La “linea dura” di Draghi sulla campagna vaccinale

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 11:38 in Australia Italia

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Il 4 marzo, il Ministero degli Esteri italiano ha fornito tre motivazioni per aver negato l’approvazione ad esportare 250.700 dosi di vaccino Astrazeneca in Australia ricorrendo ad un meccanismo istituito dall’Unione Europea. 

Il Ministero specifica di aver ricevuto, il 24 febbraio, una richiesta di autorizzazione all’esportazione di vaccini anti COVID-19 da parte di AstraZeneca, ai sensi del Regolamento UE 2021/111 della Commissione Europea, approvato il 30 gennaio. Tuttavia, tale norma “subordina l’esportazione di taluni prodotti alla presentazione di un’autorizzazione”. Le autorità italiane hanno specificato che, in precedenti casi di richieste di autorizzazione ricevuti da AstraZeneca, Roma, d’intesa con la Commissione, ha concesso il proprio nulla osta, trattandosi di modiche quantità di campioni destinati ad attività di ricerca scientifica.

Nel caso di quest’ultima richiesta, tuttavia, si trattava di ben 250.700 dosi di vaccino. Per tale ragione il Ministero degli Esteri, “dopo aver consultato le altre Amministrazioni italiane competenti – che hanno tutte espresso parere negativo – ha inviato il 26 febbraio scorso la proposta di non autorizzazione alla Commissione Europea che, ai sensi del Regolamento, ha l’ultima parola” sulla questione. Di conseguenza, lo Stato membro è tenuto a decidere “conformemente al parere della Commissione”. 

Il Ministero ha quindi fornito tre motivazioni alla base della proposta italiana di non accogliere la richiesta di Astrazeneca. La prima riguarda il fatto che il Paese destinatario della fornitura, cioè Australia, sia considerato “non vulnerabile” ai sensi del Regolamento. La seconda ragione, invece, fa riferimento al “permanere della penuria di vaccini in UE e in Italia”, causato dai ritardi nelle forniture da parte di AstraZeneca. Infine, l’ultima motivazione è l’elevato numero di dosi di vaccino oggetto della richiesta di autorizzazione all’esportazione rispetto alla quantità di dosi finora fornite all’Italia e, più in generale, ai Paesi dell’UE. La proposta italiana di diniego dell’autorizzazione è stata approvata dalla Commissione Europea e il Ministero degli Affari Esteri ha quindi provveduto ad emanare formalmente il provvedimento di diniego all’esportazione, notificato alla controparte il 2 marzo 2021. Si tratta della prima volta che un Paese europeo utilizza il meccanismo europeo e passa dalla Commissione per bloccare l’esportazione di vaccini.

La decisione del Governo italiano rientra nel quadro di quella che all’estero è percepita come una “linea dura” del primo ministro italiano, Mario Draghi, a favore di una velocizzazione della campagna vaccinale nazionale. Durante la sua prima sessione del Consiglio Europeo per la Sicurezza e la Difesa, il 26 febbraio, il premier ha sottolineato la necessità di essere rigorosi contro le aziende farmaceutiche che vengono meno ai loro obblighi contrattuali, in riferimento ai ritardi nelle consegne di Astrazeneca. “Le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate”, ha affermato. Giù in tale occasione, Draghi aveva già sollecitato “un coordinamento per l’autorizzazione all’export” per impedire, a chi non consegna all’UE ciò che dovrebbe, di spedire all’estero altre dosi. Il modello è già largamente utilizzato dagli Stati Uniti e in parte dalla Gran Bretagna.

Nello stesso Consiglio, il premier italiano ha evidenziato la necessità di solidarietà da parte dell’Unione Europea verso i Paesi in difficoltà, lodando lo strumento del Covax lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, Draghi ha sottolineato che è necessario prima concentrarsi sulla gestione interna della crisi, per una questione di credibilità nei confronti dei cittadini europei, visti i ritardi nelle vaccinazioni. Lo stesso 26 febbraio, il quotidiano francese Le Monde ha accusato Draghi di aver bloccato una donazione di 13 milioni di vaccini verso i Paesi africani, sostenuta invece da Francia e Germania. Secondo il quotidiano la proposta era partita dalla Commissione, ma “l’ex presidente della Banca Centrale Europea non ne ha voluto sentire parlare”. L’articolo in questione sottolinea che anche Belgio, Svezia, Paesi Bassi e Spagna avrebbero preferito completare le campagne vaccinali interne, ma si sono comunque mostrati favorevoli all’iniziativa. Da parte dell’Italia, invece, c’è stato solo un secco diniego, secondo Le Monde.

A proposito della fama del premier italiano all’estero, l’agenzia Bloomberg, il 25 febbraio, proprio in vista del vertice europeo, ha pubblicato un articolo in cui sottolineava una certa rilevanza sul piano internazionale di Draghi, in un momento di grandi cambiamenti per l’Europa. Il riferimento, in questo caso, era al ritiro della cancelliera tedesca dalla politica, con le elezioni del 2021, e all’incerto futuro della presidenza francese, dopo il voto previsto nel 2022. “Draghi non è il tipico banchiere centrale”, si legge sulla stampa statunitense, “non è un tecnocrate comune”, aggiunge l’articolo. Citando un funzionario europeo, il premier italiano viene definito come “molto politico”, una persona che “sa come esercitare il potere”. Di conseguenza, secondo Bloomberg, “il suo ritorno al Consiglio Europeo segna l’arrivo di un peso massimo”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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