefici di ulteriori reclutamenti e dei guadagni finanziari derivanti dal pagamento di riscatti e di altre attività come l’estrazione illegale dell’oro. Ma la ragione principale, secondo l’analisi di Samuel, è quella di creare un diversivo per allontanare le forze di sicurezza dal Nord-Est, in particolare dalla foresta di Sambisa, dove è situata la roccaforte di Boko Haram. Alimentando le minacce alla sicurezza altrove, si rimuove o si riduce la pressione delle operazioni anti terroristiche contro il gruppo jihadista.

Alcune testimonianze di ex militanti di Boko Haram raccolte dall’ISS confermano ragioni precedentemente menzionate. Di fatto, le costanti operazioni militari nella foresta di Sambisa avevano in passato fatto pensare a Shekau di spostare la base del gruppo armato verso le montagne di Mandara. Tuttavia, a detta degli ex combattenti, sarebbe stato impossibile spostare gli armamenti senza attirare l’attenzione delle forze di sicurezza. Alla luce di ciò, Boko Haram ha invece optato per un’altra strategia, ovvero quella di approfittarsi della presenza dei criminali nel Nord-Ovest.

Boko Haram è la principale organizzazione terroristica attiva in Nigeria. È stata fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Dal 2013, le forze di sicurezza nigeriane, insieme ai militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso ulteriormente Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili.

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo lunghi disaccordi interni e la perdita di un territorio significativo l’anno precedente. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). Successivamente, lo Stato Islamico (IS) ha riconosciuto la fazione ISWAP come sua affiliata. L’ISWAP ha sede intorno al Lago Ciad, una regione strategica in quanto confina con la Nigeria, il Ciad, il Niger e il Camerun. Il gruppo in questione conta, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, tra i 3.500 e i 5.000 combattenti. Dal canto suo, la JAS ha sede principalmente nella foresta di Sambisa e in altre parti del Sud dello Stato di Borno. Si stima che abbia tra i 1.500 e i 2.000 combattenti.

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Julie Dickman

di Redazione

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