RDC: condannati a morte due informatori

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 13:34 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Due informatori che hanno rivelato le reti di riciclaggio di denaro e le elusioni a sanzioni internazionali  di una banca congolese, nota come Afriland First Bank DRC, sono stati condannati a morte in contumacia.

La notizia è stata resa nota il 5 marzo da Africa News. Gli informatori, Navy Malela e Gradi Koko, hanno lavorato per diversi anni nel dipartimento di audit di Afriland First Bank DRC, la filiale della Repubblica Democratica del Congo (DRC) di una banca camerunese. Dopo aver scoperto le attività illegali in cui era impegnato il loro ex datore di lavoro, hanno trasmesso le rivelazioni alle organizzazioni non governative e ai giornalisti, rischiando enormemente per la loro sicurezza personale e quella delle loro famiglie. Dopo numerose minacce, i due informatori sono andati in esilio in Europa.

Secondo la Piattaforma per la Protezione degli Informatori in Africa (PPLAAF), l’avvocato di Afriland, Eric Moutet, ha sostenuto in una conferenza stampa, il 25 febbraio, che i due informatori erano già stati condannati a morte da un tribunale congolese a settembre del 2020. Di fatto, secondo Bloomberg, i due uomini sono stati accusati di furto e di violazione del segreto bancario. Inoltre, il tribunale li ha anche condannati per associazione criminale, l’accusa che li ha portati alla pena di morte. Nick Elebe, un avvocato e direttore del Congo per la Open Society Initiative for Southern Africa, ha dichiarato che i tribunali congolesi dovrebbero indagare sulle accuse, che, se confermate, “potrebbero minare l’intero sistema bancario, e allo stesso tempo mettere a rischio sia l’economia del Paese sia i risparmi pubblici”.

Le rivelazioni degli informatori, pubblicate il 2 luglio 2020 da PPLAAF, hanno mostrato che Dan Gertler, un uomo d’affari israeliano, avrebbe creato una rete di riciclaggio di denaro, che si estenderebbe dalla RDC, all’Europa e a Israele, per eludere le sanzioni statunitensi contro di lui e per acquisire nuovi beni minerari nella RDC. Le penalità erano state imposte nel 2017, quando gli USA hanno accusato Gertler di aver fatto perdere 1,36 miliardi di dollari di entrate fiscali nel 2010 alla RDC. Stando a quanto riferito da Africa News, la perdita è stata causata dalla sua presunta sottostima del valore dei beni minerari e petroliferi acquisiti con la frode.

Dopo la pubblicazione del rapporto, i senatori statunitensi hanno chiesto al Tesoro degli Stati Uniti di imporre ulteriori sanzioni contro chi elude tali penalità creando nuove società. Le rivelazioni mostrano inoltre che anche importanti politici congolesi hanno conti presso Afriland, i quali mostrano movimenti che arrivano fino a molteplici milioni di dollari in contanti. Inoltre, PPLAAF informa che anche numerose società sospettate di appartenere a finanziatori di Hezbollah, alcune sotto sanzioni degli Stati Uniti, hanno conti attivi in Afriland. Nell’agosto 2020, l’organizzazione non governativa statunitense The Sentry ha mostrato come uomini d’affari nordcoreani, affiliati al Governo del loro Paese, hanno usato Afriland per partecipare a operazioni che apparentemente hanno violato sanzioni dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti.

 Il 15 gennaio, secondo PPLAAF, l’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, ha concesso una licenza che permette a Gertler e alle sue società di accedere al sistema finanziario degli Stati Uniti fino al 31 gennaio 2022. La misura dell’ultimo minuto del Governo di Trump ha effettivamente revocato le sanzioni imposte al miliardario israeliano Dan Gertler per un anno e ha immediatamente attirato le critiche dei membri del Congresso degli Stati Uniti e di 30 organizzazioni non governative congolesi e internazionali.

Anche se la pena di morte è ancora applicabile secondo la Costituzione della RDC, nessuna esecuzione è stata effettuata nel Paese dal 2003. Nello Stato africano, i reati punibili con tale sentenza sono omicidio aggravato, rapina aggravata, tradimento, spionaggio, reati contro lo Stato, reati militari e genocidio. L’attuale Costituzione, in vigore da inizio 2006, riconosce il “diritto alla vita” e la “natura inviolabile dell’essere umano”. La proposta di abolire esplicitamente la pena di morte fu respinta dal Parlamento nazionale nella fase di elaborazione del testo, nel 2005. Un altro disegno di legge per l’abolizione della pena di morte è stato respinto dall’Assemblea nazionale congolese il 25 novembre 2010.

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Julie Dickman

di Redazione

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