Israele pronto a difendersi autonomamente dall’Iran

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 10:18 in Iran Israele

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Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha affermato che i piani adottati dalle forze israeliane sono in continuo aggiornamento, in vista di un possibile attacco contro i siti nucleari dell’Iran.

Le parole di Gantz sono giunte il 4 marzo, nel corso di un’intervista televisiva con Fox News, in cui il ministro ha dichiarato che le forze di difesa israeliane sono pronte ad agire autonomamente, laddove ve ne sia bisogno, ovvero senza attendere che sia la comunità internazionale ad ostacolare la “escalation nucleare” messa in atto da Teheran. I piani, ha affermato il ministro, non verranno finalizzati fino a quando non si deciderà di condurre un attacco, ma Israele è “pronto a combattere”.

“Se il mondo fermerà l’Iran prima di acquisire un’arma nucleare, sarà un ottimo passo, ma se non lo farà, dobbiamo agire in modo indipendente e difenderci da soli”, ha affermato il ministro israeliano, il quale ha aggiunto che le proprie forze hanno già individuato alcuni punti da colpire, che danneggerebbero le capacità di Teheran di fabbricare armi nucleari. In particolare, è stata presentata una mappa con diversi obiettivi, tra cui depositi di missili, ciascuno dei quali esaminato “in modo pratico e intelligente”.

Nel mostrare una mappa del Libano, sono stati messi in evidenza quartieri generali, postazioni delle forze di terra, siti di lancio situati soprattutto lungo il confine tra Libano e Israele, anche nei pressi di aree civili, tutti presumibilmente impiegati per colpire obiettivi civili. In tale quadro, poi, a detta di Gantz, Hezbollah, partito che riceve il sostegno iraniano, possiede centinaia di missili. Non da ultimo, il ministro ha affermato che il proprio Paese continuerà probabilmente a prendere di mira obiettivi iraniani in Siria, in quanto sarebbero le milizie filoiraniane stanziate nei territori siriani a facilitare il trasferimento di armi verso il Libano.

Già il 24 febbraio scorso, Gantz aveva affermato che le proprie forze si stavano preparando all’eventualità di dover impedire a Teheran di acquisire armi nucleari. Non si tratta di una “battaglia personale”, ha specificato Gantz, bensì di una missione più ampia che dovrebbe vedere collaborare partner a livello regionale e internazionale. A detta di Israele, l’Iran ha “distrutto” le intese raggiunte con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, relative alle operazioni di ispezione e monitoraggio, mentre continua a superare le linee rosse stabilite in materia di arricchimento di uranio e attività nucleari, nascondendo le sue reali intenzioni verso la costruzione di armi nucleari. Tutto ciò, ha riferito la parte israeliana, non passerà inosservato. A detta del ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, mosse simili, definite “estreme”, richiedono una risposta internazionale immediata. “La violazione da parte dell’Iran dei mezzi per ispezionare gli impianti nucleari e l’interruzione dell’attuazione del protocollo aggiuntivo sono passi estremi che superano tutte le linee rosse tracciate dalla comunità internazionale e svuotano l’accordo sul nucleare di ogni sostanza”, ha affermato Ashkenazi.

Anche nel mese di gennaio scorso, poco prima dell’insediamento del presidente statunitense, Joe Biden, il ministro israeliano per gli insediamenti, Tzachi Hanegbi, aveva riferito che Israele avrebbe potuto attaccare il programma nucleare iraniano se gli Stati Uniti avessero deciso di rientrare nell’accordo sul nucleare, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, e da cui gli USA si sono ritirati l’8 maggio 2018. Secondo il ministro israeliano, se Washington vi aderirà nuovamente, Israele si troverà solo contro l’Iran, che, invece, continuerà con il proprio programma di armi nucleari. Tuttavia, Hanegbi ha affermato che il suo Paese non lo consentirà, come dimostrato in passato nei confronti dell’Iraq, nel 1981, e della Siria, nel 2007.

Uno degli ultimi episodi che ha alimentato ulteriormente il clima di tensione tra Iran e Israele risale al 27 novembre 2020, giorno dell’uccisione dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, considerato il capo del programma nucleare di Teheran, oltre che il “padrino dell’accordo sul nucleare”, e per cui è stato accusato Israele, alleato degli USA. A seguito di tale episodio, Teheran ha più volte minacciato vendetta, mentre il generale israeliano Aviv Kochavi ha messo in guardia l’Iran e i propri alleati regionali dal compiere azioni contro Israele, in quanto per tale partenariato avrebbe potuto pagare un prezzo molto elevato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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